giovedì 8 marzo 2018

cose difficili da capire

Ieri è morto un mio paziente, uno che non si fidava. Non si fidava di me e non si fidava di nessuno. Aveva una valvulopatia, una di quelle cose che un tempo erano mortali e adesso si trattano con un intervento percutaneo. Però lui era convinto che l'intervento l'avrebbe ucciso e a nulla sono valse le mie preghiere, le spiegazioni, i tentativi di convincerlo di ogni tipo. Quando sarà il momento me ne andrò, diceva.
Ok, fin qui tutto giusto. Ognuno decide per sè.
Però dopo un po' le cose cominciano ad essere sgradevoli. Perde le forze, dimagrisce, non respira, si gonfiano i piedi e le gambe, la notte si sente affogare, non riesce più a camminare. Viene da me per cercare una "cura migliore". Parliamo ancora. E comincia a pensare di cambiare idea.
Lo ricovero. Sembra accettare l'intervento percutaneo, ma non è più fattibile, ci vuole una sostituzione valvolare a torace aperto. No, risponde, è troppo pericoloso. Lo dimettono e lo trasferiscono in casa di cura per la riabilitazione. Ma non c'è molto da riabilitare, continua a star sempre più male. Cambia ancora idea. I figli vanno a parlare col cardiochirurgo, dicono il babbo si è decisa ad operarsi. Torna in cardiologia. Ma intanto è ulteriormente peggiorato. Ieri è morto.

Ok. Io non avrei altro da dire su questo argomento.

2 commenti:

  1. Non c'è null'altro da aggiungere, ha fatto tutto lui, da solo con le sue mani, tu più di così non potevi fare

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