venerdì 15 gennaio 2016

Scintille

Lunghe discussioni con la tirocinante. Un sacco di metamedicina!
Oggi mi ha detto - giuro, senza che io lo suggerissi in nessun modo - che alcuni comportamenti dei pazienti, secondo lei, configurano una forma di patologia sociale.
È vero. La società ha un comportamento patologico nei confronti del lutto: lo nega e lo rimuove. Ha un comportamento patologico nei confronti delle donne, dei bambini, della sessualità, della fede. Noi, dal nostro lato della scrivania, ci troviamo a fronteggiare gli effetti, ovvero i sintomi e le manifestazione concrete di queste malattie sociali. E con me lei le vede ogni giorno, almeno una o più di una. Oggi una tossicodipendenza, ieri o il giorno prima due donne maltrattate, una coppia omosessuale costretta a nascondersi - che cosa profondamente umiliante dover nascondere l'amore - , una terapia del dolore difficile da accettare, una fobia patologica del farmaco, un altro emotivamente stroncato dal confronto con l'impotenza medica di fronte ad alcune patologie, infine uno affranto per non poter vivere con la persona che ama...
Noi siamo qui, alcuni giorni per dodici ore di fila, altri solo per cinque o sei, e qualche volta l'impatto è duro e lei chiede: come si fa a sopportare questo ogni giorno? E io provo a risponderle. Le dico le stesse cose che ho già detto ad altri, che ho già scritto qui e altrove. Partecipare umanamente al dolore altrui è commozione, è riconoscimento della comune umanità, non è una sofferenza. Può essere un dolore se evoca un dolore tuo, ma quel dolore tuo è già tuo, non te lo porta il paziente, semmai ti stimola ad elaborarlo, a crescere e a guarire.
Siamo sempre in viaggio, noi medici, le dico, e lei ne conviene: ho già capito, dice, che occorre non fermarsi mai. Siamo viaggiatori, la meta è la strada o il sentiero, o il bosco o il deserto, e non sempre siamo soli.

Peccato che il suo prof se la sia già accaparrata, e del resto l'università ha molto di più da offrire della medicina di famiglia.
Ma con medici come questa ragazza ci si scambia qualcosa di più delle nozionI e delle competenze. Ci si consegna a vicenda una scintilla di entusiasmo che potrebbe accendere un falò.

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