domenica 20 dicembre 2015

BENTORNATA A ME

E’ passato un sacco di tempo  da quando scrivevo regolarmente su questo blog.
Ho cominciato quasi tredici anni fa, nella Casa dell’Ozio, parlando di pazienti, del loro coraggio, del loro eroismo di ogni giorno. Poi sono passata alle Radici dell’Ozio e qui ho parlato dei care givers e dei medici e  di me stessa e del mio dolore nell’affrontare la morte e la sconfitta. Ho cercato di raccontare cosa voleva dire stare da questo lato del fonendo, misurarsi con la sfida e con l’impotenza. Nel frattempo molto è cambiato nella mia vita. Il blog era sempre presente, sempre importante, fino a che un giorno  ho avuto bisogno di tacere.  Pensare.
Dieci anni fa parlare di condivisione delle proprie esperienze di medico coi pazienti era una cosa incomprensibile per molti colleghi, anzi probabilmente per tutti. Oggi apro facebook e trovo una quantità di pezzi di colleghi che esplorano la propria impotenza.
Però sono passati dieci anni. Dieci. C’è facebook. Splinder non esiste più. I blog li ospiitano sui quotidiani on line, li scrivono i giornalisti, i programmi radiofonici, gli scrittori che vogliono lanciare i loro libri. Si moltiplicano le pagine a non finire, eravamo 600 bloggers su Splinder, ancora meno su Clarence, ci sono 25 milioni di utenti attivi ogni mese su facebook, solo in Italia, e sembra che in un così grande volume gli stessi contenuti si siano diluiti fino a diventare acqua, spesso acqua sporca.
La gente si è affacciata in massa  alla ribalta della comunicazione, il web 2.0 è arrivato ed è marcito, pieno di bufale, di miraggi, di fandonie, di cose facili da credere e appetibili ma false. Per capire come questo influisca sul rapporto tra medici e pazienti basta leggere Medbunker.
La medicina in quanto scienza corre, vola. La medicina in quanto pratica affronta nuovi problemi.
I colleghi anziani non li vedono questi problemi, continuano a vivere nel mondo che conoscevano, continuano a pensare di avere la fiducia dei pazienti, di avere lo stesso ruolo di mentori, guide, oracoli, e non capiscono.E i giovani? Quelli come mio figlio, come i miei molti tirocinanti, bravi, capaci, quelli che cureranno presto anche me? Tutti noi diventiamo pazienti, tutti noi possiamo immaginare come vorremmo, come vorremo essere curati.
Così , da alcuni mesi, sento il bisogno di ricominciare a scrivere: della medicna, dei medici giovani e vecchi, dei pazienti, di me.
So bene che presto il blog tornerà ad essere il mio tallone d’achille, ok, vorrà dire che cercherò di stare attenta.

Intanto bentornata a me. E bentornati a voi, miei vecchi amici, se ci siete. 

3 commenti:

  1. "Tutti noi diventiamo pazienti, tutti noi possiamo immaginare come vorremmo, come vorremo essere curati."
    Penso che questo sia un cardine della vostra missione e della tua comunicazione.
    Bentornata e buon lavoro!

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  2. questo post me l'ero perso. Ben tornata!

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  3. ma che piacere vedere i tuoi nuovi post!!!!! Bentornata! Simona

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