mercoledì 22 agosto 2012

Filastrocca del sughino

Non è della mia gente quel sughino
che con la pasta faccia un marriage:
noi siamo da verdure e semolino,
è la lussarza il nostro ancient potage;

ma da decenni vivo in questa piana
umida, senza vento e poco sana
ed ho girato il Continente in toto,
o meglio quella parte ch'è italiana.

Così quando l'ortaggio mi scarseggia
allo spaghetto anch'io concedo un voto:
chi la padella fonda ben maneggia
presto inventa o ricorda un sugo noto.

Campeggia nel mio frigo semivuoto
una cipolla rossa di Tropea
che non usurpa il nome tanto noto:
da laggiù la spedì la soror mea.

Triste appassisce accanto un grappolino
di quel rosso ch'è detto di Pachino:
e lascerò che siano andate a vuoto
tante ore di lavoro contadino?

Pur con semi e pellecchie, profumato
del mio basilico nato al balconcino,
che molti mesi or sono ho seminato,
sarà squisito e degno d'una foto.

Se il mio figliolo non avesse in odio
l'amaro della rucola, potrei
di quella che coltivo, ch'è da podio,
tritarcene di foglie cinque o sei.

Ma la cena è per lui e non per me:
olio, cipolla, pomodori e timo
e col basilico a darle un non so che:
vedrai che si contenta con il primo!

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