mercoledì 2 maggio 2012

il coraggio di sentirsi giusti


una volta non riuscivo a consnetirmi di essere come sono, mi trovavo 
sbagliata, e mi sembrava che questo essere sbagliata fosse un buon motivo 
per lasciarmi trattare male da chiunque, a cominciare da mio marito.
ho fatto casini nella mia vita solo perchè avrei voluto essere più bassa, 
più piccola, più magra, molto meno intelligente, senza una voce così 
udibile ovunque, più arrendevole e in effetti disinteressata a quasi tutto.
normale, in una parola.
invisibile, meglio ancora.
poi ho cominciato a parlare con uno strano analista, per tre anni.

per tre anni non ha fatto altro che chiedermi perché mai volessi essere 
"meno" di come ero.
io rispondevo che volevo un rapporto alla pari, simmetrico
e lui rideva e diceva lei non vuole il potere, vero?
allora mi dava del lei
e io rispondevo voglio solo la mia parte di potere, non quella che 
dovrebbero esercitare gli altri
e lui rispondeva, bene, così li costringe ad esercitarlo tutto, anche quello 
che non possono esercitare, e poi si lamenta che suo marito non riesca a 
decidere! Si rassegni, mia cara, decida, decida, vedrà che li renderà tutti 
felici.
e io rispondevo no, non è giusto
e lui diceva, molto bene, allora lo lasci, e io rispondevo ma a chi lo 
lascio? senza di me, lui ha bisogno di me, e se lo lascio chi si prenderà 
cura di lui?
e lui rispondeva lo lasci a se stesso, lo lasci libero di prendersi cura di 
se stesso, lo lasci crescere
e io dicevo mi sentirei in colpa
e lui rispondeva si sentirebbe in colpa di lasciarlo libero? ma lui 
rifiorirebbe
e poi aggiungeva anche lei rifiorirebbe

e io dicevo questo non posso farlo, ho preso un impegno e rispetto gli 
impegni
e lui allora, se è così, si prenda tutte le responsabilità che derivano da 
quell'impegno e le eserciti. cominci a decidere.

l'ho fatto.
pensavo che si sarebbero tutti incazzati.
invece la gente attorno a me ha cominciato ad essere rilassata e, molto lentamente, le cose hanno cominciato a migliorare
gli ho detto l'ho fatto
lui ha detto e allora?
io ho detto sembrano contenti
e lui ha chiesto e lei lo è?
e io ho detto no
ma non vuole sottrarsi, vero?
e io ho detto no.
allora non essere contenta è il prezzo che deve pagare
e io ho detto va bene, lo so.
lui ha scosso la testa e ha guardato in basso.

ci ho messo degli altri anni a decidere che essere contenta era importante per me e non solo per me
e altri anni ancora a sottrarmi.

però, tornando a quella volta, con quell'analista, ecco,

dopo di allora ha cominciato a darmi del tu.



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