mercoledì 25 gennaio 2012

Tutto ha un costo

Tutto ha un costo. Talora non si tratta di un costo monetario, è vero, ma altre volte sì.
Leggo le vicissitudini di Isadora Drunken qui: http://networkedblogs.com/sYQKa
Isadora sta cercando di venire fuori da un matrimonio minimizzando le perdite economiche.
Girano voci insistenti e prepotenti sullo sciacallaggio a opera delle divorziande e a danno dei poveri ex mariti. La cosa non mi risulta, personalmente, ed Isadora è un esempio. Sì, certo, i tribunali decretano, ingiungono, eccetera eccetera, poi i mariti si guardano bene dal versare. Mi raccontava una signora che lei ogni tre o quattro anni riusciva ad ottenere una cifra (arretrata) dall'ex marito, poi doveva aspettare altri tre o quattro anni tra maturazione degli arretrati non pagati e decreto ingiuntivo del tribunale. Nel frattempo i due figli li manteneva, naturalmente, lei.
Un'altra signora, mia paziente, mi ha raccontato come il maritino, titolare di una relazione extraconiugale, dopo averle proposto un matrimonio "aperto" (in sostanza io mi tengo la mia amante e tu fai quel che vuoi, trovati un altro e viviamo insieme lo stesso) e dopo aver appurato che lei non ne era entusiasta, abbia fatto sparire tutti i propri beni, "vendendoli" alla propria( di lui ) madre, onde risultare nullatenente in sede di separazione, o facendoli semplicemente scomparire, per esempio le due autovetture.
Una terza, una quarta, una quinta ecc. hanno raccontato che allo scadere del diciottesimo compleanno del figlio/a, il di lui/lei padre abbia decretato: da oggi non ti do più nulla, vai a lavorare. (credo che questo sia un consiglio standard dei legali che si occupano di divorzi).
Mi vengono in mente delle storie di gentiluomini, anche. Un anziano collega mi raccontava: "Quando ho capito che mia moglie non ne voleva più sapere di me, ho fatto la valigia e me ne sono andato. Ho dormito in studio quella sera, e poi ho trovato casa. Le ho lasciato tutto, casa e mobili e risparmi,  e ho fatto un affare: nel pacchetto era compresa anche mia suocera! E la mia libertà, si capisce."
Questo è il punto. La mia libertà.
Io la penso come l'anziano collega. La mia libertà, la mia dignità, la serenità dei figli non dipendono dal tenore di vita che si può raggiungere. Di molte, molte cose si può fare a meno.
C'è un'altra cosa da dire. I diritti dei figli figli. Andrebbero tutelati, è vero. Però, come ho avuto modo di dire ad un padre separando, un padre, uno vero, dovrebbe sapere da sé di cosa hanno bisogno i suoi figli, senza che glielo spieghi la separanda madre o il di lei avvocato. Se non lo sa non è evidentemente un padre, e ciò da solo sarebbe ottimo motivo per una separazione. Se lo sa e, potendolo fare, non vi provvede, non solo non è un padre, è pure un nemico dei suoi figli biologici. E se riesce ad essere nemico dei propri figli biologici, chi potrà fidarsene o averne stima? Perché non disprezziamo e ostracizziamo costoro invece di additarli come paladini del proprio sesso?
In ognuna di codeste situazioni la soluzione migliore è abbandonare costui al proprio destino, dimenticarsi della sua esistenza e considerare le perdite economiche come il minor costo da pagare. Dopotutto, quanto valore diamo alla nostra dignità o a quella dei nostri figli? Non ci sono solo costi economici.
Poi, la legge che protegge solo a chiacchiere, quella è una delle storture italiane. Ma il non insegnare alle ragazzine a tutelare i propri interessi economici nel matrimonio è certamente un'altra, mentre una terza è il non insegnare alle ragazzine a dare un valore, possibilmente alto, alla propria dignità (ho detto alla propria dignità, non alla propria vagina) ed una quarta è l'avallare il vittimismo di certi uomini vili e, com'era quella parola che usava mia nonna, ah, eccola: pidocchiosi.

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