giovedì 19 maggio 2011

L'Arte della Guerra

Leggo Sun Tzu. E rifletto su come pagare un prezzo troppo alto per vincere significhi in realtà perdere. Pirro docet, senza scomodare la Cina 
Mi fa notare un amico che si paga un prezzo troppo alto quando per vincere si diventa qualcosa di altro rispetto a quello che si era prima della vittoria. Forse sarebbe piu' preciso dire quando si rinnega quello che si e'. Infatti si cambia sempre nel corso di una crisi, credo che sia la funzione principale della “guerra” nella vita di ognuno: proporci situazioni di crisi che sono i momenti di potenziale cambiamento e di crescita. (Noi cresciamo come rettili, perdendo la nostra pelle ed emergendo dal cambiamento con una pelle nuova e lucente.) Ma se si cambia nella direzione di se stessi, andando a se stessi, allora si e' fedeli al proprio io, e il cambiamento e' parte integrante della vittoria, se invece si tradisce se stessi questo cambiamento e' la totale sconfitta. Sino a che siamo vivi non possiamo sottrarci alla guerra, possiamo solo decidere come condurla e con quali finalita’ e anche se desideriamo vincere senza dover ingaggiare battaglia, pure dobbiamo essere pronti a farlo. Perdere la guerra e' perdere noi stessi, e non abbiamo altro. 
L'arte della guerra è una raccolta metaforica, che si riferisce a strutture di comportamento. Le strategie non possono essere insegnate in anticipo, questo è uno dei più rilevanti messaggi del libro, ma si possono delineare le strutture base delle situazioni e dei comportamenti e selezionarli in base alle loro possibilità di riuscita ed in base alla loro maggiore o minore pericolosità e distruttività. Ognuno di noi conduce la propria vita ed è il comandante di se stesso e dell'esercito delle proprie azioni. Può evitare il conflitto solo rinchiudendosi in un autismo disperato, in ogni altro caso conduce la propria guerra. Il suo fine può essere di conquistare intero e intatto il nemico, senza danneggiarlo e fondendo le proprie forze con quelle dell'altro, e questo secondo Sun Tzu è il top del Saggio Comandante. Ma può darsi che sia costretto ad usare il fuoco e a lasciare dietro di sé terra bruciata, oppure che debba scegliere di combattere fino alla morte essendosi introdotto incautamente in un terreno mortale. Questo piccolo libro è interessante per tutti, SOPRATTUTTO per chi NON HA sete di potere: per quelli basta leggersi Mein Kampf, che peraltro è un brutto libro, sgodevole e mal scritto.

3 commenti:

  1. E' l'idea della guerra che un po' mi ha reso perplessa di fronte a questo libro e a quello che dice (pur non avendolo letto, confesso, era proprio la parola guerra a respingermi). Vale a dire: per forza dobbiamo pensare i rapporti umani in questi termini di scontro? sì, mi dirai. E in effetti comincio a crederci anche io, a dire il vero, e non mi sembra così brutto, anzi pure costruttivo mi pare. Si cambia, vedi. Un saluto.

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  2. NOn ho letto il libro, mi sono fermata su un'osservazione, cresciamo come rettili...beh, non proprio, penso, perchè la pelle vecchia non la perdiamo, ci resta nella memoria, metabolizzata. Della nostra vita non perdiamo nulla, andiamo solo "oltre"

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  3. I cinesi, in effetti, sono probabilmente un popolo intimamente "bellicoso", non nel senso litigioso del termine che noi intendiamo, ma nel senso della ricerca continua di vantaggi strategici.
    Quanto a cambiare per vincere, o a vincere per cambiare, trovo non del tutto disprezzabile l'arte di pareggiare per non cambiare, in questo mondo poco ospitale per certi spiriti.

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