giovedì 21 aprile 2011

quando qualcuno non mi trova

Credo che per un medico di famiglia ci sia una cosa particolarmente difficile da fare: rendersi conto della propria importanza nella vita dei propri pazienti.
Un medico di medicina generale come me, MMG come ci abbreviano, per il 99% del tempo non è nessuno per il suo singolo paziente. Un nome, un indirizzo e un numero di telefono, un cartellino con gli orari inserito nelal rubrica telefonica; un ruolo; un nome sulla tessera sanitaria aziendale; a volte neppure un volto.
Poi accade qualcosa. per esempio hai una qualunque malattia. Fate voi, una cosa banale: una broncopolmonite. Febbre alta, di sabato sera, dolore al torace, tosse, difficoltà a respirare, e vai in pronto soccorso. Lì ti tengono su un lettino per alcune ore, poi ti visitano, poi ti fanno una lastra, poi ti tengono lì ancora qualche ora, poi ti iniettano qulcosa e ti mandano a casa, subito o alla domenica sera, per esempio, con un foglio o due di referto pieni di termini ambigui, e la raccomandazione di recarti dal tuo curante.
Tu ai trentanove di febbre. Sei uno straccio. Ti aggrappi a qualcuno anche solo per salire in macchina e quando torni a casa manco riesci a fare i venti gradini che di solito sali due a due. Al mattino dopo, lunedì, ti attacchi al telefono e cominci a chiamare. Alle otto e dieci del mattino, metti caso. E non riesci a trovarmi. Alle nove e quaranta, un'ora e mezzo dopo, hai sempre trentanove di febbre, non riesci più a sorreggere il telefono, ti viene da piangere e ti senti disperato. Mi mandi venticinque accidenti. 

Ora ecco la mattina vista con gli occhi miei. 

E' il maledetto lunedì, aille sette suona la sveglia e comincia la corsa. lavarsi, preparare le colazioni, estirpare il minore dal letto, trascinarlo in cucina, tampinarlo perché mangi, sospingerlo in macchina e infilarsi nel traffico. Destreggiarsi in modo da arrivare davanti a scuola in contemporanea con la sigla del ruggito del coniglio, ricchete racchete, scaricarlo, ripartire per lo studio. Intanto il telefono è spento, perchè già mi hanno beccata, meno cinque punti e una cifra regalata al Comune, alle otto e venti, circa sono in studio, pronta a far partire il collegamento col server del cup. La gente è in fila da un'ora e spintona davanti alla reception per avere il numerino, non senza qualche discussione.  L'impiegata, sommersa, ha già l'aria rassegnata. Il telefono squilla senza posa, nonostante sia scritto ovunque che si ricevono le telefonate dalle nove e trenta in poi.
Per le nove, se va bene, ho acceso il pc, aggironato le anagrafiche, ricevuto i referti e controllato quelli fuori norma, ascoltato l'informatore (forse) e aperto gmail. Subito dopo invio i report al database del mio gruppo di ricerca, carico la stampante con i fogli di ricettario e vado alla reception a prendere la eartella coi messaggi scritti dei pazienti (ce ne sono già, nonostante il venerdì sera io li abbia completamente evasi. La Manuela mi guarda con l'aria affranta mentre, con un paziente davanti e la mano sul mouse, comincia a rispondere al telefono. Sono le nove e mezzo e al centralino ci sono quindici telefonate in coda: quelli oltre il quindicesimo sentono squillare libero, ma non entrano nella coda fino a che non si libera una delle quindici linee. 
La Manuela, mentre risponde contemporaneamente al telefono e allo sportello, mi manda mentalmente altri venticinque accidenti.


Ma per l'una, se dio vuole, abbiamo ricevuto tutti, risposto a tutti, preso nota delle domiciliari, e io posso fiondarmi nel traffico per riprendere il figlio da scuola mentre Barbara Palombelli dice cose opinabili alla radio accuratamente miscelate a ca*****.


Al pomeriggio, quando ti vengo a visitare, sei così sollevato cthe la ricerca telefonica del mattino me la racconti ridendo. Tra te e me pare che ci scusiamo a vicenda. Era un lunedì particolare per te, era uno qualunque per me.

2 commenti:

  1. Particolare/qualunque: la dicotomia fondamentale l'hai colta benissimo.
    Comunque, viva i tuoi neuroni specchio, Caps (e il tuo stile di scrittrice...)!

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  2. non so chi sia la barbara palombelli ma se non ti piace, radio3 è sicuramente più interessante nonostante abbia un giornale radio che parla solo di berlusconi e del papa. ma dura solo sette minuti.
    francesca

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