venerdì 29 aprile 2011

pensare

dice il mio terapeuta (si, ci sono dentro di nuovo) che ogni cosa deve compiersi prima qui - e si tocca la fronte con l'indice- e poi, se davvero si è compiuta "qui" si può attuare anche là, e indica con il medesimo dito in senso circolare il resto dello spazio.
Dice anhe che delle cose che accadono "qui" bisogna dare segnali inequivocabili. Io gli faccio notare che sono in genere molto esplicita nelle mie dichiarazioni, e lui ribatte che non è vero, che io dichiaro verbalmente, ma poi, giunta al dunque, si capisce che non h il coraggio di procedere a fare del male a qualcuno con le mie decisioni.
Io ribatto che mi are normale, e lui dice no, non lo è.
Dice io ti capisco, sai, ma devi fare u po' di male anche agli altri, il male che non fai agli altri lo fai a te stessa e ti distruggi, .
dice non è giusto, devi  fare il male che è gisuto fre agli altri, il resto puoi anche fartene carico tu.
dice: ti fa pena, vero?
io dico sì.
e lui ma non ti deve fare pena, deve farti umana pietà.
e poi, aggiunge, ti devi vendicare
e io lo guardo sbalordita
e lui aggiunge e siccome la miglio vendetta è il perdono
e mi sento cadere le braccia
e aggiunge perdonalo, il perdono è terribile, se perdoni uno lo allontani da te, chiudi il contenzioso, te ne liberi, lo togli dalla tua vita. Il perdono è il peggior rifiuto che puoi fare.
ma io son arrabbiata, la rabbia resta, dico, anche se lo perdono
pensaci, dice lui, pensaci

poi ci diciamo altre cose, io penso a tutto il cancan sul perdono divino nel cattolicesimo e dico a me stessa che ci devo proprio pensare.

9 commenti:

  1. Non è il caso di scomodare divinità riguardo al perdono. Ne esiste una versione laica, umana, che ha lo scopo di comprendere più a fondo quanto è successo e di superare le tossicità emotive che il passato ha lasciato. Per appprendere.
    Capire a fondo, se è possibile, senza schemi mentali dettati da rancori radicati o recenti; è necessario del tempo ovviamente, ma, riuscendo, la questione se perdonare o meno perderà persino importanza.
    Buon lavoro.

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  2. Io sono d'accordo,invece,con il tuo terapeuta. Finchè sei arrabbiata non perdoni, le due cose vanno insieme, credo. Poi,si sa,ognuno parla sempre troppo per gli altri e poco per sè. Ciao, buona strada.

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  3. la faccenda del perdono divino consiste in questa riflessione : collaterale:
    se perdonare significa chiudere la partita con qualcuno e allontanarlo dalla propria vita, il dio che perdona è un dio che si lava le mani di te?

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  4. a mente fredda, di getto: perdono o indifferenza?
    Non so quale delle due sia peggio per chi è dall'altra parte della barricata, perdonare significa arrivare ad un punto di capire le idee e le posizioni dell'altro, indifferenza invece, secondo me, è passare sopra e lasciare l'altro nella sua beata ignoranza, nel suo mondo che non ci comprende più e delquale non vogliamo più far parte, farlo sentire in più, farlo sentire di troppo, fargli capire che gli anni passano la poca stima non diminuisce

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  5. Boh, io non ho mai perdonato nessuno. Se qualcuno mi ha fatto un torto e ho voluto continuare ad averci a che fare, ho accettato la sua esistenza, i suoi comportamenti, e ho dimenticato le cose che aveva fatto e che mi avevano fatto male; oppure, ho evitato di averci di nuovo a che fare, o almeno ho reciso alcuni canali di comunicazione, lasciando in vita magari quelli formali. In entrambi i casi ho considerato solo i miei sentimenti e interessi, non quelli dell'altro, quindi nessuna delle due scelte mi ha fatto sentire migliore o in credito, magnanimo o superiore.

    Ma un atto mentale esplicito di perdono non so neanche cosa esattamente voglia dire. Per avere senso, perdonare un torto dovrebbe significare recuperare, superando per generosità i propri sentimenti in merito, esattamente i sentimenti, i rapporti e gli equilibri quo ante, senza dimenticare l'accaduto; ma questo mi pare ipso facto impossibile. Forse si può perdonare un figlio, ma io non ne ho.

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  6. Dio, eventualmente, si laverebbe le mani del peccato.
    L'invito del terapeuta è "supera" ma... come? Io penso che dovremmo essere attratti moltissimo da altro, da un futuro interessante, da una curiosità più forte del ripianto, per accantonare la rabbia.
    Ma prima la rabbia va vissuta, agita in qualche modo, solo dopo avviene la riparazione. Non so a che punto sia tu, ma mi pare di intuire che la miglior vendetta sia andare avanti.

    Io non riesco ad avere indifferenza per il passato, però ad un certo punto ho iniziato a dimenticarne i contorni precisi... ero troppo impegnata a correre in braccio al domani. A me è servito tanto, curiosare un po' più in là del mio dolore.

    Elena

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  7. Il perdono mi è sempre stato antipatico, mi  fa chiedere "chi sono io per perdonare?" dando per scontato che si sia un gradino più su del perdonando. Sono un gradino pù su perchè io devo essere importante per me stessa, perchè sono io che ho ricevuto la ferita. Ma l'altro farà un ragionamento speculare, e per lui plausibilissimo.
    Non conosco nulla della tua vicenda, e non mi azzarderei a fare l'arbitro, il mio discorso è ovviamente riferito alla mia esperienza di vita. Penso che più che perdonare- potrebbe anche essere che anche noi dobbiamo esser perdonati per qualcosa - occorra comprendere (nel senso di far proprio), l'accaduto, accettare che questo sia stato ed ora è il  passato, e andare oltre. Io non credo ci siano mezzi modi o meccanismi perchè questo succeda, se non vivendo e facendo le cose che ci interessa fare. Credo molto nel tempo, e nell' "abitudine".

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  8. mi vengono in mente i tre moschettieri a la scena del perdono, sistemata fra la condanna a morte e l'esecuzione. Naturalmente ognuno si rapporta alla rporpia vita e allae proprie esperienze, qeusta è l'essenza del blog: la condivisione. Del perdono vale la pena di parlare a lungo. anche per via che io sono sarda....

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  9. Mi vien voglia di chiederti il nome di questo terapeuta..... 
    Sono tanto arrabiata anch'io ma se provo ad immaginare di perdonare mi sembra di vedere il mio livore allontanarsi, mi si apre il respiro, come dopo un'apnea. Ed il dolore è meno violento. Ci penso ....

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