domenica 19 dicembre 2010

pensiero e potere

Ho cercato di ricordare cosa mi raccontò mio padre del nonno fascista. Il nonno oerì che ero ancora fanciulla. Precoce, molto, ma il tempo non si dilata a volontà e il nonno, che negli ultimi anni era depresso, non fece a tempo a raccontarsi a me al punto da soddisfare la mia curiosità.
Così la sua figura è completata dai resoconti di seconda mano di mio padre e di mio zio.

La faccenda dell'essere l'unica ad avere avuto un nonno fascista "spontaneo", per così dire, mi colpiva molto. Mi chiedevo intanto se fosse vero, se molti rinnegassero il passato, vergognandosi a posteriori delle loro scelte, o anche per mere ragioni di convenienza, lo stesso tipo di scelta che li aveva portati ad aderire al fascismo, se non con entusiasmo certo con convinzione.

Il mio era l'unico nonno fascista, l'unico ad aver partecipato ai moti di Genova, come fascista, provocatore e bastonatore, s'intende.
Ero giovane e facevo domande giovani e semplici. Perché, chiedevo, il nonno e gli altri volevano che tutti la pensassero come loro?
No, diceva mio padre, non hai capito.

Al nonno e ai suoi camerati, così si chiamavano, non interessava affatto come la pensasse la gente. La gente poteva pensare come voleva, poteva odiarli, sai come dicevano? molti nemici, molto onore. A loro non premeva il consenso di tutti, premeva che il dissenso non fosse manifestato.

Se non la pensi come me devi stare zitto, ecco cosa dicevano, Se parli contro di me o agisci contro di me DEVI SAPERE che ti aggredirò in ogni modo, non con lo scopo di ucciderti, ma con quello di farti tacere. Perché, dicevano, vorresti morire? o ritrovarti al confino, o farti male, trovarti col naso rotto o pieno di lividi? Tanto, noi vinceremo.
Era, diceva mio padre, una questione di potere, non di consenso.

Oggi, diceva ( e si era negli anni 70, ricordiamocelo) oggi i politici cercano il consenso della maggioranza, allora cercavano il potere. Se tu non la pensi come me e stai zitto, questo non mi cambia nulla. Io parlo, invece, e convinco il gregge. Il concetto di gregge, diceva mio padre, è fondamentale. Hai presente la folla del Manzoni? Avevo presente.

Adoravo Manzoni. Mio padre me lo aveva messo in mano, per disperazione, a nove anni, quando avevo consumato ogni libro vagamente adatto ad una ragazzina che fosse presente in casa. Li consumavo con una velocità esasperante. Il poveretto era arrivato a chiedermi un sunto verbale del libro precedente prima di fornirmene uno nuovo. 
Non lo faceva a scopo didattico, no, era proprio un deterrente, non ne poteva più. Mia madre aveva vietato libri anche solo vagamente scabrosi, includendovi per esempio Italo Svevo, e persino Dumas, così mio padre prese una edizione economica, ma integrale, con copertina di cartoncino, dei Promessi Sposi e me la mise in mano ingiungendomi di non saltare neppure una pagina. Una questione di rispetto per l'autore, disse, se vuoi conoscere il suo pensiero devi leggere ogni pagina, non puoi saltarne dei pezzi. Tra parentesi, dopo i Promessi Sposi era talmente disperato che mi fornì una Bibbia, con la stessa raccomandazione. Ho letto persino le genealogie, parola per parola, e tutti i resoconti di battaglie e le profezie, tutto.

Tornando alla folla del Manzoni, mi spiegava il concetto di gregge secondo il nonno. Noi siamo i pastori, diceva, conduciamo il gregge, lo pascoliamo e in cambio ne traiamo lana e latte. Non uccidiamo le nostre pecore, a meno che non sia indispensabile, perché ogni pecora uccisa diminuisce il nostro gregge. Noi abbiamo i nostri cani, lasciamo che loro abbaino per noi, che mordano per noi. Il nonno non amava sporcarsi le mani, l'ho già detto, e anche nei tafferugli il suo ruolo era più di gestione della provocazione che di picchiatore, era troppo un signore per sporcarsi le mani. Noi abbiamo i nostri cani, diceva.

Se una pecora non è d'accordo, ci pensano i cani a convincerla.
Il nonno era molto metaforico, temo di aver imparato da lui.
Ma se uno non la pensa come me e parla, allora le pecore possono ascoltarlo, e resistere ai cani. E' come se un nuovo montone le affascinasse e si facesse seguire. Mi porta via le mie pecore, e non importa che me ne porti via solo due o tre, mi leva una frazione del potere, il potere, diceva il nonno, il VERO potere DEVE  essere COMPLETO. E' come avere una donna, diceva il nonno, o è soltanto tua oppure sei cornuto.

Così, diceva mio padre, pensava il nonno e pensavano i suoi, per questo intimidivano, picchiavano, confinavano, censuravano giornali e radio, controllavano la stampa, l'editoria, il teatro, i locali pubblici,persino i capannelli per strada, per zittire ogni voce di dissenso. E' vero, diceva mio padre, che non partivano con l'intento di uccidere, ma se altri metodi fallivano l'assassinio non era escluso.  Matteotti? chiedevo io, che avevo ascoltato altri racconti, su un altro nonno. Matteotti, sì, rispondeva mio padre, ma non solo Matteotti, sai? Il metodo era il metodo e pervadeva tutto.

Ora, questo post è troppo lungo, lo so, ma riflettiamoci bene. Gli uomini coi caschi che si insinuano nelle manifestazioni pacifiche e quasi gioiose dei nostri figlioli, che picchiano, bastonano, insanguinano, che girano indisturbati mentre la polizia si accanisce sugli inermi, così, tanto per avere qualcuno da arrestare, cosa vogliono?

Vogliono farci sapere che se vediamo dei caschi in giro dobbiamo tornare a casa, dobbiamo smettere di manifestare il nostro pensiero. Possiamo pensare quel che vogliamo, ma dobbiamo tenere i nostri pensieri per noi, non dobbiamo esprimerli con parole o con azioni.

Quando camminare per strada equivale a dire NO, dobbiamo essere spinti a fermarci e a rientrare in casa. Nell'ovile, da brave pecore. Davanti alla televisione da cui ci giunge l'unica parola consentita, quella dei cani, quella del consenso.

5 commenti:

  1. La dignità e la ragione. In fondo è una ricetta semplice, quella che ci offri, da brava cuoca.
    Eppure vedrai che ci sarà qualche "classificatore" che esaminerà i tuoi scritti alla ricerca di un qualche "dietro".
    "Mmhh, vediamo un po': non è con i bastonatori, ma non è neanche con quelli coi caschi. Ah, ma allora dev'essere ..."

    Grazie, Caps, sei unica.

    PS - Come mi piace il dettaglio "una edizione economica, ma integrale".

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  2. Si capisce che per te la miopia era un destino ineludibile :-)

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  3. ah, max, forse non mi sono spiegata: i bastonatori E quelli coi caschi, sono cani da pastore, gli uni e gli altri. Forse la proprietà del gregge è passata di mano, ma che differenza fa il nome del proprietario per il gregge?

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  4. Non mi sono spiegato io: ci sarà - magari non qui, almeno spero - chi vorrà invece sentire codesti tuoi discorsi in chiave di appartenenza partitica (degli uni, degli altri, e infine tua).

    E scommetto che ci possa anche essere chi vuol leggere nelle tue parole sul nonno una qualche acquiescenza.

    Ma so che - per fortuna - tu te ne freghi delle interpretazioni maliziose. È per questo che i tuoi post sanno di aria pulita.

    La mia è solo presunzione: sono convinto di averti capito :-)

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  5. succede così: si trova un post dove qualcuno spiega quello che vorresti sapere dire. E lo spiega con motivazioni misurate (cosa che a me difficillmente riesce.. sono un pelino fumantina).
    allora si stampa, e a chi chiede: "ma perché domani tornate in piazza?", gli si dà la spiegazione "della dottora del blog".
    grazie :-)


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