lunedì 29 novembre 2010

speranze

Guardo la mia generazione e so che abbiamo fallito. Siamo giunti oltre il secolo senza prendere il potere dalle mani della generazione precedente, e passi. Ma li abbiamo lasciati lì a sopravvivere al loro equilibrio mentale, alla loro saggezza, li lasciamo ancora lì mentre indementiscono al potere.
Guardo la mia generazione e temo che ancora abbiamo fallito lasciando divenire adulti i nostri figli senza consegnare loro l’amore per la vita.
Ma, insomma, a volte un trentenne coraggioso e sapiente mi restituisce la speranza.

4 commenti:

  1. Se può consolarti, temo che anche la generazione precedente la tua (ma vado a naso, magari sbagliandone clamorosomante la collocazione) abbia avuto lo stesso timore.
    Il fascismo e la guerra, in precedenza, avevano pressochè azzerato classe politica e dirigente, ma dal '48 in poi i ricambi generazionali sono stati sempre più lenti, un po' perchè la durata della vita è aumentata, un po' perchè "il potere logora chi non ce l'ha".
    Ma sull'amore per la vita non sarei così pessimista: avremo una parvenza più cinica e disincantata, forse appariremo troppo razionali e freddi, però credo che i giovani di oggi come quelli di ieri continuino a guardare alla vita con entusiasmo, nonostante il precario equilibrio mentale di chi si ostina a detenere il potere.

    Un saluto e complimenti per il blog, erano anni che non mi fermavo a "vivisezionarne" (passami il termine) uno.

    Leo

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  2. grazie, leo. per la speranza ;-)

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  3. Non c'è dubbio che abbiamo fallito, o, meglio, hanno fallito quelli tra noi che avevano un obiettivo. Quando Gaber, abbastanza più grande di me da aver seguito il '68 da persona adulta e anzi già da anni attiva e conosciuta, e pure abbastanza "fluida" da creare un nuovo modo di fare musica e teatro "civile", cantava "la mia generazione ha perso", parlava di una generazione che si era posta degli obiettivi ambiziosissimi: volevano, nientemeno, cambiare il mondo.

    La mia generazione non so, ma io non ho mai pensato di cambiare il mondo, di fare rivoluzioni. Mi manca il giusto livello di aggressività che occorre per voler "smontare" strutture che da sole certo non si smantellano. Quello in cui mi vedo sconfitto, non è forse in un progetto, ma in una filosofia.
    E' il mio sistema di valori che ha perso, fiaccato, corroso e poi irriso da un'alleanza sempre più aperta e arrogante tra il potere, l'illegalità, giù giù fino alla collusione e alla furbastreria. Il tutto in uno spirito di egoismo assoluto, titanico. Quello che negli anni '60 era ignobile, negli anni '80 è diventato elitario, e oggi è il modello di vita per tutti gli strati del Popolo Italiano.

    E, quindi, forse quello che mi direbbe (ripeterebbe) Gaber oggi è che è un'illusione pensare che si possa essere giusti o anche solo onesti se non si è rivoluzionari. Che, per ogni giorno che trascorriamo nella nostra "libertà obbligatoria", accettiamo i compromessi che avvelenano i pozzi della vita civile comune. Eppure, mi resta il dubbio: perché questo è così tanto più vero in Italia?

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  4. Molto dipende, come spesso succede, dai termini. Bisognerebbe approfondire il senso che diamo a "fallito" e a "rivoluzionario".

    In quanto a "fallito", probabilmente è ciò che avrà pensato di sé la maggior parte dei martiri del Risorgimento (e della Resistenza, ecc.): loro la loro guerra la stavano perdendo; eppure senza di loro non si sarebbe vinto.

    Quanto al tuo senso di "rivoluzionario", Caps, mi fa piacere adottarlo anche per me. Ricordo quando, dopo i ferventi anni del '68 e dintorni, in cui mi ero molto dedicato alla politica, decisi che la cosa giusta da fare - almeno per me - era l'impegno diretto nei confronti del mio immediato intorno. Troppe persone anche intelligenti rimandavano questa piccola rivoluzione a DOPO la grande rivoluzione che progettavano in lunghe serate di chiacchiere.

    Cerco, per quanto possibile, di attenermi a questo programma microrivoluzionario e devo dire che i risultati sono soddisfacenti ben oltre il 90%. Inoltre vedo molte persone (te compresa) che a queste rivoluzioni si dedicano con passione e con successo. Perciò non mi sento fallito, non CI trovo falliti, e sono discretamente ottimista.

    L'indifferenza? La superficialità? Dài, mica son difetti di oggi. Apri gli occhi della memoria: anche se sei tanto più giovane di me dovresti ricordarti come, in mezzo al mondo degli anni '70 che cambiava vorticosamente, la maggioranza era solo interessata a indossare un capo griffato.

    E sta' tranquilla: l'incarico ve lo rinnoveranno; mica son scemi :-)

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