giovedì 21 ottobre 2010

ricerca

Ecco, ci siamo riuniti, e abbiamo parlato tre ore e rotti (io no, stavolta), e dopo molte chiacchiere ce ne siamo andati, e tutto per dirci una cosa facile facile che è questa: siamo teoricamente in più di cento nella nostra provincia, ma alla fine ci ritroviamo la solita ventina, lavoriamo ogni giorno per raccgliere dati reali, significativi, aggregabili e confrontabili, e ci troviamo  in difficoltà quando si tratta di partorire finalmente i lavori. Vogliamo darci una mossa? ci vogliamo organizzare in un gruppo di ricerca serio con un impegno esplicito a collaborare, un referente e un minimo di coordinamento? 

Oh, la risposta era scontata, almeno così pare, soprattutto perché nessuno ha il coraggio di dire no. Ma la ricerca noi dobbiamo farla  1- in primis senza fondi, e va bene, ognuno di noi ha un lavoro che gli dà da vivere più che decorosamente, e 2- soprattutto osteggiati da azienda usl che ci preferisce culturalmente piccoli e strutturalmente amorfi, da università che ci disprezza, salvo cercare di uccellare i nostri dati faticosamente raccolti e organizzati, 3- da comitati etici che ci sputazzano e ci infamano "a priori" bocciando tutti i progetti di ricerca che provengano dai medici di medicina generale ( i "generici marchettari", già...).

Ma che mi aspetto? Che mi meraviglio a fare? sono quasi tre decenni che le cose scivolano in questa direzione.
La ricerca non frega più a nessuno, e (a parte la sanità dove si guarda al governo clinico, che nella testa dei politici vuol dire solo spendere meno e comunque come meglio conviene loro, che tanto la ricerca la fanno le multinazionali del farmaco), pensano tutti di comprare i risultati che ci servono già pronti  e brevettati da giapponesi, americani, chiunque, perché spendere per la ricerca? pensano che sia come andare al mercato ortofrutticolo invece che coltivare l'orto: più conveniente e "finalizzato". Compri solo quel che serve e quando serve, sono gli stessi genii che hanno inventato la finanza "creativa".
Io non aggiungerei altro, ma capisco che così lascio il discorso a mezzo. Ci sono due-tre conti che non tornano in questo,per così dire, ragionamento: così facendo spenderemo lo stesso per le scoperte brevettate e saranno soldi che usciranno senza rientrare, i nostri giovani non faranno ricerca, o comunque non in italia, e le nostre università avranno docenti del piffero, di seconda o terza qualità, così se un domani si volesse invertire la tendenza non sarebbe più possibile farlo.
C'è dell'altro, per esempio le ricerche epidemiologiche e anche cliniche svolte su popolazioni diverse dalla nostra, più le popolazioni sono diverse dalla nostra e più ci sono inutili, non ce ne facciamo nulla; immaginate di andare a comprare da mangiare per il gatto in un negozio di cibo per pesci d'acquario: che se ne fa il vostro gatto?. Dice ma sono animali domestici entrambi. Oh, sì, e pure i canarini, le tartarughe, alcuni serpenti, e i criceti e le cavie che sono più o meno topi.

E se fosse solo la medicina generale a trovarsi in queste condizioni!! magari! una sola branca di una sola scienza, ci metterei la firma!

qua sotto vi metto un link. 
buonanotte, va'.

www.radiopopolareroma.it/150  andate a 19 ottobre, intervista a patrizio frosini. Una vera sfortuna che sia tutto vero.

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