domenica 17 ottobre 2010

I "CASI" DELLA VITA

L'attività di un medico non si riduce alla messa in pratica delle nozioni apprese tre decenni prima sui banchi di scuola, decorate qui e là dalle più o meno inattendibili informazioni dell'industria.

Un medico, se riesce a mantenere il cervello vivo, trae dalla sua quotidiana esperienza tante domande senza risposta che lo conducono a studiare, a leggere, a frugare nella rete, a partecipare a congressi e corsi di vario genere.

Nessuno ha "LE" risposte, se non qualche storta sillaba e secca come un ramo, ma sillaba dopo sillaba cerchiamo di decifrare il messaggio in bottiglia della condizione umana, della malattia, della salute.

Una delle cose che mi capita di fare è portare dei "casi clinici" ai vari eventi formativi, a partire dai quali esemplificare l'applicazione del sapere medico alla clinica. Un lavoro di piccolo cabotaggio, eppure molto, molto interessante. 

Vedete, cercare l'unicità e insieme l'universalità di una singola vicenda, analizzare le scelte giuste e, soprattutto, quelle sbagliate, è uno stimolo a non rimuovere nulla dalla propria memoria professionale, a continuare a esaminare problemi anche dopo che il paziente è uscito dallo studio, anche dopo che le sue richieste hanno avuto, apparentemente, una risposta, quando nessuno, a parte la nostra coscienza, ci sollecita a continuare a pensare.

Ma la cosa importante, quella che cerco SEMPRE di mettere in evidenza, è la presenza di una PERSONA dietro ogni caso che espongo, una persona a cui ho chiesto il consenso, ho spiegato il motivo e l'utilità, ho richiesto collaborazione con la condivisione di referti clinici che le appartengono. e quando la persona di cui parlo è nel frattempo, sfortunatamente, morta, dentro di me c'è la consapevolezza che i miei colleghi ed io continuiamo a godere della sua generosità nel donarci il suo "caso clinico" e questo mi fa sentire meno sconfitta.

Così anche l'ultima volta il mio caso non si intitolava "femmina, 72 anni, diabetica", ma "la buona cuoca e il contrasto indigesto". Ridicolo? Scientificamente inappropriato? ora che si torna, in nome della privacy, a chiamare i pazienti con un numero anziché col loro nome, sono forse controcorrente, ma fedele a quel che ho sempre pensato: siamo tutti i pazienti di qualcuno e i curanti di qualcun altro, senza eccezione.

4 commenti:


  1. Bentornata, Caps. E tornata alla grande.

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  2. Comunicazione di servizio.
    Lo stesso commento qua sopra, se corredato da un punto esclamativo alla fine, mi veniva rifiutato.
    D'ora in poi i miei commenti appariranno molto neutri.
    Anche il link al mio forum appare sospetto...

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  3. max, io non modero i commenti, evidentemente splinder sta cercando qualche automatismo per ridurre lo spam che ultimamente  finisce anche su un piccolo blog come questo. Grazie del bentornata, a te, a fijo e alla nostra ostessa del burlavecchio ;-)

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  4. Per carità, Caps, non mi era certo passato per la testa che fossi stata tu! Anche perché il rifiuto era stato immediato.
    Ho scritto quanto sopra cercando di aiutare gli altri frequentatori.

    Ecco, evidentemente è il mio link che fa scattare il filtro.

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