sabato 5 giugno 2010

reminiscenze classiche, direttori di lancio e schiavi armati

Di questi temi si parla tanto di suicidio assistito.Ci sono stati in USA in cui è ammesso, si può fare in Olanda, in Svizzera, e se ne discute in GB. Ne parla persino un episodio di greisanatomi.


E io mi sono messa a pensare ai romani antichi che si gettavano sulla propria spada, sorretta da uno schiavo.


Che poi lo schiavo aveva molteplici funzioni: quella di sorreggere la spada, ok, ma anche quella di darle una spinta ben fatta se la ferita non fosse stata rapidamente mortale. Ma, non ultimo, una grande funzione: quella di assicurazione contro la viltà della carne. Lo spirito è forte, ma la carne è debole. E con l'appressarsi della morte non sappiamo quanto e quando potrebbe diventare troppo debole per sostenere la nostra volontà.


Ma oltre alla spada dell'antico romano, e lasciando da parte il suicidio assistito o no, spesso ci troviamo a chiedere aiuto per attuare le nostre decisioni.


L'ho raccontato tante volte questo, ma diventando vecchi si ripetono sempre le stesse cose. Al mio primo lancio, per via del fatto che ero una ragazza e fisicamente non all'altezza dei maschi, ma tignosa e orgogliosa più di tutti, presi da parte il mio istruttore, che si chiamava Lupo, e gli dissi: guarda, ho sentito le storielle delle ragazze dell'anno scorso che sono tornate giù con l'aereo invece che col paracadute. Io una figura del genere non la voglio fare, non sono qui da mesi per tornare giù con l'aereo, quindi mi devi fare una cortesia. Mettimi in cima alla fila, così sono già lì con le gambe pronte. Se vedi che, dopo che mi hai toccato la spalla, io esito, non aspettare, metti due mani sulle spalle con la massima naturalezza e spingimi.


Lui non si mise a ridere. Mi guardò dritto e mi disse: sei sicura? non preferisci che ti tenga per ultima? O in mezzo alla fila? E io gli dissi, no, sono sicura, e non aspettare più di tanto a spingere, perché preferirei che non se ne accorgesse nessuno, se avrò bisogno del tuo aiuto.


Farmi posizionare in cima alla fila, con le gambe già fuori dal portellone prima del segnale di lancio, significava obbligarlo a spingermi, perché da quella posizione non mi potevo spostare in nessun modo per far saltare gli altri, in nessun modo se non saltando io, e in caso contrario avrei impedito il lancio a tutti. Lui sapeva cosa gli stavo chiedendo e io sapevo pure. Nel caso che.


Lupo non mi avrebbe solo segnalato il lancio, o spinto per aiutarmi a saltare, Lupo rappresentava per me la mia assicurazione contro la possibilità di cambiare idea su una decisione che avevo lungamente meditato. Perché attuare una decisione sofferta può essere facile o difficilissimo.


Ci sono molte occasioni in cui ci comportiamo così. Non è una vergogna, io credo, chiedere aiuto.


Questo perché oggi ho dovuto fare una cosa per una persona, che la voleva fare, era decisissimo a farla, ma è entrato in agonia prima di poterla fare. Ho dovuto parlare con la persona a lui più cara, al suo posto, e dire le cose che lui aveva intenzione di dirle, e cercare di farlo come avrebbe fatto lui.


Non è forse la stessa cosa, ma insomma. Un lancio è incredibilmente più facile di così.

8 commenti:


  1. Ci vuole coraggio ad ammettere le nostre debolezze, i nostri errori, per fortuna c'è sempre qualcuno al nostro fianco a tenderci la mano che ci aiuta a saltare il fosso. Ci vuole coraggio. Ci vuole ancora più coraggio a chidere aiuto

    RispondiElimina
  2. Certo che un lancio è più facile. E io ho la più grande ammirazione per i medici che se la sentono (o magari manco se la sentono, ma lo vivono come un proprio dovere umano prima che professionale), perché siamo tutti esseri umani e uno può anche non sentirsela e starci male, sia che aiuti sia che decida di non farlo.

    Io lo capisco che sia indispensabile avere qualcuno nelle cui mani mettersi e quando me l'hanno chiesto ho accettato, ma per fortuna non è servito. Ma trovo altrettanto umano e terribile, a chi viene fatta una richiesta del genere.

    Non è giusto in realtà. In un mondo giusto uno che vuole morire e sa con certezza di non avere altre vie dovrebbe poterlo fare da solo, senza dare una responsabilità così grande e terribile a un altro, che non è dio, è solo una persona con la sua di vita, di scelte, di decisioni gravi.

    (Però sull'Olanda non stiamo lì a farci tante illusioni.

    Le procedure sono tali da mettere duramente alla prova la debolezza della carne, d'altronde si fa subito per un medico ad essere incriminato se non le segue alla lettera e non mette di mezzo tutti i vari referenti, alla fine mi rendo conto che la cosa più rassicurante non è l'uso che si fa della legge, quando il fatto di sapere che esista e possa essere applicata con chiarezza. 

    E quindi non si applica sempre e comunque, per esempio c'è ancora tutta aperta la discussione sulla sofferenza psichica insopportabile. Per la quale non varrebbe e quindi non puoi davvero parlare di suicidio assistito in senso generale.

    Infatti ogni tanto un treno fa ritardo e un povero conducente traumatizzato si mette in malattia e non sempre ne esce).

    Difficile, difficile, e ti sono accanto.

    RispondiElimina
  3. E' capiatato a me che mi si facesse una richiesta pressante: aiutami, aiutami ad andare via.
    Io, figlio maggiore, maschio, a cui si fanno le richieste più dure, non l'ho fatto.
    Primo perchè non ero sicuro che quella non fosse una richiesta del tipo: io sto male, dammi una mano a superare la mia malattia.
    Secondo perché pur stando molto male non è giusto caricare su un altro essere umano una cosa così grande.
    Non vale neppure una sorta di testamento biologico, poiché viene fatto in un momento che è assai diverso da quello in cui ti vieni poi a trovare.
    In sostanza, la morte è l'ultima atto della vita, il più terribile, ma va affrontato fino in fondo da chi lo vive. Non come atto di eroismo, ma perché riguarda in fondo solo te che lo vivi. Gli altri possono soffrire, e molto, ma sei tu che lo devi affrontare, e nessun altro.

    Alla fine credo che abbia capito. Non ha più chiesto di essere aiutato ad andare via. Ha smesso di alimentarsi, si strappava la maschera dell'ossigeno, si è rannicchiato nella posizione fetale ed è partito una notte di due mesi fa.
    Da solo, così come tutti viviamo soli e ce ne andiamo da soli.

    RispondiElimina

  4. il racconto di mareprofondo mi ha messo i brividi. di terrore e pietà. per quanto riguarda me, spero di saper chiedere aiuto, ma spero soprattutto di riuscire a lanciarmi prima che mi venga dato. tutto qua

    RispondiElimina
  5. a me pare che l'anonimo #2 abbia ragione: bisognerebbe poter fare da soli, possibilmente senza dover morire di fame.
    mi piace credere che sarei capace di aiutare e che qualcuno potrebbe aiutare me.
    e' solo una vita, mica la fine del mondo.
      fjo

    RispondiElimina
  6. Uh, per il suo proprietario E' la fine del mondo. ;-)

    RispondiElimina
  7. Tutti corriamo verso il precipizio. Certo che chi lo vede (o pensa di vederlo, e qua siete in tante...) non può ignorarlo come mi sforzo di fare io.
    Già, io mi baso sui numeri, e vedo che mancano pochi kilometri, anche se qua sembra tutta tranquilla pianura.
    Ci resta da pensare come utilizzare il tempo prima della caduta. Visto che qua come me molti NON credono che di là ci sia la rete, meglio pensare al di qua.
    Lasciare buoni ricordi? Lasciare opere che durino un po' più di noi? Magari semplicemente renderci reciprocamente meno tragica la discesa. Condividere; condividere ricordi, esperienze, anche speranze, anche paure.
    Quando mia madre è morta, le tenevo la mano; eppure capisco bene che era sola, come dice Mareprofondo. PERÒ, però quello stesso giorno i miei figli, non so per quale sciocchezza, l'avevano fatta ridere. Quella risata in più vale, è preziosa; ne sono ancora grato sia ai figli sia a mia mamma.

    RispondiElimina
  8. sai capsicum e' proprio questo il problema. l'ammantare il tutto di questa importanza stratosferica. importanza da mondo ricco. importanza da gestione del potere (vedi i nostri bei preti).
    io credo invero che non e' la fine del mondo per nessuno ne' per quello che muore ne' per tutti gli altri. certo un po' di paura...
      fjo

    RispondiElimina