lunedì 17 maggio 2010

"LO FACCIO PER TE, ANZI PER ME"

Sono vittima di una marea di carità pelosa, come la chiamava mia madre. Quella che fai, infine, per il tuo interesse, non per quello altrui, fosse pure per guadagnarti il Paradiso. E la carità pelosa non vale nulla, diceva lei, perché è solo egoismo, alla fine. Un punto di vista morale, non utilitaristico, un punto di vista da cui le intenzioni modellano le azioni andando ben oltre il risultato materiale, ma spingendosi nel terreno del riconoscimento della libertà della persona in favore della quale agiamo e della preminenza del suo interesse rispetto al nostro.


Io sono sua figlia, non posso farci nulla. Uno dei miei terapeuti mi disse una volta che avevo imparato tanto da mia madre e nulla da mio padre. suo padre sa benissimo come difendersi, diceva, e lei non ha mai voluto imparare a farlo. Aveva ragione, naturalmente. Almeno dovevo imparare come farlo, non ero poi obbligata a mettere in atto quelle cometenze se non mi sembrava giusto farlo. Ok, sto imparando adesso, e lo faccio attraverso il filtro di ciò che ho imparato da mia madre.


 Ecco, mettiamo per esempio il fatto di andare in giro nel fine settimana. Da alcune decine d'anni chiedo a mio marito di farmi compagnia, di andare in giro con me, a zonzo. Amo moltissimo vedere posti e persone, guardare le vetrine per capire cosa la gente cerca, ascoltare lingue diverse, respirare diversi colori di cielo. E soprattutto uscire per un po' dalla mia realtà ristretta per vedere le cose da una prospettiva leggermente differente.


 Ho collezionato alcune decine d'anni di rifiuti; peggio che rifiutarsi, il marito si sottrae. La differenza tra rifiutare e sottrarsi è sottile, ma fondamentale. Chi si rifiuta si assume la responsabilità del no, chi si sottrae te la scarica. Così mi dovevo anche sentire in colpa perché non capivo che era stanco, perché gli volevo levare i suoi pochi interessi, perché non mi curavo abbastanza della casa, perché perché, perché e perché. Mai una volta un sincero: perché non mi va e, cazzo, io faccio quello che mi va e tu ti arrangi, mia cara, visto che lo sai fare tanto bene.


 Adesso ha cambiato idea. Mi propone delle gite. Ma non sono quelle che vorrei io, sono quelle che vuole lui, che si sovrappongono alle mie, che le sostituiscono, che tentano ancora di isolarmi dal resto del mondo, perché il marito non è preso da improvvisa dedizione per me, ha solo realizzato che potrebbe perdermi, che non intendo più "arrangiarmi", e allora corre ai ripari. Protegge i suoi diritti su di me, e se per farlo deve fare qualcosa per me, ebbene è disposto persino a questo.


Ma non è abituato a farlo, così lo fa in modo maldestro. Non viene incontro ai miei desideri, ma cerca di mimarli, costruendo di suo qualcosa di simile. Tanta fatica invece di chiedermi semplicemente cosa voglio, direte voi. Eh, ma se mi chiedesse cosa voglio dovrebbe rischiare di fare qualcosa che non è sotto il suo completo controllo. Può accettare di trascorrere qualche fine settimana con me, soprattutto ora che il campionato è finito, ma non arriva a pensare di trascorrerlo facendo qualcosa che piaccia anche a me, a tal punto è abituato a fare solo quello che piace a lui.


Sarebbe stato così facile aprire gli occhi e "vedere" la persona che gli stava vicino, lo sarebbe anche adesso, ma proprio non è abituato. Proprio non è nelle sue corde. Per giunta, adesso, dovrei anche sentirmi grata perché fa qualcosa per me. Nel senso che lo fa per trattenere me. Cioè lo fa per sé. Che vecchia novità.....


Per chi se lo chiedesse, un invito alla riflessione: attenti, il 99% della gente che vi ama, vi ama esattamente così, anche se non lo sa. QUESTO è l'amore come va.

9 commenti:


  1. Cinica,lucida e disincantata come sempre. E' un brutto risveglio, da mettere assime a tutti gli altri. E adesso, dimmi, hai voglia di cominciare a litigare con il mairto mettendo in discussione quello che lui crede di fare per te, hai voglia di sbattere in faccia al marito questo tuo pensiero?
    io, onestamente, adesso come adesso no, non ho voglia di farmi venire mal di stomaco per far capire ad un uomo che, fose, ha vinto

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  2. Se lui ascoltasse, forse avrei voglia ancora, nonostante tutto. Ma non ascolta; neppure legge questo blog, pensa il livello di interesse che prova.

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  3. più che mancanza di interesse io penso sia sempre una forma di difesa. affrontare la verità così com'è non è mai stata la priorità del maschio. mai.

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  4. So che questo non è un forum di scambio fra utenti; ho già irritato fjo per questo equivoco.
    Tuttavia, widepeak, ti sarei grato se tu potessi espandere un po' questa tua affermazione. Per piacere.

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  5. Un post gravido di ottimi spunti di riflessione, almeno per me.

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  6. rispondo volentieri, se poi capsicum pensa che non sia il caso può tranquillamente cancellare questo mio, non c'è problema. il mio commento si riferiva allo scambio tra caps e ziacris e riferiva a una mia situazione personale, anche mio marito non legge il mio blog e credo sia soprattutto per proteggersi. è una riflessione personale ripeto, ma ho spesso la sensazione che gli uomini abbiano maggiore difficoltà ad affrontare le verità nitide e a volte scomode di un rapporto, di una relazione, di una situazione. non voglio banalizzare e dire che tutti gli uomini sono cattivi, ma semplicemente che il loro rapporto con la verità è diverso da quello di una donna, e che spesso è così per via di una maggiore tendenza a proteggersi dalle conseguenze.

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  7. Capisco, widepeak, grazie.

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  8. cara widepeak, capsicum pensa che sia il caso, esattamente il caso, capsicum trova illuminante la tua riflessione, capsicum potrebbe suggerire che nel proteggersi dalle conseguenze ci sia il pro e il contro. Lasciando da parte il tono ironico, il grave problema del camminare a due velocità diverse è che ci si allontana anche se si cammina sulla stessa strada. Ci si allontana e ci si ritrova soli, ad aspettare un compagno che non arriva, che non ti raggiunge e non ti raggiungerà, forse, mai più. Che peccato, vero? Che fai allora? torni indietro?

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  9. non lo so...ma negli ultimi due anni sono arrivata a pensare che dobbiamo necessariamente metterci su due strade diverse se vogliamo continuare a trovare qualcosa da dare l'uno all'altra. ma è complicato e forse non sono riflessioni che mi sento abbastanza forte da fare ancora, sai

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