martedì 2 marzo 2010

pazienti pazienti e medici impazienti

Ci sono dei giorni in cui è difficile arrivare a sera senza un moto d'impazienza - come da oggetto - e oggi era proprio uno di questi.
Saltiamo il mattino carico di incombenze burocratiche e arriviamo al primo pomeriggio, con tentativo di visita domiciliare a paziente che si era messo a far la nanna e, nonostante venti minuti di scampanellate ( perché io lo so che non ci sente bene) non ha aperto.
Passiamo al pasto frugale a base di crackers e tè al limone con accompagnamento di ricettazione ed inoltriamoci nel folto delle visite, telefonate, visite, le quali ultime sono andate al ritmo di sei o sette ogni ora dalle tre alle otto. A parte i primi tre e gli ultimi quattro che, more solito, sono persone in età lavorativa a cui riservo i posti all'inizio e alla fine per non spezzargli il pomeriggio lavorativo,l'età media si attestava oltre gli ottanta.
Intendiamoci: io sono fiera dei miei pazienti anziani. Ho una schiera di novantenni lucidissimi che danno dei punti a gente con la metà dei loro anni. Ne sono spudoratamente orgogliosa. Pure i diabetici sono fa-vo-lo-si.
Certo ci vuole impegno, e collaborazione, e soprattutto un pochetto di fortuna, ma che soddisfazione vedersi una sala d'attesa così in forma!
Però sono pure un po' rompicoglioni, eh?
Il mio collega ed io volevamo prenderci un caffè, giusto per tirare il fiato cinque minuti, proprio solo cinque, ma invece niente, lo abbiamo bevuto tormentati da una signora ottantatreenne che si era portata dietro la lista delle visite e dei controlli e dei farmaci, e ne tirava fuori uno alla volta. Sadica. E noi con le tazzine in mano e dentro il caffè si freddava. Quando alla fine la mia vecchietta mi ha salutato è entrato il collaboratore a dire al collega che i suoi che lo aspettavano inviperiti e brontolavano.
Insomma, io capisco che la gente è assatanata, che tutti ce l'hanno con noi, ma una poveretta seduta dietro ad una scrivania da prima delle due del pomeriggio fino alle otto di sera, è lecito che si fermi per un caffè e per un minimo di eliminazione scorie azotate senza che qualcuno mormori di malasanità?

Ok, di questi tempi devo avere una faccia strana, sfatta. La mia collega mi mette in mano le goccine, il collega mi porta il caffè, la segretaria mi lascia un vasetto di cinerarie sulla scrivania, il marito mi propone un fine settimana a Saturnia. Ok, ho l'aria di quella che va soccorsa, che fra un po' crolla, non ce la fa più. Soccorretemi pure, in fondo non vi sbagliate di tanto e, se anche fosse, com'è bello farsi coccolare dagli amici!

7 commenti:

  1. Noi potremmo anche provarci, ma tu devi lasciarti coccolare, devi mollare un po' la presa....Mi auguro che il tuo ambulatorio sia sinonimo di longevità. me lo auguro di tutto cuore, ci tengo!

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  2. Resisti Capsy, abbiamo tutti bisogno di te. E non meravigliarti se tutti ti vogliono coccolare: è solo perché te lo meriti!
    Ciucio

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  3. giusto. fatti il caffè e dì alla vecchia di farsi da parte (puoi farlo, è un tuo dovere, sennò chiamami e lo faccio io)  e poi corri a saturnia e fatti viziare. ma scherzi? con il lavoro che fate, e i benedetti 80 anni a cui sono arrivati possono aspettare, eccome, DEVONO!!

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  4. ombraincantata4 marzo 2010 22:32

    I pazienti diventano egoisti. A me che sono la specializzanda tuttofare, la "signurì" non mi lasciano respirare. E a volte arrivo la sera che sono consunta, consumata, priva di un briciolo che sia un briciolo di pazienza! E sono solo all'inizio. PS: poi a volte sono meravigliosi e ti riempiono il cuore, e allora ti ripeti che "hai scelto il lavoro più bello del mondo"!

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  5. Ci sono sempre momenti nei quali il lavoro logora...
    Ricorda sempre che siamo tutti con te,

    un abbraccio, Caps :)
    Ci si vede fra un paio di mesi, se non prima, vero?
    -- Worthstream

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  6. trani è tanto lontana, davvero non so. 

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  7. Ciao, io sono psicoterapeuta e non ho i tuoi problemi dovuti al numero dei pazienti che vedi, ma una mia carissima amica medico di base che fa medicina di gruppo sì e conosco bene cosa vuol dire fare il medico di base che si prende cura dei pazienti.
    Ti auguro di barcamenarti sempre bene lungo lo stretto sentiero che congiunge le tue esigenze a quelle dei tuoi pazienti.
    Giorgio

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