venerdì 19 marzo 2010

lezione sorprendente

Francesco si mette comodo, more solito, al centro del semicerchio dei corsisti e mi chiede: "Cominciamo?"
Io mi guardo attorno, chiedo se ci siamo tutti, manca solo una giovane collega che ha avvisato d'essere un po' in ritardo. Chiudo la porta dopo un rapido sguardo al lungo corridoio dell'ex manicomio: non arriva nessuno.
Francesco comincia a parlare. Riepiloga alcune idee centrali della volta scorsa, scherza con una giovane dottoressa; è una fanciulla di rara bellezza, dalla pelle candida, l'ossatura elegante, capelli castani folti, lunghi e mossi, ma soprattutto una grazia straordinaria in ogni movimento. Credo che per questo scelga lei per chiederle se è sola o fidanzata. E da lì in poi comincia a parlare dell'amore.

Dell'amore. 
- E' fidanzata? Quindi ne è innamorata, sì?
- eh, direi, eh...
la fanciulla è imbarazzata, ma Francesco non demorde. Ridacchia, insiste.
- Allora è innamorata. E lui è quello giusto, debbo supporre.
La Bimba alza il mento e conferma senza neppure arrossire.
Ma come l'ha capito?- incalza lui - e una frase dopo l'altra le strappa il racconto di come si sono incontrati, conosciuti, frequentati e un po' per volta piaciuti. Perché lui la fa star bene, stanno bene insieme. 
- Quindi, continua, vi siete attaccati, legati. Ora mettiamo che a lei venga in mente di partire, di andare a vivere in Australia.
-oh, sì, infatti ci sto pensando, in Nuova Zelanda
-Ma come? si allontanerebbe da lui? Allora non è vero che siete legati!
Le amiche ridono, ci mettono a conoscenza del fatto che già vivono lontani, trecento chilometri.
-Ma in Nuova Zelanda ci andreste insieme?
-Sì, naturalmente, sì
- allora va bene, restate attaccati. Vede, mia cara, è un legame di attaccamento il suo. 
- Il nostro.
- No, mia cara, il suo, quello di lui dovremmo chiederlo a lui, fermiamoci a quel che sappiamo, parliamo di lei. E' un bel legame, un legame importante, è come il legame che il bambino ha con la propria madre, intenso, appagante. Lui la far star bene, che altro potrebbe volere? Vero? Sì?. Ma - e con una lunga occhiata percorre il semicerchio degli astanti - ma magari per qualcuno non è stato così? O tutti voi vi siete innamorati in questo modo, un po' per volta, di chi vi fa star bene?
In un brusìo di voci si fanno avanti i sostenitori del coup de foudre. Uno, in particolare, ex marito di una miss italia, rivendica il primato dell'improvvisa passione, quella che ti fa fare di tutto, quella folgorante, travolgente, forse persino eterna.
- Oh, continua Francesco, è vero, a qualcuno capita. Vi siete visti e vi siete riconosciuti. O meglio: avete visto l'altro e l'avete riconosciuto. Avete detto: è lui, solo lui, e nessuno più. Quella persona unica, che speravate esistesse, quell'essere splendente, ai vostri occhi, un concentrato di bellezza e perfezione.
Gli astanti si esprimono sovrapponendosi disordinatamente. La maggior pare di loro sostiene che questo amore improvviso non esiste, o se c’è si tratta di una illusione di breve durata. Il marito della miss dichiara con forza: - Voi la pensate così perché non l’avete ancora trovato.
-Certo, interviene Francesco, questa è una cosa che accade. Ci sono persone che improvvisamente abbandonano matrimoni riusciti, situazioni considerate da tutti felici, da un giorno all’altro, perché hanno incontrato una persona e l’hanno riconosciuta, di colpo tutto il resto non conta, del resto il bambino si stacca dalla madre, questo tipo di amore è un amore per assimilazione, non per attaccamento. Quello era espressione dell’uomo in quanto essere biologico, questo è espressione dell’uomo come individuo irripetibile, come persona unica che si riconosce in un’altra persona unica, insostituibile, da questi sentirete spesso dire: lui- o lei- è parte di me.
-lei vuol dire, soggiunge il ragazzo con la barba sottile e disegnata, che questo è un amore più adulto, più evoluto?
-Ma no, perché vi intestardite su queste etichette freudiane, mica c’è solo Freud a questo mondo, tutti noi siamo esseri biologici e tutti noi siamo persone. A volte più esseri biologici che individui, a volte più individui che esseri biologici. – si guarda intorno ridacchiando e soggiunge: - e a volte anche altro, no?
Il dibattito si riaccende, sembra che i partigiani dell’uno e dell’altro amore cerchino di sostenere la superiore bontà del proprio; Francesco appare leggermente irritato.
-Signori, un po’ di attenzione, prego, parlate con me. Con me, oggi siete qui per parlare con me, tra voi parlerete a pranzo. Cosa vi conferisce l’autorità di giudicare migliore o peggiore un tipo o l’altro di amore? Quell’amore va bene per la persona che lo prova? E allora è il migliore per lui. Che c’entrate voi, scusate? Mica siamo in una piazza, o in un tribunale. Siete medici o no? Il paziente viene da voi per farsi curare, mica per farsi dire come deve amare. Perbacco!
- Anzi, prosegue, il paziente viene da voi perché sta male, quando sta male, e quindi quando il suo amore l’ha perduto, quando la persona che ama non è più con lui, l’ha lasciato, o sta morendo o è morta. E siccome non tutti i legami sono uguali, non tutti i lutti sono uguali. Se volete aiutare il vostro paziente dovete capire che tipo di lutto ha, che tipo di legame aveva. Se uno è innamorato e sta bene, e la persona che ama sta bene, che cazzo ci viene a fare da voi, eh? Per farsi invidiare? Voi dovete riflettere e ascoltare, e non avere fretta. Un legame d’attaccamento, per esempio, come si esce dal lutto? Come fa un bambino, lasia la madre e si lega ad altre persone. Ad un compagno, a una compagna, agli amici. E’ normale. Non vi sembra normale? – Alza leggermente la voce per sovrastare e azzittire il brusio. – Silenzio. Ora vi racconto una storia, io son siciliano, si sente, vero? Si sente. Quando tornavo a casa mia madre si vantava del figlio che risolveva, diceva lei, tutti i problemi delle persone, le madri, lo sapete, coltivano delle illusioni. Allora rientro a casa e mi dice Francè, ci sta il tale che tu gli devi parlare, dice, la figlia non gli parla più. E ma perché? Perché non son neppure tre mesi che è morta la moglie e già si porta in casa delle donnine. Donnine? Insomma, donnine, rispetto a lui, ha ottant’anni e si porta delle donne di settanta, un po’ meno o un po’ più. E allora? E allora la figlia non gli parla, dice insomma la mamma è ancora calda. Io gli vado a parlare e questo mi fa ma che vogliono, mia figlia che vuole? Io mica gli manco di rispetto a mia moglie. Mai in cinquant’anni di matrimonio le ho mancato di rispetto, giuro, ma ora è morta e io sono solo. Ho bisogno di qualcuno che badi a me. Questo signore aveva perfettamente ragione. Era legatissimo alla moglie, un legame d’attaccamento, un legame biologico, e per cinquanta, o più anni, non mi ricordo, per tutto quel tempo il legame aveva funzionato, il matrimonio era stato felice, lui era stato un marito fedele e devoto. A maggior ragione la figlia non riusciva a capire e a sopportare. Ma come, diceva, la mamma è ancora calda e lui già la sostituisce così? Ma allora non le voleva bene, allora non aveva valore. Invece no. Il signore ottantenne stava cercando di uscire dal lutto, nel modo che era giusto per il suo tipo di legame: la sostituzione. Un modo sano, ma socialmente on accettato. Vi chiedete perché?
Li ha catturati, se lo chiedono, e lui incalza –Perché la società di oggi privilegia l’individualità, e quindi il legame di assimilazione. Per questo legame la persona amata è un individuo unico, insostituibile, e se è insostituibile non può essere sostituito, no? Come fate a sostituire uno che è parte di voi? La potreste sostituire la vostra mano? E’ parte di voi, abbiamo detto, e allora? Allora la dovete tenere dentro di voi, la dovete portare dentro di voi. Lui è sempre dentro di me, non l’avete mai sentita questa? Ma voi l’ascoltate la gente? E’ come se fosse ancora qui, vi dicono, lo porto sempre con me.  Disinvestite, come dice Freud, il sentimento che avete investito in un oggetto esterno e lo reinvestite nello stesso oggetto che avete portato dentro di voi. Ma siccome in questa operazione vi avanza del sentimento, perché per l’oggetto interiorizzato ve ne serve meno, la differenza la potete reinvestire in un altro legame.
- E se non ci riesce?
-Se non ci riesce, dice Freud, muore.- e ride -  Come Romeo e Giulietta.- ridacchia, ma ridiventa serio -  Ma attenzione, non è che deve per forza morire. Il lutto semplicemente si blocca; la vita della persona rimane bloccata nel lutto. Nulla si muove più. Guardate, in ogni condominio c’è una famiglia bloccata nel lutto. Per esempio il disinvestimento e l’interiorizzazione non funziona se ci sono degli ostacoli. E gli ostacoli, pure questo lo dice Freud, mica io, gli ostacoli sono la rabbia e la colpa. Avevo un paziente, un ufficiale dei carabinieri, che aveva perduto il suo unico figlio, pure lui carabiniere, che s’era suicidato. Con la pistola d’ordinanza. E questo signore, tutto d’un pezzo, che adorava il figliolo con un perfetto legame d’assimilazione, non poteva accettare il suicidio e doveva a tutti costi dimostrare ch’era stato ammazzato. Per un complesso di rabbia e colpa, senso di colpa, voi capite, era colpa sua se era carabiniere, questo figlio, e se non lo fosse stato non si sarebbe suicidato con la pistola d’ordinanza. Ma era pure arrabbiato perché se questo figlio era un suicida l’aveva deluso. Così continuava a indagare per cercare l’assassino, con tutte le complicazioni dovute alle gerarchie militari,  uhhh, vi potete immaginare.
-E lei come l’ha aiutato?
-Non l’ho aiutato. Non ci sono riuscito. In nessun modo ci sono riuscito. Non l’ho potuto aiutare. Per aiutarlo avrei dovuto sospingerlo a cambiare, a crescere, a spostare il suo atteggiamento da quello di un individuo a un atteggiamento umano. Perché , e si tocca il naso, come se sospingesse verso l’alto un paio d’occhiali, si cresce andando in crisi, e spostando il proprio atteggiamento, da individuo a essere biologico o viceversa oppure, … perché…. Vediamo, nessuno di voi ha provato un diverso tipo d’amore?
Stavolta c’è aria dubbiosa tra gli astanti. Che altro tipo d’amore? Il timido giovane con la barba disegnata solleva un dito e al cenno d’invito di Francesco soggiunge: -Amore è anche voler far felice la persona amata, volere il suo bene.
-Ecco, e come fa a farla felice, come fa a sapere quale sia il suo bene?
-Si cerca di capire, si prova
-Bravo, e per capire ci si avvicina, ci si approssima, perché la persona amata è un altro, non è parte di noi, e non è lei che ci fa star bene, siamo noi che dobbiamo, o meglio desideriamo far sta bene lei. Un amore per approssimazione, per avvicinamento. Questo, aggiunge alzando leggermente il tono di voce, è l’amore della MADRE, della madre per il bambino. L’attaccamento era l’amore del bambino per la madre, e questo è l’amore della madre per il bambino. La madre non smette mai di avvicinarsi al figlio, non smette mai di fare qualcosa per lui, di volere il suo bene. I due amori non sono uguali. Capisce, mia cara, e si rivolge alla Bimba, capisce perché dicevo che non è detto che l’amore di lui per lei sia dello stesso tipo del suo? Potrebbe, certo, esserlo, ma non è detto.
 
Bene. Francesco ha continuato la sua lezione, ha spiegato come l'attaccamento si ripari con la sostituzione, l'assimilazione con introiezione e disinvestimento e la dedizione con il proseguire gli scopi della persona perduta.
Ma io sono già bastian contraria e all'intervallo, mentre lui ed io facciamo delle vasche negli interminabili corridoi del monumentale complesso manicomiale, gli presento il mio parere. Certo, concorda lui, si tratta di una semplificazione didattica che non può esaurire l'infinita varietà e mutevolezza dell'essere umano, eppure, ribadisce, guardiamo come sono le cose nella maggior parte dei casi, nell'ottanta per cento, diciamo. La gente, in genere, è così, si comporta così.
 
So che ha ragione, ma solo in un ambito diagnostico, di fotografia di una situazione in movimento. O di riepilogo di un amore finito.
Mi vien da ridere se penso che la gente abbia la scelta tra solo tre tipi di amore. Cosa vuole? attaccamento, passione o devozione? Busta uno, busta due o busta tre? Bene, il nostro concorrente ha scelto la tre! Ora vediamo... Devozione! Un applauso, signori. Allegria!
E, si sa, una volta aperta,  la busta non si può cambiare.... Il notaio controlla.
Ma, fuori dalla fiction psicoterapica, il mondo corre in avanti lungo la freccia direzionale della quarta dimensione: il tempo. E lungo la stessa dimensione corre l'amore. L’amore degli amanti, quello dei genitori, dei figli, degli amici, dei fratelli.
Un amore vivo non si lascia afferrare, autopsiare: potrebbe morirne. Un amore vivo cambia, cresce, corre, travolge, ride, vola.
Un amore vivo è una strada che si addentra nel futuro, è un'esplorazione di sé e dell'altro. E' attaccamento devoto, è passione irrefrenabile e subito dopo quieto appagamento; confidenza, consolazione reciproca, ricerca continua, ascolto. Un amore ti spia dolcemente, ti osserva deliziato, ti previene, e si consola tra le tue braccia.
Perdere un amore così, certo, può spingerti a sostituirlo per non morirne, ma può essere solo una sostituzione parziale, mentre dentro di te comunque un poco muori, senza fine, ogni giorno, e se qualcosa può aiutarti a sopportare, forse è la convinzione che la separazione abbia un senso per il bene del tuo amato.
La passione senza attaccamento sarebbe un'altalena terribile di ansie e desideri, di ricongiungimenti e distacchi, estenuante, mentre l'attaccamento senza passione, negli anni, diverrebbe un soporoso protrarsi di un'infanzia adulta interminabile. Infine è la devozione che fornisce un senso profondo ad ogni contrasto, ad ogni sacrificio. La devozione permette di condividere l'amore, la devozione permette di conoscersi, di fondersi, di aprire delle porte, di parlare veramente da un cuore ad un altro cuore. La devozione non è gelosa, pur se timorosa di un possibile distacco. La devozione fa spazio ad altre passioni, ad altri attaccamenti, ad altri amori. Ma, lasciata sola, svuotata dalla passione, dal desiderio di assimilazione, di mescolarsi, di fondersi, diventa un legame fraterno, lievemente malinconico, un legame vecchio.
L’amore è come una creatura vivente; però finisce. Talvolta si esaurisce, altre volte viene ucciso; a volte finisce con la morte di una delle persone amate, a volte no. Dispiace sempre vederlo morire, si vorrebbe soccorrerlo, consentirgli di mutarsi in una forma d’amore diversa. Talvolta si riesce. A volte no.
Ah, Francesco, noi dobbiamo ancora parlare.
 

 

16 commenti:

  1. Belle parole,bel concetto per epsrimere lìamore,le varie forme d'amore.
    Come dice la mia mamma: C'è l'amore per il marito, l'amore per i figli, per i nipoti, per gli amici, ma sono tutti amori diversi, amori che lasciano spazio gli uni agli altri, perchè il cuore e la testa hanno tante possibilità

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  2. Come (quasi) sempre hai ragione Caps: è assurdo schematizzare l'amore come fa Francesco, l'amore è la sintesi di molti coinvolgimenti, anche contraddittori tra loro, spesso inavvicinabili da qualsiasi introspezione. Se fosse così facile conoscere l'intima essenza dell'amore sarebbe anche più agevole darsi pace quando è finito.
    Ciucio

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  3. bel post, bell'argomento. l'ho letto un paio di volte.
    cosa c'e' di preciso che non va nella tassonomia proposta?
    per me che (ignorante) era nuova e' stata una sorta di colpo di fulmine.
    (a proposito: e' una teoria che si puo' leggere su un libro?)

    l'amore reale in corso puo' essere una combinazione lineare dei tre tipi? ok. ma la mia domanda e': ti pare ci siano altri tipi? qual e' il fulcro della critica?
    spero non le argomentazioni romantiche che l'amore e' un mix inconoscibile di sciocchezze varie?

    fjo

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  4. Mi sembrano tentativi di dare una definizione a qualcosa che per la sua stessa natura non è razionalmente definibile.

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  5. Curioso che la sessualità non entri qui neanche di striscio nell'analisi dell'amore.
    Una volta una signora mi disse: "Voi uomini non capite che per noi donne spesso tutto comincia dove per voi si conclude".
    Si riferiva al fatto che il sesso è la porta dell'amore, sopratutto per le donne, diceva lei. Mentre per un uomo è la realizzazione di un obbiettivo.

    E poi che dire del concetto secondo cui ci si innamora di qualcuno che secondo noi ha qualcosa che a noi manca?
    Se questo fosse vero solo gli individui soggettivamente imperfetti s'innamorano degli altri, E le persone sicure della propria validità non s'innamorerebbero mai.

    E gli ormoni? C'entrano qualcosa?

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  6. l'amore è irrazionale, e come tale non può essere nè definito nè categorizzato... e non ci sono regole... si vive e basta, e ognuno lo vive a modo suo, lo rielabora a modo suo, e ne soffre la mancanza a modo suo....

    e cmq... stupende parole... io la penso come te.

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  7. A me poi dà fastidio tutto questo ridacchiamento. Ma quanto si sente superiore quell'uomo?

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  8. dicevo: non sarebbe comunque facile

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  9.  @ fijo: il libro lo trovi qui: http://www.magazine.unibo.it/Magazine/UniBoLibri/2005/10/20/morte.htmù
    Si Intitola il deserto e la speranza, costa un po' caro, per la verità, come la maggior parte dei libri di testo universitari.
    La mia tesi, se non s'è capito, è proprio questa ( e Francesco, in privato, mi ha detto che è assolutamente d'accordo): ognuno di no è contemporaneamente o in momenti diversi sia una persona che un essere biologico che un essere umano, pertanto ama di volta in volta in modi diversi, o anche contemporaneamente in modi diversi, per questo bisogna capire cosa prevale e quale componente del lutto non è risolta. per esempio tu in quanto essere biologico magari avresti pure cercato di sostituire il tuo compagno, ma in quanto individuo non riesci ad elaborare il lutto e a interiorizzare il tuo amato perduto perché ti rimane un senso di colpa per non aver fatto "tutto il possibile" per lui mentre era vivo. Ecco, in questo senso le cose sono molto più complesse nella realtà che nella didattica e in questo senso Francesco mi ha detto: in quattro ore posso solo dare poche indicazioni di massima, per preparare i tuoi corsisti a gestire una psicoterapia del lutto avrei bisogno di quattro anni, e poi li manderei comunque allo sbaraglio in una realtà ancora più complessa di quanto, dopo quattro anni di studio, siano in grado di immaginare. La realtà, dice Francesco, ci sorprende sempre. E questo, sempre per dirla con le sue parole, è il bello della vita.
    @ max: ridacchia perché si diverte, non perché si senta superiore. Lui si diverte sempre. Io ho sintetizzato, ma lui infarcisce la lezione del racconto dei suoi fallimenti. Non racconta mai, o quasi, che la sua prima moglie è morta per un problema renale, giovane, dopo due anni di dialisi a domicilio. Non racconta che ha cominciato ad occuparsi di cure palliative quando le cure palliative hanno cominciato ad occuparsi della sua famiglia. Non racconta che una manciata di mesi fa ha avuto un serissimo problema di salute, che ha dovuto sottoporsi a un rischioso intervento, che ha dovuto cambiare i propri ritmi di vita. Di una persona, a volte, dicono di più le cose che NON racconta.
    @ Mare: caro, la sessualità c'entra sempre, ma in questo contesto l'amore si misura con la malattia; la sofferenza stempera la sessualità. comunque è verissimo quello che dici. Ma soprattutto quello che mi viene in mente è che a letto capisci esattamente che tipo di persona è quella con cui stai facendo sesso. Gli egoisti si svelano senza scampo. Se tornassi indietro, ai miei vent'anni, darei a questo aspetto una importanza fondamentale. Non sarei affatto indulgente coi maldestri, con i distratti, con gli avari. Come dice una signora che conosco: ben vengano i c@##1 generosi!
    @max: vero, se non è un continuo probabilmente è un discreto con sottomultipli veramente piccoli, tanto da costituire l'equivalente pratico di un continuo. La nostra disputa non finirà mai?
    @ ziacris: sono con te completamente: il cuore e la testa hanno tante possibilità.
    @ ciucio: no, non sarebbe comun

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  10. “L’Università di Bologna è attualmente un centro di riferimento in Italia”, conclude Campione. E del resto l’esperienza degli psicologi specializzati in questo tipo di sostegno è un caso anche in Europa. Unico è il Master in Tanatologia e psicologia delle situazioni di crisi, tanto che si pensa già di riproporlo, l’anno prossimo, in lingua inglese."

    Pero'..complimenti..Molto interessante.

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  11. ma vedi che allora la tassonomia ha un senso.
    si tratta poi di trovare le combinazioni giuste, ed infilarci la dimensione temporale come dici tu.
    prendero'  il libro appena posso:
    http://www.ibs.it/code/9788871441863/campione-francesco/deserto-e-la-speranza.html

    ciao
      fjo

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  12. Touché: è vero, il modello potrebbe benissimo essere discreto :-(

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  13. Letto d'un fiato.
    Sembrerebbe il resoconto di una seduta "Gruppo Balint".
    Possibile?
    Lavori su alfacentauri?

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  14. no, molto più vicino... baci

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  15. estratto? nessuna estrazione, ascolto diretto, comunicazione personale, si dice, no? sono le parole di francesco campione ad una lezione, trascritte con notevole fedeltà: ho una memoria stenografica, quando le gira di funzionare.

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  16. Bello, Caps. Opportunità di riflessioni, anche per chi conosce le tassonomie. Stefsap

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