martedì 2 febbraio 2010

SCRIVO, SCRIVO, OK, SCRIVO. VA BENE QUESTO?

Il cortile era grande e asfaltato. Attorno c'era una recinzione in muratura che non lasciava indovinare nulla, ma la grande targa di marmo, a lato del cancello chiuso, intitolava la scuola elementare ad una regina morta.
Era un bene che il cortile fosse tanto grande, per via degli spazi di separazione. I bambini si muovono molto, i bambini corrono, ora sono qui e fra poco ti scappano. I maschietti poi, andavano minacciati di severe punizioni per costringerli a stare dal loro lato del cortile. Dovevano attendere davanti alla porta piccola, sul retro. Le femmine si disponevano in fila più ordinatamente, classe per classe, ognuna nella posizione assegnata, nei pressi di uno dei portoni anteriori. L'altro portone era riservato agli insegnanti. L'interno del grande caseggiato era similmente diviso in due parti. la comunicazione avveniva solo in corrispondenza dei locali centrali, destinati ai bidelli e alla sala insegnanti. Per passare dalla parte femminile a quella maschile della scuola era necessario attraversare questi due ambienti, regolarmente presidiati dal personale.
Era terribilmente silenziosa, la scuola femminile: silenziosa e apparentemente vuota. I corridoi erano sempre deserti, lavati con cura più volte al giorno: dopo l'ingresso del mattino, dopo l'ingresso del pomeriggio e alla fine delle lezioni. Per le bambine l'aspetto della scuola maschile era un mistero. Più rumorosa lo era, a giudicare dal chiasso che proveniva dalle porte di comunicazione. Poi i ragazzi avevano una falegnameria, una sala di applicazioni tecniche, dove si facevano cose riservate alla loro ingegnosa manualità. Le bambine non avevano bisogno di una sala di applicazioni tecniche. Il cucito o il ricamo si poteva fare al proprio banco; qualche lezione di economica domestica necessitava di pochi utensili: secchio, straccio, spazzolone, una lavagna per illustrare un bilancio domestico, carta da taglio e righello per il progetto di un portapenne o di un puntaspilli.
I maschi erano "i ragazzi"; le femmine erano "le bambine".
Fino a pochi anni prima quella scuola racchiudeva tutto l'obbligo d'istruzione previsto; anche ora molte famiglie decidevano di non far proseguire gli studi alle bambine oltre la quinta. Tu che farai? Resto a casa con la mamma per badare i fratellini. Io vado a servizio. A servizio? Eh, io sono molto brava, sai?
Nei due branchi distinti per genere militavano fratellini e sorelline, cuginetti d'entrambi i sessi che si ritrovavano all'uscita raccolti da un adulto o da un cugino maggiore. i più grandicelli appena fuori da cancello si aggregavano in gruppi per rientrare a casa da soli, a piedi.
Ma più spesso anche le comitive che tornavano a casa erano distinte per genere. Colletti di plastica da un lato, di stoffa dall'altro: che senso avesse questa ulteriore distinzione non è facile capire. Sta di fatto che i maschietti avevano un colletto in plastica fermato dal nastro che passava attraverso due asole rigide, mentre le bambine avevano un collettino di stoffa, munito o meno di pizzo a seconda delle preferenze materne, mentre il fiocco regolamentare era fissato al centro dello scollo con uno spillo da balia o inserito in un'asola di filo ritorto.
Le classi femminili avevano una maestra femmina. Le classi maschili potevano avere un maestro o una maestra, indifferentemente. Nella scuola femminile c'erano bidelle, in quella maschile sia bidelle che bidelli.
Una cosa si imparava subito, dal primo giorno: i tuoi genitali esterni definiscono cosa puoi fare e dove puoi stare. Senza appello.

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