lunedì 15 febbraio 2010

cose che capitano

da un po' di tempo non ho molte cose che mi vada di raccontare; ne avrei, oh, ne avrei, ma interesserebbero solo me e poche altre persone; e poi ne avrei di quelle interessanti davvero, ma mi sono stancata di parlare delle solite cose. Di una legge sul testamento biologico che speriamo non venga approvata perché è una schifezza (ve ne parlerò più diffusamente nelle prossime settimane, mi impegno, ok); della situazione sanitaria italiana, un panorama nel quale la regione in cui lavoro rappresenta il top, ma che costa, pertanto assistiamo a manovre continue di "ridimensionamento", per usare una litote, e questo mentre noi, operatori e pazienti, vorremmo invece un ulteriore passo avanti, non vorremmo fermarci qui.
Mercoledì, poi, parte finalmente un programma di audit a cui un certo numero di colleghi ed io teniamo moltissimo e che è il primo vero tentativo quantificabile di miglioramento della qualità dell'assistenza clinica sulla base di criteri di evidenza scientifica e di misurazione accurata.
Anche di questo vorrei parlarvi.
E di un paziente che aveva un cancro al fegato e che abbiamo spazzolato per dritto e per rovescio (eco, tac, risonanze) senza trovarlo, questo cancro qui, e che è morto, e io mi rodo, ed è vero che, come ha detto uno dei miei collaboratori, abbiamo fatto tutto quel che ci è venuto in mente di fare, e che ci siamo interrogati e impegnati, ed è anche vero quello che dice l'altro mio collaboratore, sempre un medico, che le autopsie si possono fare solo post mortem e non pre mortem e che da vivi bisogna contentarsi dell'accuratezza diagnostica di esami che non prevedono lo squartamento e l'affettamento del corpo con successivo esame di ogni pezzetto al microscopio, pertanto non riusciremo MAI A DIAGNOSTICARE TUTTO, è vero. (pure questo è un argomento di cui arlare, sì). Ma io lo conoscevo, da tanti anni, e mi dispiace.
Però di questi tempi non mi sento di scrivere tanto; mi sento troppo osservata, e tirata per la giacca, anche, e forse dovrei ritirarmi nei miei appartamenti, chiudere le porte e le finestre e starmene da sola per un po'. Come Effe, come Gattostanco; finora tutti i miei lettori, compreso mio fratello e mio figlio, sono stati molto discreti. Leggono, ma evitano, quando mi incontrano di persona, di intrattenersi sul blog come argomento di amene discussioni, e anche di usarlo per fantasticare sui fatti miei. Leggono, commentano, sorridono e basta. E' per questo che sono riuscita a restare on line per oltre sei anni. Spero che le cose continuino così e che questo poco di stanchezza passi.
Statemi bene tutti quanti. Caps.

3 commenti:

  1. si resta, si parte, si rimane e si va, a corrente alternata. si può scindere il privato dal virtuale, si può fare.

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  2. 6 anni on line 6 anni di tanta informazione, conoscenze, fantasia...
    e contiuna c'è sempre qualcosa di nuovo :-)
    un caro saluto!

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  3. riconosco i segni. ieri ho scritto quasi la stessa cosa. un bacio. manu

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