martedì 23 febbraio 2010

Billecart - Salmon, amaro

Il ragazzo rientra dall'aikido stanco morto, io ho i tortellini quasi pronti, per via che dopo la palestra è sempre affamato al punto da non sentire la fame ma solo la stanchezza, così si sveste e viene in cucina, alla tavola già pronta, mangio solo i tortellini, afferma esausto, ed assaggia un sorso del mio vino. Io bevo da un calice piccolo, col gambo lungo, e intagliato, un piccolo calice scompagnato, dove il vino sembra più fresco e più buono. Non bevo tanto, non ho certo l'età, e sono calorie vuote, dice il mio medico, così lo cerco buono. Questo è ottimo. Lui si serve dal mio piccolo calice gelato. Si sa che l'amo freddo e bianco e frizzante, lo assaggia e dice è amaro! Ma quello dell'altro giorno dov'è?
Era un moscato, quello dell'altro giorno, da sei o sette euro la bottiglia, e questo è un Billecart Salmon che ne costerà almeno settanta. Più facilmente novanta. Glielo dico, lui ribatte che il moscato aveva un rapporto qualità prezzo da levarsi il cappello, poi si versa tre dita di champagne e attacca il tortellino. Abbondante, il tortellino, perché so che quando è stanco fa fatica a mangiare, ma ne ha necessità. Parliamo, e riparliamo, siamo solo noi due, gli altri hanno già cenato, lui si rilassa, gli massaggio la schiena. Finisce il tortellino in brodo, disdegna la terrina alla francese che ha fatto impazzire il piccolo, i medaglioni di lonza lassciatigli dal padre. E' sazio, di già. Si versa un calice del mio champagne e si dirige in bagno, verso una lunga doccia calda col vino gelato.
Pare che l'amaro B/S, brut grand cru, dopo tutto, non sia da disprezzare...

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