mercoledì 6 gennaio 2010

dimmi perché

il problema della razionalità delle decisioni è un falso problema e deriva da un erroneo inquadramento della decisione stessa. Ogni decisione umana è assolutamente razionale se rapportata alla finalità per cui è stata presa. oh, porcaccia la miseria, non ho mica voglia di mettere per iscritto tutta la faccenda. posso richiamare il nostro amico ottonieri quando parla (qui: http://www.incompetente.splinder.com/post/21980446/Ma+dove+siamo+andati+a+parare%3F) di cervello superficiale e cervello profondo. Mi sta bene come divisione. I due hanno finalità differenti e pertanto le loro decisioni, pur essendo invariabilmente razionali, non lo sembrano se vengono avulse dalle proprie finalità e messe in rapporto con finalità altre. Per esempio.


 Se mi voglio proteggere del freddo e stare comoda, mi metto un paio di pantaloni morbidi di lana che non stringano in vita, meglio ancora un paio di pantaloni da sci, maglione o pile, pure morbido e comodo, scarpe adatte alla situazione in cui mi devo muovere (casa, neve ecc) e questo abbigliamento è del tutto razionale. se invece la mia finalità è quella di ingolosire il mio amante, mi metterò calze velate, autoreggenti se prevedo una situazione in cui possano tornare più adatte, gonna aderente, eventualmente con uno spacchetto che stimoli la curiosità senza soddisfarla, una maglia o una camicia con una scollatura dalla forma e profondità adatte a valorizzare il mio davanzale, sempre nell'ottica di cui sopra: un vestito che chieda di essere levato, insomma.


Si tratta di una scelta razionale in entrambi i casi, ma solo se rapportata alla finalità corrispondente. il cervello profondo ha come primo scopo quello di salvaguardare l'integrità del sistema (corpo&psiche) e sulla base di ciò opera scelte assolutamente rigorose: quella di farsi curare da un omeopata, quella di restare con un uomo che ti picchia, quella di continuare a fare un lavoro che odii, eccetera eccetera eccetera.


Stessa cosa quando parliamo della scelta di una massa di persone. Le finalità del gruppo sono totalmente diverse da quelle dell'individuo. la massa sceglierà un prodotto griffato perché questa scelta soddisfa le finalità di inserimento nel gruppo del singolo e di mantenimento dell'unità del gruppo e del reciproco riconoscimento, pertanto passerà in ultimo piano la qualità del capo o la sua utilità per altri fini. Se cerchiamo viceversa di giudicare la scelta di una massa con le finalità del singolo, la giudichiamo irrazionale, ma ci sbagliamo.


Orientare le finalità della massa è un lavoro potenzialmente bellissimo, assolutamente interessante, peccato che venga pagato da chi ne può trarre denaro, per la propria utilità, e che quindi abbia in ultima analisi il risultato di deviare le scelte della massa dalla propria utilità alla utilità del singolo o del gruppo minoritario committente il lavoro di influenzamento della massa stessa.


La massa non è altruista, il singolo non è altruista, le comunicazioni di massa in ultima analisi compromettono la "sanità mentale" delle scelte della massa distogliendole dalle proprie finalità per costringerle, con vari tipi di inganno, a lavorare per fini di singoli o minoranze. Non vedo modo di intervenire per evitare ciò.


Comunque bene o male un po' di quello che penso l'ho messo giù, così fra qualche anno me lo ricorderò, e potrò dire a me stessa che non avevo ancora capito bene come funziona la faccenda. almeno spero. mi spiacerebbe fosse il contrario.

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