lunedì 7 dicembre 2009

un racconto

c'è un forum, nel sito di un signore un po' strano che scrive e insegna anche ad altri e in questo sito, in questo forum, qualcuno ha postato un piccolo pezzo suggestivo. ci ho pensato, pensato ed ho scritto questa cosa, strana. La metto anche qui. E' un racconto, e forse leggermente disgustoso, una breve esplorazione, si potrebbe andare avanti, credo, ma non so in che direzione. Ho altri pezzi che aspettano di prendere una strada, aspettano tempo, una trama, una soluzione. Intanto ecco questo.


 


"Devo calmarmi. Calmarmi.


E masticare bene e a lungo. Non ingoiare, aspetta, fermati. Dev’essere una poltiglia, lo sai, e anche così si fermerà, orami lo sento, il nodo, stretto.


Devo calmarmi. Non ascoltare. Vuole una rivincita, non si sa di cosa, vuole la sua libbra dalla parte del cuore. Devo, io credo, pagare ancora qualche prezzo. La differenza tra il suo valore, inestimabile, ed il mio, scarso.


Devo calmarmi, ma è un dolore sordo quello che ascolto, se l’ascolto, dietro lo sterno. Vado a sputare l’ultimo boccone, ma oramai è tardi. La saliva mi riempie la bocca, fa esplodere bollicine di muco sul palato, prodotte tanto in fretta da far male, e il nodo non si scioglie.


Devo calmarmi. Se mi calmo si aprirà, dolorosamente sentirò il progresso del bolo, detto così pare più accettabile, ma io so l’aspetto che avrà quando l’avrò vomitato. Se non mi calmo. Presto. È solo un boccone di pane, mezza mela, acqua, ma sarà orrendo. Poltiglia beige con radi pezzetti di mela, spruzzata nella tazza, o forse andrà a fondo, avvolta nel muco, credo che il muco sia pesante, rigurgiterà forse senza neppure acido, e intanto preme dietro lo sterno, fa male, male, ma ancora nausea niente. Io non le metto due dita in gola, maledizione, aspetterò la nausea, il bisogno impellente, e correrò nel bagno, correrò, prima che mi scappi fuori al posto delle parole che non ho detto, della rabbia che non ho sputato, dei colpi bassi che non ho reso, devo calmarmi, devo lasciarmi andare.


Mi lascio andare alla calma, mi lascio andare, ma non riesco. Sarà mai un giorno in cui saprò reagire, saprò fuggire, saprò sottrarmi, saprò vomitare parole e rabbia, e intanto la nausea, eccola, più forte, e la saliva scorre, dovrei sputare almeno quella, ma invece ingoio, fingendo una calma che non esiste, controllo ogni mio gesto, e con ostentata calma ed un sorriso m’alzo, il bagno, mi avvio con calma, con calma, e appena fuori vista volo, presto oddio, presto.


Odio questo stomaco troppo sincero, odio questo corpo violento, me ne vergogno, una sboccata, muco e poltiglia, un’altra, e un’altra, è quasi liquida, io non capisco cosa la fermi sulla soglia di me, come fosse veleno, non c’è più nulla, a parte il nodo, doloroso, fermo, presente.


Devo calmarmi. "


 


NOTA BENE: a scanso di equivoci, visto che qualche amico si è molto preoccupato e mi ha chiesto come sto, come va, eccetera, E' UN RACCONTO, ok? sto benissimo, mai stata meglio, sono un fiore, uno splendore, eccetera eccetera. Baci.

1 commento:

  1.  ricorda dei passaggi di Chuck Palahniuk.. 
    e' strano vedere che giri assurdi fanno le nostre parole, in entrata e in uscita dal cuore..
    continua cosi Capsicum, noi ti avvolgiamo in silenzio
    Maddi

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