lunedì 30 novembre 2009

un appunto veloce

il modo di scrivere di una persona può essere sempre in evoluzione. Il mio ha ricevuto l'influenza di diverse persone. La prima si chiamava Fulvia Carleo. Poi, negli anni, mi sono sottratta alla scrittura e ai confronti. Qualche anno fa ho consentito ad una persona di lavorare sulla mia scrittura, ed ho imparato tanto. Ho ascoltato anche i consigli di una seonda persona, molto brava e interessante, e anche questo mi ha cambiato.


Ora mi chiedo: è il momento per rendermi disponibile ad un nuovo cambiamento? Devo consentire ad una nuova persona di influire sul mio modo di scrivere? Lo farò, forse, perché sono convinta che questo cambiamento potrebbe andare nella direzione che mi attira. Ma nel cambiare si corre comunque un rischio. Dovrò essere capace di mantenere lo "stile" che trovo connaturato a me stessa. Il rischio è sempre quello di perdersi. Non voglio perdermi.


La femminilità porta a questo, invece, porta ad annegare nell'altro, a riversarsi, a concedersi, a reclinarsi ed aprirsi, a perdere i confini. Si può, certo, si può fare, ma solo se si mantiene la consapevolezza del passo successivo, che è quello di richiudersi sul dono ricevuto, di raccogliersi, ristrutturarsi, assimilare, inglobare, riaffermare i propri confini e la proprietà di sé, ed infine rialzare lo sguardo, ancora svolgersi e riaprirsi.

4 commenti:

  1. Ma come fai a scrivere osi' bene? Mi perdo quando scrivi certe frasi... e scrivi in prosa, figuriamoci se provassi con la poesia!

    La definizione che hai dato di femminilità è bellissima, l'ideale perfetto di femminilità... molto spesso ben lontano dalla realtà, purtroppo. -_-'

    -- Worthstream

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  2. Valerio, dipende anche da che uomo hai vicino. Rinunciare ai propri confini, sia pure temporaneamente, implica incondizionata fiducia. Se faccio il conto dei maschi che ho conosciuto in mezzo secolo e a cui avrei accordato/accorderei un tale livello di fiducia, ebbene,  mi fermo qui, e non dettaglio.
    Ho detto altre volte che la generosità dovrebbe essere la dote mascolina, virile per eccellenza. Oh, se non fosse che qualcuno ne conosco, e che riscatta l'intero suo genere, mi scapperebbe da ridere....

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  3. l'irrazionalità non è della natura. È, io credo, il modo in cui un settore della ragione nasconde le tracce del suo lavoro, insopportabilmente rigoroso, peraltro, al fine di non comprometterne i risultati e l'efficacia. Ma anche nel descrivere l'emotività, la bellezza, l'impulso, la scrittura ha bisogno di pulizia, di tecnica e di rigore. Io cado automaticamente in figure retoriche banali e sciatte (come sopra, per capirci) e soffro di meccanismi di ipercompensazione, soprattutto in relazione alla ricerca della comprensibilità. Lo so, ma non sempre li vedo o trovo le giuste misure. Ecco dove vorrei dirigermi. No, effettivamente sono piuttosto diretta, forse più di persona che nel blog; ma non con tutti mi permetto d'esserlo. Con molti, e talora anche nel blog, debbo tenere una parte, o gran parte, di me nel cassetto. Non sarebbe gentile, tanto per fare un esempio, far capire ad un interlocutore che lui stesso rientra nel novero di ciò che non apprezzo.... Se tu, caro Ottonieri, potessi sentirmi mentre parlo ad altri, forse mi troveresti diversa da come mi conosci

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  4. Mia cara, l'ultimo paragrafo è un po' contradditorio.
    Come si fa ad aprirsi, concedersi e lasciarsi penetrare e allo stesso tempo mantenere il controllo?

    Decidi tu che cosa vuoi essere, se lo puoi. Ma se senti il bisogno di appoggiarti a qualcosa di solido, di duro, fallo e lasciati fecondare, accettando l'ignoto.
    Ciao ;-)

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