martedì 3 novembre 2009

OCCHI CHIUSI

Ho fatto una capatina a Milano, la scorsa settimana, col comodissimo treno che ci mette un'ora: meno che andare a trovare lo zio poco fuori città.


Al ritorno (di primo mattino, arrivo in tempo per l'apertura dell'ambulatorio), vedo due file avanti a me una bella barba brizzolata fare capolino dalla tendina del finestrino, mentre il resto del capo ne era nascosto, reclinato e dormiente.


Nello scendere alla mia fermata gli passo accanto e lo sbircio, curiosa di vedere il resto misterioso del volto e rimango delusa per la presenza d'una mascherina azzurra di seta plissettata, stile colazione da tiffany, se ricordate, che denuncia la premeditazione del pisolino e la mascolina sfacciataggine d'uno che ostenta senza imbarazzi sì civettuolo riparo dalla luce. Mancano, però, i tappi auricolari col ponpon...


Bello poter chiudere gli occhi; un lusso concedersi di non vedere. Come se ti raccontassi: sono ancora a letto, oh mondo, dormo ancora, non mi destate. Te lo racconti, te l'imponi, e ci credi. E magari una parte del mondo ci crede con te.


Ecco, io no.

1 commento:

  1.  :P
    in macchina avrei inquinato molto di più.....

    RispondiElimina