mercoledì 21 ottobre 2009

vecchie abitudini, consolazioni consolidate

Uno non dovrebbe perdere alcune vecchie abitudini, tanto difficili da conquistare e tanto facili da smarrire. La solitudine in primis


Mia madre, quando era esasperata dai suoi quattro figli, dal marito, dai quarantadue (eh, esatto, proprio quarantadue) scolaretti che conduceva dalla prima alla quinta, a capo e si ricomincia, dalla "femina de agiudu", dalla "zaracca", e da altra varia popolazione umana a lei confluente, invocava la massima dell'eremita "Ah, beata solitudo, sola beatitudo!".


Che poi San Bernardo non era propriamente un eremita. Lui ci provava, ma lo tiravano in ballo per tutto, lo facevano girare e organizzare e lavorare, e ci credo che poi aspirava alla sua cella, alla sua meditazione, al suo studio. Ho letto da qualche parte che avrebbe negato il valore della ragione e persino dell'uomo, una specie di nichilista ante litteram, nichilista estatico.


Povero Bernardo, che cercava forse semplicemente di spiegare come si pratichi la meditazione, come si raggiunga l'esperienza di unità. Ma già, allora la via occidentale alla meditazione era impastoiata dal cattolicesimo, dal potere temporale, dal denaro. Peccato. (Tra parentesi, mia madre praticava una forma antiquata e semplice di meditazione. Antiquata ho detto, ma antica sarebbe forse più appropriato)


Bene, la solitudine, quindi. Non è certo una condizione facile e ci si giunge spesso perché costretti, senza conoscere la propria fortuna.


 La solitudine è un'abitudine preziosa, ma difficile da conservare. Le sirene meravigliose del contatto umano ce ne distolgono, attirandoci con l'euforia dei sensi, l'ubriachezza esaltante dell'innamoramento, l'allegria dell'amicizia, l'ambivalente, sia pacata che tormentosa, felicità della maternità.


Ma la solitudine si riaffaccia con le sue lusinghe nei momenti difficili, quando la mente vuole raccogliersi, dipanare il filo dei pensieri, contemplare le proprie ragioni e il proprio niente.


Solitudine: la più bella è quella condivisa. Quando si è talmente uniti da poter essere da soli in due.

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