lunedì 5 ottobre 2009

Raccontare

Questo si fa nel mio blog, raccontare.


Quel che si faceva mentre si cuciva o si ricamava, mentre si sbucciavano i piselli o le fave, mente si smallavano le mandorle o mentre si faceva fregula. dalle mie parti sapersi raccontare a tutti era una dote apprezzata, si diceva di una che era in grado di "fare fregula con tutti", ovvero di godere dell'altrui compagnia.


Raccontare, ma cosa? Tendenzialmente sono una persona senza segreti, ecco perché m'è facile parlare e stare insieme alla gente. Tendenzialmente. Ma vorrei avere qualcosa da raccontare, oggi, in fondo ad una giornata lunga e faticosa, dopo una notte insonne e prima di una mattina che potrebbe essere ancora più faticosa.


Ebbene, domani vado a proporre ai miei ragazzi un lavoro tendenzialmente nuovo, ne ho trovati una quindicina di lavori simili in pub med, ma nessuno nell'ambito della formazione, il che non significa che non sia stato fatto, ma solo che non è stato pubblicato. Eppure non si tratta di nulla di difficile, di nulla di strano, lo faranno molto bene e si divertiranno, soprattutto. La gente sottovaluta questa cosa del divertirsi.


Anche persone splendide, che hanno ben presente il concetto, si divertono solo a patto di vincere la gara. Ecco, io la capisco questa cosa di vincere la gara, mi fa pure tenerezza, ma mi pare anche esagerata se estesa ovunque. Amo giocare, e mi piace vincere, anche. Sono entusiasta se posso vincere, ma se perdo mi diverto pure. E perdo, perché coi giochi facili non mi diverto.


Li voglio difficili, voglio che esista concreta la possibilità di perdere, altrimenti non è un gioco, è un compitino. E' contabilità di routine. No, voglio indovinelli difficili, giochi complessi, voglio sentirmi speciale se vinco, e quando vinco, e voglio che perdere sia comunque onorevole, perché se un gioco è complesso, perdere è una cosa che non comporta certo disonore. giochi.


Stasera ho prenotato un lungo fine settimana durante il quale probabilmente giocherò. oh, non giochi d'azzardo: enigmistica, giochi di ruolo, strani giochi legati alle parole, alle figure, alla logica, tutte cose in cui io sono solo una praticona, dilettante entusiasta. Spero tanto in un fine settimana molto sereno, fra sei settimane. E che domani ogni cosa vada bene. Perché qualcosa di difficile da fare c'è.

6 commenti:

  1. A me piace giocare ma non gareggiare; almeno non mi piace quando il gioco o la gara assomigliano ad un esame.


    Odio gli esami. Questo puo` suonare buffo o anzi inquietante, visto che esaminare e` una gran parte del mio lavoro. Ma proprio per questo credo di essere un buon esaminatore: soffro sempre con la mia vittima.

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  2. Ciao sono per caso capitato sul tuo blog e....niente, mi piace, hai un bello stile...e fai un lavoro importante.

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  3. se la sfida è stata entusiasmante, perdere va bene lo stesso...

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  4. Il mio problema non è la sconfitta (che, di per sé, tonifica), ma il giudizio che ne può derivare. Ebbene sì, dipendo molto dal giudizio delle persone che mi stanno a cuore ... e anche delle altre.

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  5. Invece per me è diverso:  io non riconosco nessuno come mio avversario tranne me stessa, e quella è l'unica sfida che per me vale la pena di accettare; stessa cosa per il giudizio, più o meno: mi interessa il parere solo di due o tre persone, da molti anni, anzi, a pensarci meglio facciamo quattro. il resto del mondo pensi quel che vuole, sono abituata ai giudizi sfavorevoli e non intendo prendere le misure a me stessa in base ad essi. Il MIO giudizio su me stessa è comunque più severo di quello delle persone che mi interessano davvero, e che mi amano e sono quindi sfrontatamente parziali nei miei confronti. Questo è barare? forse.
    però la faccenda del giudizio è una di quelle su cui ho sofferto per molti anni: anche io come ogni brava ragazza volevo essere approvata, e in nome di ciò ho fatto molte cose di cui mi sono pentita, ho fatto del male a me stessa, ad altri, ho avuto sia dei rimorsi che dei rimpianti. No, per quel che mi riguarda ho fatto basta. Non credo che questa sia una ricetta applicabile ad altri, so che va bene per me stessa, e questo è quanto. Ognuno poi ha le sue motivazioni e fa le sue scelte, ed E' GIUSTO COSI', sia ben chiaro. Io, more solito, parlo per me e solo per me, in questioni come questa. baci

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  6. mammaoggilavora6 ottobre 2009 00:16

    sono d'accordo


    il divertimento e' mettersi in gioco, la ricerca di una soluzione, la sfida con se stessi, il sentirsi vivi perche' si fa lavorare il cervello, l'aver imparato qualcosa.

    La vincita o perdita e' una parte, alla fine piccola, per il proprio ego.

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