martedì 6 ottobre 2009

ah, l'anonimato!

Il bellissimo, meraviglioso, il top del blog è l'anonimato.


Quando ero non giovane, ma piccola, tenevo un diario. Avevo credo l'età del mio piccolo, forse meno. Mia madre andava a leggerlo di nascosto.


Lo bruciai. Platealmente, in giardino, dentro una bagnarola di alluminio, un foglio alla volta. Insieme al diario finirono i miei racconti: la partita a scacchi, la storia del mio gatto, alcune poesie sui suoni di giorno e quelli di notte, persino una canzoncina su una poesiola di Kipling. E i disegni. Tutto. NON MI AVRETE SENZA IL MIO PERMESSO. NON MI AVRETE PER FORZA.


Non ho più scritto nulla per una decina d'anni. E il vizio di bruciare quel che scrivevo m'è rimasto. Non scrivere quel che non vuoi sia letto, è da allora sempre il mio motto quando prendo una penna o affronto una tastiera.


Una che, come me, scrive un blog che non è propriamente anonimo, deve per forza mantener fede al quel motto. Che fare allora delle zone in ombra? A volte lievitano come una brioche, come un babà, come la pasta madre pronta per il panettone, e strappano l'involucro, indecenti.


Emma Viti, pittrice e grande esempio di arte terapia, si innamorò del mio lievito madre. Lasciamolo straripare.


Ma straripando invade spazi altrui, deborda, forza, sospinge. Ecco, è un limite, questo, che sto sempre attenta a non superare. Dolorosamente, a volte. Non occupo gli spazi che non mi vengano esplicitamente offerti, ma non senza soffrire.


P.S. dodici anni, ed ero Capsicum allora come ora.

4 commenti:

  1. Dodici anni o 100 non fanno nessuna differenza, non si può cambiare il dna

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  2. Publio Virgilio Marone, Carl Orff, Capsicum! :-)

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  3. siii, va bene max, prendi pure in giro, ti aspetto al varco...

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  4. ... poi pero` mi ero pentito, perche' invece il tuo post mi aveva un po' commosso.

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