sabato 19 settembre 2009

libri: meglio del sesso?

Questo l'ho scritto quasi tre anni fa e l'ho scritto, come si dice, col cuore.



"Io ci ho un lavoro con i libri, un lavoro che chi non ce l'ha non può capire. E intanto non può capire il nonbolognese cosa vuol dire questa frase. Non è che io lavori coi libri, no. No, magari. Ci ho un lavoro vuol dire quella roba che stringe e si posiziona a livello del cardias, tra l'esofago, lo stomaco, sotto il diaframma, più o meno al cosiddetto plesso solare, quella roba che quando vedi un libro, o lo annusi, o te lo ricordi, ti fa partire un che che ti spegne le altre funzioni cognitive, ti distoglie da altri tipi di realtà ed esperienze, ti compulsa, ti obnubila, ti ossessiona. Non c'è mica naloxone per questo. Una malattia, forse. Oppure un passaggio dimensionale, un wormhole, un corridoio spaziotemporale, un che capace di risucchiarti e avvolgerti, deliziarti o terrorizzarti, in una concentrazione totale ed esclusiva, che ti lascia sfinito o rinvigorito, e comunque con una specie di strato in più, dopo, come una conchiglia con un briciolo di madreperla aggiunta, o un tronco con un altro anello, il lettore compulsivo cresce a strati come una cipolla, ecco."


 Ora ho appena finito di leggere un libro che ho cominciato giusto sei mesi fa.


Ma mica è stata una lettura, no. Un corpo a corpo.


Ci ho lottato, mi ci sono avvinghiata, l'ho trascinato con me fra le lenzuola, mi ci sono appartata nelle toilette, nelle salette sul retro dei bar; l'ho stropicciato, palpato, gli ho lasciato ovunque dei segni, e talvolta mi sono svegliata di notte per afferrarlo, ghermirlo, contemplarlo.


L'ho tenuto stretto in vacanza, nelle pause del lavoro, l'ho persino ritratto, a matita, durante una conferenza. Ed ora, dopo aver consumato fino in fondo questo interminabile amplesso, mi sento, non so come mi sento.


 Lo guardo, lo assaggio ancora qui e là, avida, pronta a ricominciare. Che io poi non ci ho mai messo sei mesi a leggere un libro, neppure Proust mi ha impegnata tanto. E sono soddisfatta, sì. Che libro? Questo.

2 commenti:

  1. ...Anche a me è successo di recente, ne avevo accenato in un post. Certe letture sono esperienze di vita, "momenti epifanici" che male si prestano ad un'adeguata espressione, perchè appunto sono pura esperienza.

    È intrigante pensare che ciò può capitare con un autore defunto da cent'anni, come con uno scrittore esordiente, ultimo arrivato. Questione di corde giuste. Forse affinità di temperamento.


    Un saluto! :-)

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  2. Il più bel libro che sia mai stato scritto... :)


    IMHO, ovviamente ;)


    -- Worthstream

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