mercoledì 16 settembre 2009

ho mancato...

... un quasi appuntamento. Un quasiappuntamento è un po' come un noncompleanno. peccato, ma ci sono molti più quasiappuntamenti che appuntamenti.... una vera fortuna, no?


Però, che rabbia. No, che dispiacere. Il fatto è che siamo legati a questa dimensione del tempo, forse per via dello scorrere delle nostre reazioni biochimiche.


 Voglio dire, non puoi costruire una roba tutta con reazioni biochimiche, che hanno un ben determinato verso di svolgimento temporale, e con eventi fisici che pure hanno un verso temporale, e poi è chiaro che quella roba, quell'oggetto lì, rotola lungo quel verso temporale ineludibilmente, come la famosa linea, l'omino che si srotolava su una unica linea nella pubblicità delle prime pentole a pressione lagostina. Lungo una singola linea, lungo una singola dimensione del tempo.


Così due oggetti di questo genere scorrono lungo la medesima linea temporale; più o meno la medesima: io non giurerei che le linee temporali siano esattamente sincronizzate; il mio amico Sandro sostiene da sempre che non capisce come nelle mie giornate entri una tale quantità di roba, sostiene che è assurdo, e che gli ispira una specie di terrore. Lo sostiene da circa trent'anni, mica da ieri. Tuttavia la mia percezione è quella di una stagnazione. A me pare di poltrire per la maggior parte del tempo, di aggirarmi inconcludente, di spizzicare qui e là, un po' persa, debbo dire, nell'immenso panorama delle cose che farei, ma per la maggior parte in contemplazione, assorta, in piena perdita di tempo.


Ora divago, ma non debbo, voglio tornare all'immagine di due "oggetti" (bene, sono persone, mettiamo il mio amico Sandro ed io) che si srotolano lungo le rispettive linee temporali, e nei rispettivi spazi, non necessariamente lontani. Tanto per capirci io in zona Stadio e Sandro in zona Palasport. Buffe correlazioni, vero? Ebbene, ci muoviamo lungo la stessa linea temporo spaziale per anni, sovrapposti, anzi attorcigliati, pensate a due fili che si attorcono uno con l'altro: ci sovrapponiamo quasi tutti i giorni, e a volte più volte al giorno o durante una gran parte del giorno, per molti anni. Poi, improvvisamente, e non chiedeteci perchè, ci allontaniamo. Non di tanto. Di meno di un chilometro, probabilmente, o di poco più di un chilometro, in ogni caso non ci incrociamo più, le nostre linee corrono separate, e se sono separate potrebbero essere cinquecento chilometri o cinquemila piuttosto che cinquecento metri. Certo ha dello straordinario riuscire a NON INCONTRARSI MAI PER MOLTI ANNI. Infine, ecco che ci ritroviamo, i nostri due cordoncini spaziotemporali ricominciano ad intrecciarsi. Ora salvo sto post, prima che splinder me lo perda, poi continuo.


Ecco, persino quando ci incrociamo, io non giurerei che le linee teporali siano sincrone. so che gli orologi segnano lo stesso tempo, è vero, ma  NON E' LO STESSO TEMPO. il mio è, come dire, più spesso, più grosso, ha un diametro maggiore.


Poi, c'è la questione di stabilire se vi sia una dimensione temporale ortogonale, e se possa spiegare, per esempio, questa stranezza, questa diversa percezione. E' vero che Sandro ed io siamo molto diversi, tuttavia credo che abbiamo un discreto livello di comunicazione. allora, come si spiega questa così differente percezione?


Chiaro che non possiamo rilevarla, questa dimensione ortogonale, questo spessore del tempo,  e neppure estrapolarla. se in qualche modo potessimo avere indizi su di essa, potremmo ricostruirla, come facciamo per la profondità. Invece no. Per ora, si capisce.


Sandro mi ha detto poco fa che entrambi siamo molto cambiati negli anni in cui siamo stati distanti, e siamo migliorati, abbiamo riempito con molte cose le nostre vite e, forse, le nostre anime, ovunque siano esse collocate o contenute. Cambiando a volte ci si allontana, io sono lieta che nel nostro caso i diversi cordoncini dei nostri due tempospazi si siano tornati ad incorciare, e forse ad avvolgere insieme.


6 commenti:

  1. i quasicompleanni sono peggio

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  2. Argomento in apparenza complicato, attorno al quale i fisici si sono aggrovigliati. Pare che l'unico modo di sapere se il 2100, viene prima o dopo il 200 sia quello di misurare l'entropia nell'universo che sappiamo aumentare nel...tempo. Problema non da poco.


    Ma qui si parla di altro: il tempo psicologico. Beh, penso che il tempo è una serie di accadimenti che ci coivolgono. Si capisce che da questo punto di vista sia diverso per ognuno.

    E il tempo è lo stesso man mano che passa...il tempo?

    No, non lo è: il tempo accelera tanto più ti avvicni al traguardo finale. Tutto sommato questo ha a che fare con la paura della morte, cioè la paura di un tempo che...non esiste più per te.

    :-)

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  3. Quasicompleanni: meglio i noncompleanni, no? ;-)


    Tempo spesso. Il mio amico Emilio direbbe che certo, il tempo è spesso; infatti si dice "spesso" per dire "frequentemente" :-)


    Lo spessore del tempo? forse c'è qualcosa del genere nel fatto che, anche se abbiamo (FORSE) un unico Io vigile e coordinante, ci sono tante parti di noi che sentono e agiscono contemporaneamente (guido, fischietto e penso alle mie faccende in parallelo). Quindi forse abbiamo una treccia invece di un filo grosso?

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  4. C'è una vecchia battuta che si addice a questi pensieri:

    "Due rette parallele non si incontrano mai e se lo fanno non è detto che si debbano salutare".

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  5. Beh! due rette parallele di incontrano all'infinito ... ed infinito e' il tempo. Se e' infinito non e' misurabile. Se non lo possiamo misurare allora non esiste.


    Il tempo siamo noi. Lo spessore dei nostri desideri e la caparbietà dei nostri sogni.

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  6. ma che meravigliosi commenti; ne sono molto fiera. Max, ogni filo è un cordone di fibre, nella mia mente di ex ricamatrice.

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