venerdì 31 luglio 2009

Millennium

La migliore letteratura di genere offre al proprio autore l'occasione per parlare delle proprie idee, generalmente intese: insomma sull'universo, la vita e tutto quanto.


Ho finito da un po' di leggere la trilogia di Millennium. Credo che la conoscano tutti, ma per la cronaca si tratta dei tre libri dell'ohimè prematuramente defunto Stieg Larsson. Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava col fuoco e La regina dei castelli di carte.


Certo, si tratta di tre gialli, o forse meglio dire di un lungo giallo in tre parti, giallo d'azione che sconfina nel legal, nel noir, nello spy, con una manciatina d'erotismo sparso. Sono qui che rimugino su quel che la lettura dei tre volumoni m'ha lasciato, oltre al desiderio di leggere il quarto che, pare, è tra quei che son sospesi in attesa della fine della lite tra la compagna dello scrittore e la di lui famiglia per i diritti d'autore.


Punto primo: Larsson ha conosciuto delle donne interessanti, e deve averci parlato a lungo. Non potrebbe essersi inventato o immaginato tutto quel che ha descritto nei suoi personaggi femminili, non con tale semplice aderenza alla realtà. Personalmente sull'argomento "grande amore" mi trovo in perfetto accordo con Lisbet Salander. Trattasi di esperienza perniciosa e insoddisfacente; fatta una volta, meglio archiviarla e passare ad altro articolo. Ottima l'idea di sbrazzarsi dei doni incautamente acquistati per l'oggetto del nostro amore non ricambiato. Tenerli e piangerci sopra, o riguardarseli tristemente, o riciclarli, non ha la stessa efficacia liberatoria. Cassonetto del rusco e via.


Poi, eliminare ogni possibilità d'incontro, mi pare ottima soluzione. Certo, la Salander se la cava in due miseri anni, ma anche se ce ne volessero venti, la soluzione, unica, applicabile, rimane quella: occhio che non vede, insomma.


 E allora? ancora accordo con Larsson, che lo spende come suggerimento sempre alla stessa Lisbet: "tanti lo negano, ma l'amicizia è la più comune forma d'amore" La signora Capsicum ritiene che una buona, e generosa, miscela di amicizia, cameratismo e cure parentali possa costituire un'ottima base per rapporti lavorativi, sesso e persino per il matrimonio.


Ora, mi rendo conto che vi posso sembrare cinica, eppure no, non lo sono. Il grande amore, cosiddetto, è amaramente infestato dal desiderio di possesso, germe d'egoismo terrificante, che alla fine porta le persone a farsi del male a vicenda e a infierire reciprocamente spesso senza neppure riguardo per la propria e altrui dignità. Porta all'odio, anche. Ma sull'odio i discorsi di Larsson mi sembrano difficili da seguire e da condividere, spesi come sono in favore dello spettacolarismo e delle acrobazie di una trama avvincente.


Bene, passiamo ad altro articolo. La bella Erika e il suo estroverso rapporto col sesso. Insomma, l'unica cosa che mi pare forzata è la casualità che una ragazza tanto disinibita si ritrovi con un marito bisex. Casualità, insomma... ci credo poco. Lo scopre per caso dopo anni, durante una simpatica vacanza? naaa.. impossibile. Più facile lo strano triangolo non consumato tra lei, Greger e Mikail. Decisamente più plausibile.


Il personaggio improbabile, sempre sotto questo punto di vista, tra tutti, è proprio Blomkvist. Ma va'. Arriva a quarantacinque anni in quel modo lì e poi si innamora della poliziotta muscolosa e androgina? Pfui. Non ci credo. Io dico che nel quarto volume, che giace pigramente da qualche parte, Larsson ci fornirà qualcosa di più plausibile. Insomma, complimenti a Stieg Larsson: solo cinquantadue anni, è vero, ma spesi ad osservare la gente con occhio acuto, implacabile e generoso. Pare che odii solo quelli che odiano le donne....

10 commenti:

  1. grazie per avermi anticipato alcune parti del terzo libro, sei proprio carina, ma porca paletta, l'ho appena messo in valigia...va be', fa lo stesso. concordo penamente con le tue impressioni, non ci crede nessuno che tutto avvenga per caso, poi non hanno sempre detto che Dio li fa poi li accoppia?

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  2. uh, cris, non so mica se dio ci faccia e poi ci acoppii, sicuramente ci accoppa, senza i

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  3. Dai ZiaCris, non c'erano troppi spoiler ;)


    Sbarazzarsi dei doni non fatti va benissimo, ma anche bruciare i regali ricevuti da un amore finito è liberatorio. Ricordo il falò nel quale abbiamo buttato tutti i regali ricevuti in dieci anni di amore appena finito di una amica... soprattutto ricordo il suo viso prima e dopo quel gesto.

    Sembrava rinata, carica, pronta a ripartire.


    Le parole della Lisbet, poi, sono riprese da Schopenhauer, che se non sbaglio diceva: "l'amicizia fra un uomo e una donna è sempre incosapevolmente erotica".

    Sul fatto che ci si possa costruire un matrimonio: lo spero davvero, dato che non credo nel "grande amore" ma vorrei (vorrò?) una compagna per la vita.


    Come al solito, granzie degli spunti di riflessione! :)


    -- Worthstream

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  4. Una recensione straordinaria! E poi anch'io sono un po' cinica, e credo che tra l'amicizia pura (quasi virtuale, diciamolo) e l'amore puro (cioè la passione a mille) siano presenti mille sfumature, tutte degne di essere indagate...

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  5. julia, non mi incasinare le cose introducendo a tradimento il terzo polo: la passione. quella è una variabile libera e pazza, ti si intromette nell'amicizia, nell'amore, nel cameratismo, nell'incontro casuale. La passione a mille fa desiderare l'amore, e spesso accompagna l'amore, febbrilmente, ma non necessariamente la sua presenza garantisce per l'amore. No, anzi proprio no.

    però non è male... MMM, voto per una bella passione, di tanto in tanto.

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  6. l'amore puro, per capirci, non è passione, nè desiderio e neppure amicizia oche. E' dedizione. solo dedizione, da cui scaturisce, incredibilmente, pura gioia. una specie di mistero biochimico....

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  7. La passione come terzo polo...caspita, non ci avevo mai pensato in questi termini. Il problema è che io associo la dedizione e la pura gioia anche all'amicizia, quindi per me la passione è una prerogativa dell'amore. Ci devo pensare un po' su. Grazie dello spunto, e buone ferie!:-))

    Julia sloggata

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  8. A me la trilogia è piaciuta tutta. Ma... ecco, non credo possa dirsi che Blomkvist si sia innamorato di Lisbet. E' molto altro che lo lega a lei e questo è il bello di un rapporto che non va come penserebbe il lettore.

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  9. Lisbet? no, no, la virago dell'ultimo libro, quella alta più di uno e ottanta coi muscoli poderosi che va in giro per la sezione politica della polizia segreta. Acci che mi scappa il nome: Figuerola, ecco.

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  10. li ho letteralmente divorati e per un po' mi sono rifiutata di leggere nulla: mi sono sentita "orfana".
    non so se ci sia in giro veramente il quarto libro o se sia invece un'ottima manovra pubblicitaria (come se non avessero già guadagnato tutti sopra la morta del magnifico Stiegg).
    sono d'accordo con te, Stiegg deve aver osservato a lungo e con passione il mondo umano e le donne in particolare: sarebbe curioso sentire che ne pensa la compagna di una vita che ora si trova con un pugno di mosche perchè lui non l'ha mai sposata o cmq non ha mai riconosciuto legalmente il loro impegno reciproco.....

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