domenica 7 giugno 2009

COSA SPUNTA DAI VECCHI DISCHI

Quando ero giovane i repulisti si facevano nelle cantine e negli armadi e nei cassetti delle scrivanie, e oggi si fanno negli hard disk. sono queste le cose che mi danno il senso del tempo che passa.


Il figliolo sta ripulendo il pc, visto che oramai ha capito che dovrà farselo durare ancora un po', ed ha trovato questo pezzetto: una mail che avevo scritto quando ancora non avevo un blog, ma seguivo quelli di altri. Quindi tra il 2000 e il 2002. Mi ricordo anche perchè e a chi, ma non è rilevante.


Nell'ottica di non gettar via nulla, lo ricicliamo qui. (Ho notato che già allora avevo deciso di non impazzire dietro alla correzione dei refusi. Scelta irritante e discutibile, lo so. Ma fa risparmiare una montagna di tempo. Ma stavolta li ho corretti)


"Una volta, quando ero molto giovane, le macchine digitali non esistevano, c'erano quelle in bianco e nero, quelle a colori erano roba da ricchi, chè per sviluppare le foto ci voleva un patrimonio, noi eravamo in quattro figli, il resto va da sè. Allora io volevo imparare a disegnare e a dipingere, per via delle nuvole, le nuvole cambiano di continuo, e anche se sono così belle finisce che te le scordi, questa cosa di dimenticare le nuvole mi feriva come una perdita insopportabile, ora può sembrare molto stupido, detto oggi, ma comunque allora ero una bambina, magari anche una fanciulla, e desideravo struggentemente (si dice struggentemente?) imparare a dipingere per riuscire a non dimenticare le nuvole, intese come la singola nuvola, compatta e immanente o sfilacciata, bianca, nera o dorata, lievemente arancio. Non ho mai imparato a dipingere. Sono goffa, maldestra, senza speranza. Ed ho vissuto tanti anni ed in tutti questi ho visto migliaia di nuvole che m'hanno spezzato il cuore e nessuna d'esse riesco a ricordare come singola vierge, vivace e brillant, ma la massa d'esse, immagini e vapore, viste da terra e viste dal cielo, ah l'incanto di vederle dal cielo, d'entrarci, a bordo di un piccolo aereo, sfrecciando nel loro corpo di vapore, di saperle fredde, gelide, dirompenti, animate d'impetuosi venti, sfuggenti.
Ho una macchina digitale. E fotografo, talora, il cielo e le creature d'acqua che l'animano. Sullo schermo a cristalli liquidi ritrovo la parvenza della luce di cui son pervase, m'incanto, le guardo, ma non troppo a lungo: ho imparato ad apprezzare quelle che non si lascian fermare."

4 commenti:

  1. si, per essere una mail non era male; però non la mandai perché mi imbarazzava il giudizio del destinatario, così archiviai questa e scrissi due righe, ma proprio due, per accompagnare le foto di cieli al destinatario; ma non sono sicura della data, sai? ora che ci penso..

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  2. Le nuvole, chissà chi c'è dietro o dentro di loro a guardarci, a proteggerci! Le guardo spesso, mi piacciono quelle diquesti giorni, bianche, spumose, in un cielo azzurro e spazzato dal vento, mi ricordano tanto quell'8 luglio di 9 anni fa

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  3. baci, cris! spero che quel gomito vada meglio

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