giovedì 14 maggio 2009

le rose che non colsi


Amo solo le rose che non colsi,
desidero le labbra che non ho sfiorato;
il volto che non ho chiuso fra le mani,
la guancia che non mi ha bruciato;
le dita che non m'han frugato,
il sesso ch'è rimasto nascosto.
E l'urlo ancora prigioniero.


7 commenti:

  1. Di solito non amo la poesia;

    mi pare, se metafora e` concessa,

    la stessa cosa d'uno che da` via


    un vecchio oggetto, una camicia smessa

    e invece di buttarli li sbologna

    (e bene fa, se piu` non gl'interessa).


    Pero` di questo gesto si vergogna

    e allora mette su una confezione

    perche' abbellire un po' - pensa - bisogna


    un dono si` modesto; ha soggezione

    di cio` che puo` pensare il ricevente.

    Certo conosco piu` di un'eccezione:


    Dante, Petrarca vengono alla mente,

    e Borges e Baudelaire e cosi` via,

    ma in generale resto indifferente...

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  2. Mi scuso: come al solito ho scordato

    di mettere la firma in calce al testo.

    Pero` confido d'esser perdonato

    se aggiungo MAX e mi ritiro lesto.

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  3. Max, non si tratta di dar via qualcosa

    Che più non ci interessa né vogliamo ancora

    Ma di imprigionare una candida rosa

    O una lacrima o un gesto o solo un’ora

    Per sostenere la memoria stanca

    Dentro la quale sol per caso affiora

    Ogni ricordo; e oramai spesso manca

    La forza, il desiderio, la speranza.

    Così rinchiudo quel che non consola

    In pochi versi come in una stanza

    Dove cercarlo quando sono sola.

    Mi cede la memoria con l'età che avanza,

    e in quanto all'eccellenze che tu citi

    anche un elefante si lancia nella danza.


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  4. Capisco, cara amica, eppure penso

    che spesso sia il pudor che suggerisce

    di non manifestar cio` che ferisce

    o che ci esalta, un sentimento intenso,


    cosi` come alla mente si presenta

    con semplici parole e pure in prosa;

    e allora un po' si assume quella posa

    e recitiamo con cadenza lenta


    metafore ispirate e messe in versi.

    Un po' mi fa pensar, adolescenti

    quando avevam timor dei sentimenti

    ed eravamo gia` d'amore persi


    ma invece di portarvi una carezza

    e dir semplicemente "Tu mi piaci"

    ci mostravamo indifferenti e "machi"

    e poi vi dicevamo una sconcezza.


    Sai? Senza metro o rime mi risuona

    come una bella e pura poesia

    il verso disperato d'Ingrassia

    che grida in Amarcord "Voglio una dooonaaa!".


    Max

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  5. Forse è il pudore che non ci consente

    D’essere espliciti e diretti e dichiarare

    Il desiderio che ci fa tremare

    All’interlocutore amato e assente,


    Ma non per me: sono assai impudica.

    Ma non ho il pianto a mia disposizione

    Che mi possa fornir consolazione

    E farne a meno costa assai fatica.


    C’è chi d’amor si veste e spoglia

    Chi nelle vene invece lo contiene

    Il primo cessa presto le sue pene

    Ma l’altro per decenni se ne doglia.


    E dopo tanti anni a chi racconti

    Con chi ti sfoghi, che interlocutore

    Raccoglierà quel povero dolore

    Di cui si son seccate ormai le fonti?


    Dovrei senz’alcun dubbio andare avanti

    Spogliarmi del passato e ricordare

    Solo le mie esperienze meno amare

    Come, invidiati, fanno tutti quanti.


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  6. E` bello in questo modo conversare

    e gia` pregusto di farlo dal vero

    ma scusa se 'sto thread per ora azzero:

    e` lunedi` e tocca lavorare :-)


    Max

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