martedì 14 aprile 2009

Non mi chiedere se sono felice

Una serie di circostanze, libri, chiacchierate, scambi di opinioni, e non ultima la dichiarazione di un  paziente felicemente idiota, stamattina, mi hanno fatto perdere un po' di tempo a riflettere, sotto le mani della parrucchiera che mi phonava i capelli selvatici, sull'argomento in oggetto.


Dice sei triste? no, io non sono praticamente mai triste. Posseggo un tono dell'uomore sempre buono, addirittura ipomaniacale, che mi fa riempire la vita di cose, di faccende, lavori, letture, scrittura. Trovo persino il tempo per vuotare la mente e meditare. Seppure non abbastanza spesso e con la costanza che dovrei.


Talvolta sono stanca, si, e talvolta tanto,  ma non sono mai davvero triste, mi basta poco per ridere, una battuta, la vista dei miei figli, un bel libro, o qualche interessante attività ludico ricreativa, ogniqualvolta si possa (che ogni lasciata, si sa, è perduta). Triste no, perché poi, a che pro.


Sono davvero convinta che sia una questione di serotonina, dopamina, e compagnia neuromediante. Io le ho, e tanto basta. Come se continuamente producessi qualche raggio di sole da spandere attorno, come se riuscissi comunque a brillare.


La felicità è altra cosa. Nasce da un bilancio tra le tue aspirazioni e il loro grado di realizzazione. Un bilancio come quello di una banca, di una società qualunque. E lì, davvero Alfredo aveva ragione: la felicità non è per noi, no.


Li possiamo invidiare, coloro che non sono interessati a fare un bilancio, che si accontentano dell'allegria, o le cui aspirazioni sono talmente semplici da raggiungere, da avere un alto grado di realizzabilità intrinseca.


Coloro che sono in grado di ignorare la maggior pare della realtà. Che è poi l'unica, vera ricetta per essere felici.


La felicità è fuori questione. Per fortuna non ci sto a pensare. Quasi mai. Fino a che qualcuno non mi ci fa pensare. Così, che a nessuno venga in mente di chiedermi se sono felice.


Lasciamo l'argomento in profondità e nuotiamo nelle tiepide acque superficiali, tra le onde e il sole, presso la riva.


Certo, se molti anni fa avessi fatto investimenti emotivi diversi, meno impegnativi, se avessi dato più spazio al sesso e meno all'amore, se avessi puntato meno sulla dignità e più su , non so bene su cosa. Cosa potrebbe sostituire la dignità? Non vedo alternative, se tolgo la dignità, dalla mia ormai antica bancarotta non ho altro da poter salvare.


Contentiamoci di un sorriso e di un poco di sole, ché non è poi tanto male. Dell'allegria che riesce a verniciare la vita, per quel tanto o poco che dura, e neanche lei è poi tanto male.


 


 

5 commenti:

  1. non so. non credo che che la felicità in quanto tale esista.

    credo che sia solo questione di compagniua neuromediante

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  2. tommasopilocane15 aprile 2009 14:49

    bellissima lezione di vita...grazie...

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  3. E' così che anche io sono dovuto diventare medico perchè avevo isogno di aiuto e di aiutare.

    I risultati del farmaco sono eccellenti, se riusciamo entro il 2009 andremo sui primi pazienti.

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  4. ciao, anonimo, debbo ritenere che tu mi stia dando una bellissima notizia, è così?

    saluti

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  5. Sono contenta di leggere quello che hai scritto qui. conosco persone che alla parola "felicità" associano "una nuotata al mare" o "ascoltare la musica" e rimango sempre con la sensazione (un po' colpevole) di essere un extraterrestre! baci

    g.

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