lunedì 2 marzo 2009

A TEATRO CON CAPSICUM

L'Enrico IV è uno dei pezzi teatrali più difficili di Pirandello, insieme ai sei personaggi e, a mio parere, agli ignudi e ai giganti della montagna.


La pazzia, come cadervi e soprattutto come tollerare di esservi stati dentro, una volta che se ne sia fortunosamente usciti. Un problema questo di tale portata da mobilitare eserciti di psichiatri, di assistenti sociali, di psicologi, di volontari, un problema riguardo al quale si discute senza fine, e che presenta poche e inadeguate soluzioni. Poiché nulla si perdona al matto una volta che sia tornato savio, al punto da indurlo a rifugiarsi nella sua pazzia, ora si, per forza!


Da Pirandello ad oggi, passando per Basaglia e per la chiusura manicomiale, i psicoanalisti e gli psichiatri biologisti, tutto è cambiato ma nulla ha trovato soluzione.


Un pezzo di grande intensità, di grande difficoltà, negli equilibri sottili, sfumati e cruciali del primo atto, e più ancora nel crescendo disperato del secondo.


Nell'allestimento di stasera Ugo Pagliai ha condotto la sua compagnia in una cavalcata perfetta attraverso il testo pirandelliano. La signora Gassman lo ha seguito con grande intelligenza insieme a tutti gli attori.


Fa piacere assistere ad una interpretazione tanto pirandelliana di Pirandello. Francamente spesso ne ho abbastanza delle riedizioni, delle reinterpretazioni, delle rivisitazioni di tanti registi che sembrano stufi degli autori classici  e pare che si dilettino solo di riaggiustarli, come un prof di itaiano che con la matita rossa e blù si accingesse a correggere Dante per renderlo, come dicono?, "più attuale".


Non dico che mi sia spiaciuto il Macbeth di Lavia, ma insomma, Lady Macbeth è proprio necessario che stia seminuda in scena tutto il tempo? col pube perfettamente depilato, per giunta.


Ebbene, per finire ho avuto il grande piacere di conoscere il signor Pagliai. Un uomo di grande carisma, affascinante e assolutamente narciso, con un po' di pancetta ed il capello bianco, si, ma con due occhi intensi ed il portamento, per rimanere in argomento,  di un re shakespiriano.

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