lunedì 9 febbraio 2009

INTERVISTA AD UNA ASSISTENTE DI BASE

Ho, senza alcun merito, il dono di una memoria stenografica, che purtroppo si deteriora con gli anni. Ma è ancora sufficiente a permettermi di riportarvi, quasi per intero, questa recente conversazione. Le opinioni della signora sono sue, non mie. Io sono, più di lei, consapevole dei molti interessi religiosi, politici, economici, che si intrecciano a vari livelli attorno al prolungamento ad ogni costo della vita delle persone morenti, e la mia personale posizione è assai più strutturata e meno fideistica. Ma, nella sua semplice schiettezza e nella sua religiosa pietà, il punto di vista di questa persona mi ha colpita profondamente, tanto da volervelo riferire il più fedelmente possibile. Aggiungo che persone come questa mi riconciliano con gli aspetti più dolorosi della vita.



.... “Perché, dottoressa, ieri per esempio ho pianto tanto, ho pianto tutta la sera per quella povera ragazza, la Englaro, per quello che le stanno facendo, la gente non lo sa, solo noi lo sappiamo, noi che li assistiamo, e nessuno lo dice, parlano e parlano e in realtà non sanno.

Loro non lo sanno, io quando metto la roba nel sondino, lei lo sa dottoressa che abbiamo quelli col sondino e ci vanno dentro quelle bottiglie, costano trenta euro l’una quelle bottiglie e ne mettiamo quattro al giorno, io attacco la bottiglia e faccio andare la roba e i pazienti anche se stanno in coma stringono gli occhi e fanno delle smorfie e si inarcano con degli spasmi, io sono sicura che soffrono, che gli facciamo del male.”

“lei ha l’impressione che soffrano?”

“la testa non lo so, sono in coma e mi creda sono veramente come morti, ma il corpo è lì, e il corpo io credo che soffre.  Soffre tanto, soffre di tutto. Le mani, per esempio, si stringono, si tirano, e questi (e mostra i polpastrelli e le unghie) si infilano qui (mi fa vedere il palmo), si infilano così forte che fanno il buco e il buco fatto dalle unghie fa infezione, e poi puzza e si marcisce, allora gli devi mettere delle cose in mano, una pallina o un fazzoletto oppure una striscia fatta con un tovagliolo arrotolato, in modo che non si tagliano dentro le mani. Poi anche quando li giriamo e li muoviamo, io cerco per esempio di stare molto attenta, di fare molto piano, ogni tre ore li dobbiamo girare, altrimenti si rompono, così ogni tre ore li giriamo, ma molti miei colleghi hanno fretta, sa, sono tanti da girare, e così fanno poca attenzione (e fa il gesto di chi scaraventa di mala grazia), tanto dicono che non sentono nulla, ma io non sono sicura, perché gemono e fanno dei movimenti coi muscoli che tirano, come se si volessero tirare indietro da noi, da quello che gli facciamo.

E io sono credente, e credo che la vita viene solo da Dio e che Dio soltanto la riprende, ma allora, dico, che diritto abbiamo di fare queste cose a quelli che Dio vuole riprendersi, per non darglieLi, per fare vedere che siamo più forti di Dio, quando stanno morendo gli rallentiamo la morte, in modo che invece di poche settimane ci debbono mettere così tanti anni, un morire così lungo. Perché, dottoressa, noi  non li stiamo curando per farli vivere, capisce?

Quelli oramai non vivono più, quelli sono a metà, non si riprendono più alla vita, stanno morendo, e noi li teniamo per la camicia per non farli andare. Li facciamo morire più piano, e ci sentiamo molto bravi? Oppure semplicemente stiamo tenendoli lì ogni giorno per quei centoventi euro delle bottiglie?”

“Ah, che bella domanda: lei si chiede quanto di questo furore per l’alimentazione artificiale sia gestito dai produttori?”

“Io non lo so, dottoressa, lei lo sa che io non ho studiato, cioè ho fatto i miei corsi da Operatore, e faccio pure gli aggiornamenti, ma non sono una che ha studiato, come lei. Ma sono più di venti anni che assisto questo tipo di persone. Una volta quando non riuscivano più a mangiare col cucchiaio noi gli davamo la roba frullata con una siringa, piano piano, e anche l’acqua, e magari gli facevamo qualche flebo, d’estate, se non bastava, e prima o poi non riuscivano più a mandar giù neppure stimolati, ma allora, lei lo sa, sono proprio dei vegetali, e continuavamo a fare un po’ di idratazione e poi morivano, perché era il loro momento, una morte facile, perché Dio è pietoso, lui.

Siamo noi quelli senza pietà. Ora è la moda della Peg. Le lo sa che abbiamo uno stanzone con tutte Peg? Dodici Peg, solo nella nostra struttura. Ora non mangi più? Non vuoi mangiare? Non mi dicono più di dargli da mangiare con la siringa, no, vai in ospedale e fanno un buco nella tua pancia, e mettono la PEG. E così ogni giorno io attacco le tue bottiglie, e così vivono a lungo. Vivono anni, se il cuore ce la fa. Pure se il resto del corpo è morto, non ci senti, non vedi, non parli, non capisci nulla, però c’è il cuore che va, ma io le dico, dottoressa, anche i nervi vanno, e la carne, io credo che sente dolore. Il dolore di morire, ma non solo per quel po’ che Dio ce lo farebbe sentire, ma per molto, per tutto il tempo che questi uomini li trattengono qui, Dio se li tira da una parte e noi li teniamo dall’altra,  a centoventi euro di bottiglie al giorno, solo da noi sono in dodici, per mesi e mesi e anni, io non vorrei pensarci, ma se mi chiedo perché e cerco un motivo, non trovo altri motivi che questo.

E quella ragazza, lei ha un cuore giovane, potrebbe restare ancora altri dieci anni, o di più,  con le mani strette, una cosa in ogni mano, e qualcuno come me che ogni tre ore la gira, e speriamo che sia qualcuno delicato, che non la faccia troppo soffrire.”

“Si, lo so”

“Ma lei ci pensa a quel povero padre? Ma lei ci pensa quando va a vedere quella povera figlia? Che io mi chiedo come debba essere, credo che forse è come i nostri, tutta tirata e piegata, le mani strette, e poi tirate verso le spalle e le ginocchia piegate sulla pancia e i piedi attaccati alle natiche e tutte le articolazioni rigide, che bisogna allungarle ogni giorno perché non si blocchino e pure quello, secondo me, o non sentono più nulla davvero e allora sono morti, o sentono qualcosa e allora è tutto dolore. E allora perché li teniamo qui?”

“Per le bottiglie, dice lei?”

“Io, dottoressa, non so, ma se ci penso, e ogni giorno ne parlano al telegiornale e ci debbo pensare, io piango per lei, e per suo padre, e avevo bisogno di parlarle, dottoressa, perché non ho dormito stanotte, perché nessuno riesce a capire, con chi ne posso parlare se non con lei, nessuno capisce tranne noi, noi che li assistiamo, e avevo proprio bisogno di parlarne, mi ha fatto bene, ora sto meglio”

“Vorrei poterle dire qualcosa, ma non c’è nulla che potrei dirle e che lei non sappia già meglio di me. Lei fa del suo meglio, come me, e che altro potremmo fare?”

“Io dico, dottoressa, che sono contenta del mio lavoro: io ho bisogno dei soldi che mi pagano e queste persone hanno bisogno delle mie braccia, di quello che le mie braccia possono fare. Sono contenta, in genere, perché mi sento di fare qualcosa di bene, qualcosa che mi darà merito anche nell’altra vita, oltre che darmi da vivere in questa. Però queste cose mi pesano sull’anima. E mi peseranno anche di là. Mi sento che non è per loro che lo sto facendo, ma che lo sto facendo contro di loro, gli faccio del male per il vantaggio di  qualcun altro. Che vende le bottiglie, o che fa bella figura in televisione”

5 commenti:

  1. La storia delle "bottiglie" è agghiacciante,A questo punto credo che non si tratti solo del cibo,attorno ai malati di questo tipo si è creato un indotto ricchissimo, che di certo va ad arricchire qualcuno...La signora mi ha fatto una tenerezza infinita,al contrario di me lei ha esperienza diretta.Io mi rimetto alla decisione del signor Englaro.

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  2. soledifebbraio9 febbraio 2009 21:06

    ho capito tante cose leggendo questo post che in tanti articoli sul perchè sì e sul perchè no.

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  3. ...Mia mamma ha la PEG da 7 anni e i suoi occhi non mi hanno mai chiesto di morire. Anche lei tiene una mano chiusa stretta. Non é la proiezione di un mio bisogno egoistico. So che la nostra vicinanza la sente, e anche se é presuntuoso dirlo, forse se non l'avesse sentita sarebbe andata via da tanto tempo. Ci sono state volte, in questi 7 anni, che é addirittura scoppiata a ridere, "di pancia". Rarissime volte, ma ci sono state. Come ci sono state anche "giornate buone", che mi fanno dire che ne è valsa la pena nonostante tutto lo strazio.

    Ho rispetto per chi soffrendo fa scelte secondo me sbagliate, ma condivido quanto afferma chi invece é sul fronte opposto sempre vivendo in modo analogo e sulla propria pelle una tragedia : http://alzalosguardo.blogspot.com/2007/06/la-vita-e-cosi-bella-da-non-poter.html

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  4. rbadisco che la posizione della signora è sua, e la capisco e la rispetto; capisco e rispetto anche le posizioni di altri. Quello che non capisco e che non rispetto è che ci siano persone che ritengono di avere il diritto di dire: questo si, questo no, senza tener conto del fatto che ognuno è padrone di se stesso, da vivo e anche da morente.

    Se da medico dichiarassi di arrogarmi il diritto di decidere a modo mio nei confronti di chiunque di voi, voi credete che farei una cosa accettabile? Ma anche se me lo arrogassi da padre, da marito, da moglie, da sindaco, da prsidente del consiglio, da prete cattolico, da imam musulmano, da filosofo, da opinionista, di decidere al posto e per conto di qualunque di voi, voi credete che farei una cosa accettabile?

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  5. scusami eh, ma chi dovrebbe decidere???la tua mi sembra una posizione leggermente vigliacca, senza offesa.

    Ma a nessuno in questi giorni è MAI venuto in mente il vecchio : ragioniamo a parti invertite?"Capsi, ma se fosse stato TUO figlio? e che cavolo.... Il signor Englaro ha agito in perfetta onesta',Eluana, il suo involucro, poteva essere una delle tante "accidentali e silenziose morti"che nessuno se ne cura.. Quando accadono, tutti i giorni, non arrivano ai giornali.Il signor Englaro, che in questo momento vorrei abbracciare e consolare, in 17 anni sua figlia l'ha vista, ha visto gli spasmi, i quasi sorrisi e le smorfie strane. Non aveva piu' il cervello. Che mi dici tu, medico, dell'assenza del cervello?, si sta senza un polmone, senza 1 rene, muti, ciechi sordi focomelici, senza pelle... ma MAI SENZA CERVELLO.credo, sono certa che abbia avuto speranze, aspettative, che abbia fatto carte false, che abbia sofferto in maniera disumana.E' suo papa' non il vicino di casa. Vorra' dire qualcosa? Quel povero corpo s'è spento finalmente, che stia in pace,e noi stiamo zitti per una volta, che gia' s'è detto e fatto troppo.

    Quando Eluana è morta, 17 anni fa,ero rimasta colpita dalla sua bellezza,aveva piu' o meno la mia eta',avevo parlato di lei con i miei amici,era straniante vedere il suo meraviglioso sorriso e pensare che non c'era piu'.

    Detto cio', qualcuno deve pur decidere, a volte.E per favore ne' lo stato, ne' la chiesa.

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