martedì 13 gennaio 2009

La stagione del mio amore

Quando ero molto ma molto giovane ho incontrato le canzoni di De Andrè non alla radio o alla televisione, ma cantate da un compagno di scuola, che si chiamava, e si chiama, Alberto. Aveva pochissima voce, però strimpellava.  Mi ricordo un pomeriggio, nella mia casa d'allora, tutti seduti per ore a cantare e ad ascoltarci, credo che fosse ben prima del mio quindicesimo compleanno. Non erano note, via del campo, carlo martello, la stagione del tuo amore, solo marinella era gettonata, come si suol dire, ma passava per una canzone di Mina (!).  Io non possedevo dischi, costavano cari, la mia famiglia era modesta e numerosa, ma qualche volta li ottenevo in prestito. Non avevo neppure un giradischi, sino al settanta, anno in cui ereditai quello di mio zio, morto prematuramente per un cancro peritoneale. Tra il settanta e il settantuno uscirono in rapida successione la buona novella e non al denaro non all'amore nè al cielo, la mia amica, neo amica, Carla me li prestò e li imparai a memoria. Scrivevamo i testi sui diari, sinceramente non sempre li capivamo a fondo. La storia di un impiegato ci colse in pieno conflitto destra verso sinistra, verso la fine del liceo, l'anno della maturità uscì la cattiva strada, nel volume ottavo. E noi non lo sapevamo su che strada andare a metterci, e chi seguire, e l'idea vaga era quella di diffidare delle definizioni esterne di buono e cattivo, per cercarne una istintiva, profonda, dalla radice della nostra anima.  Fu l'ultimo disco che ascoltai nella non/spensieratezza dell'adolescenza. Poi il casino della realtà mi prese talmente da non lasciare posto per la musica se non di sfuggita, di passaggio, e soprattutto senza più amici con cui condividerla. Il 75 fu l'ultimo anno per me in cui ascoltai musica in compagnia, poi, con alterne vicende, vissi in esilio,  generalmente piuttosto da sola; nel 79, mentre lui soggiornava all'hotel supramonte, io ero già lontana. Non ho mai superato il risentimento di saperlo nella mia terra mentre ero costretta a starne lontana. E' meschino, lo so, tutta la musica che ha scritto dopo l'ho sempre ascoltata risentita, offesa, colma d'invidia. Soprattutto l'album di Sand Creek, Franziska, hotel supramonte, credo di averlo odiato, non l'album, come si fa a non amare quelle canzoni,  De Andrè proprio odiavo. E la sua casa in Gallura.  Ora mi dispiace, o almeno dovrebbe dispiacermi, d'aver provato simili sentimenti irrazionali. Invece no. C'è anche troppa idolatria della razionalità, se rinneghiamo l'odio ci tocca rinnegare anche l'amore.

1 commento:

  1. "C'è anche troppa idolatria della razionalità, se rinneghiamo l'odio ci tocca rinnegare anche l'amore."


    per me ce ne è poca.



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