domenica 19 ottobre 2008

seu arrutta senz'alas, ma seu in peis

la bellissima poesia citata da ivo murgia, qui . Di Aquilino Cannas. Lo so, lo so, non conoscete il campidanese. Eccola tradotta, seppur un po' liberamente e in modo non del tutto soddisfacente.


Spero vi piaccia.


 


 


“Esilio in terra”

Quando morrò

Non mi vestite

Legatemi d’un lenzuolo di lino

Consunto. Che possa raccogliere

Tutto il  di troppo. Scolare

D’ogni menzogna che mi son detto

Nel tormento d’anima e pensiero.

M’asciugherò così di ogni male

E tornerò in biancore d’innocenza.

Guardo la morte negli occhi.

Non venite a dolervi

Non preghiere

Non lamenti

Non pianto di prefica

Oggi più non sta bene

Il cordoglio.

Oggi,

persin la morte hanno ucciso.

Seppellitemi all'imbrunire.

E deponetemi in piedi

In una grotta

Nelle viscere bianche

Dei monti miei luciferini.

Così nessuno mi possa trovare

Mai! Se non Dio, se vuole.

Così finisce la vita mia agitata.

Son caduto senz’ali

Ma sono in piedi.

 

5 commenti:

  1. io vorrei, ma davvero, che nessuno mi crede subito, che il mio corpo fosse dato in pasto ai maiali, che sgretolano anche i denti dicono.

    così, per sparire del tutto, dare una mano alla catena alimentare e togliere tutta l'importanza che viene data alle spoglie mortali.

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  2. quoto cinas,

    anche se preferirei mi mangiasse il mio gatto......


    ps splendida poesia!!!!!

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  3. bella poesia!


    ;-)


    a si biri sanus e allirgus

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  4. toccada su coru. Po nosu ca seus in disterru foras de sa terra nostra de prus puru. a si biri.

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