sabato 13 settembre 2008

LE PAROLE PER (NON) DIRLO

Periodicamente mi ritrovo a cercare le parole giuste per dirlo. Dire alla gente che ci sono cattive notizie. Ma giuro che una soluzione così creativa non l'avrei mai e poi mai immaginata.


 


Stamattina arrivo in studio e la gentile segretaria mi porge due fogli di fax: "sono per lei questi?" io leggo la firma, l'intestazione, dico, si, è un foglio di dimissioni protette, ma che strano, non mi risulta che questa persona fosser ricoverata, era qui mercoledì mattina.


Poi me lo porto in studio, il fax, mentr i pazienti si alzano in piedi dalle sedie pronti per lo scatto dai blocchi a chi si tuffa per primo nello studio, e vince l'infomratore ma solo perchè il computer è ancora spento e mentre lo accendo liquido il povero farmacista malpagato che mi viene a raccontare come e qualmente il losartan sia disponibile in dosaggio da cento e l'alendronato si associ all'equivalente di ottocento unità di vitamina d invece delle precedenti quattrocento.


e me lo leggo. La persona citata viene dimessa dal reparto di oncologia del locale ospedale, definita necessitosa di assistenza medica e infermieristica, con dolore non sufficientemente trattato, ma senza piaghe da decubito e non necessitosa di ossigeno terapia.


La persona citata due giorni fa era qui da me, ha fatto regolermente la sua fila, mi ha portato le sscartoffie sue, e anche le commissioni per la sua numerosa famiglia, poi è uscita dirigendosi al recupero del nipotino che avrebbe badato per il resto della giornata. dunque? che significano queste dimissioni? Dimessa in data di ieri, si badi bene.


Il caso vuole che un familiare della persona in oggetto mi chiami dopo meno di un'ora, mentreancora rimugino sulla comunicazione di dimissioni protette. No, la persona non è in ospedale, no, non sa nulla di ricoveri o dimissioni, la persona si recherà il prossimo giovedì diciannove al reparto in questione per la consueta somministrazione di chemioterapico, che ha saltato la settimana scorsa perchè aveva una congiuntivite, e si, sta abbastanza bene dopo la radioterapia del mese scorso, ma del resto sta come l'altro ieri, dottoressa!


Il mistero m'è chiaro.


La gentile primaria del locale reparto di oncologia ha trovato un sistema per sbarazzarsi dei pazienti oncologici che non intende più curare perché non ne vale più la pena (in base a quali criteri non è dato sapere al povero medicaccio di famiglia, ignorante  e rompimaroni e  connivente col paziente rompimaroni e ignorante).


Invece di comunicarglielo, al paziente, ed essere così costretto a sgradevoli rimostranze, proteste, lamentele, o peggio dover assistere a deplorevoli scene di pianto, che poi ti fanno pure perdere del tempo prezioso, al paziente non si dice niente. Si manda una bella letterina al curante la settimana prima, per fax, una letterina con un titolo simpatico e confortante "DIMISSIONI PROTETTE",  un titolo protettivo perchè noi siamo i buoni, e poi quando il paziente arriva, non so, devo ancora verificare, ma giovedì pomeriggio diciannove di settembre lo scopro senza meno,  ma immagino che gli si dirà: ma come? il suo medico non le ha detto che lei è stato/a dimesso/a? si rivolga al suo medico, abbiamo fornito a lui tutte le informazioni sul percorso che lei dovrà seguire.....


e il medico cosa dovrebbe dire? caro signore/a il percorso che lei dovrà seguire è quello fino a casa sua, indove che io la verrò a visitare e le fornirò tutti gli antidolorifici necessari a farle patire minor male possibile mentre lei muore.


Ma la persona in questione non vorrà mica sapere questo, vorrà sapere perché. Ogni persona vuole sapere perché. E tu, che hai preso una decisione su di lui, una decisione sulla sua cura, sul come e sul perché, tu non ti puoi sottrarre al compito di dirglielo, come minimo. Perché lo sai te il perché, non lo so me.


che poi io arrivo a ritenere che dovresti CONCORDARE col paziente il programma delle sue cure, non solo all'inizio, ma anche alla sospensione delle stesse. CONCORDARE, non INFORMARE. Ma si sa che io sono un povero medico ignorante. appetto a lor signori, primari e professori.


Ah, l'umanizzazione della medicina!


Ah, il meraviglioso mondo nuovo!


 P.S. da qui a giovedì  diciannove le cose rischiano di cambiare, però, perchè col telefono in mano la vecchia signora capsicum è una rompimaroni di quelle serie, e di telefonate vedrai che ne faccio un tot su questa faccenda...


E poi attenzione, non generalizziamo, questo è solo un caso, ma emblematico del nuovo vento che soffia, soffia, signori, soffia .....

7 commenti:

  1. io non ringrazierò mai abbastanza di aver trovato sto blog.

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  2. Ma l'etica di qste persone dove è andata a finire!!!

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  3. l'etica si smarrice nel tourbillon organizzativo/bocconiano/aziendal/snitario

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  4. leggo da Ziacris e....ho la pelle d'oca...perchè purtroppo è tutto vero, succede veramente.... l'ospedale ora è un'azienda con profitti e perdite, ma non umane, monetarie... e sarà sempre peggio temo..

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