mercoledì 1 ottobre 2008

LA SANITA' IN PERICOLO

Da molte settimane tengo nella mia agenda queste due pagine strappate al bollettino dell'Ordine di un paio di mesi fa. Le tengo perché vorrei riassumerle per il blog. ma non ci riesco. Non sono riassumibili, Sono appena riuscita a tagliarne un paragrafo assai tecnico di interesse per gli operatori.


E' lungo, questo articolo, ma fatemi la cortesia di cercare di arrivare almeno a metà, meglio tre quarti. Chi lo scrisse, il cui nome non cito perché mi sono accorta di non avergliene chiesto il permesso (ma domani lo cerco e glielo chiedo, promesso, e se lo permette troverete il suo nome qui), ha lasciato il lavoro da dipendente dell'AUSL prima di poter dire in pubblico queste cose. Io lavoro ancora per la stesa Azienda, da convenzionata, è vero, e in queste settimane mi sono chiesta se postare o no. Dove arriva la lealtà per chi ti paga e dove invece è sovrastante la lealtà per coloro di cui ti impegni a prenderti cura? Possono entrare in conflitto? Ecco l'articolo.



""Sono ormai molti anni che la sanità pubblica gioca in difesa. Noi medici e operatori sanitari viviamo le contraddizioni dall'interno-. da una parte i bisogni dei cittadini che sono giustamente sempre più consapevoli dei propri diritti e dall'altra le esigenze delle direzioni sanitarie alle prese con risorse limitate e sempre sottostimate. L'esiguità delle risorse finanziarie ha determinato politiche di tagli, di "razionalizzazione", la privatizzazione di alcuni servizi, l'"esternalizzazione" di alcune funzioni sanitarie, politiche di accreditamento del privato (cliniche e poliambulatori specialistici) e un esasperante metodo di controllo delle risorse impiegate esercitato sugli operatori del servizio sanitario che è diventato con il tempo il motivo conduttore di ogni decisione sanitaria.


Sui medici del servizio sanitario si esercita una pressione ed un controllo tesi non tanto a misurare la qualità del prodotto, ma l'entità delle risorse impiegate. Si ha l'impressione che l'interesse prevalente delle aziende sanitarie sia il risultato finanziario più che lo stato di salute reale dei cittadini. Queste procedure di controllo vengono esercitate attraverso un management amministrativo sempre più aggressivo e spesso ostile alla casta dei medici clinici, un tempo potente, ma di fatto oggi quasi completamente esautorata dalle decisioni importanti che determinano gli orientamenti sanitari.


Il disagio che vivono gli operatori sanitari è grave:  tutti hanno la percezione che il ciclo di sacrifici, di restrizioni non sia ancora terminato; nessuno degli operatori sanitari è contrario all'impiego corretto delle risorse ma non sfugge ai più che vi è una costante erosione del sistema pubblico perché le risorse destinate alla sanità sono inadeguate a causa di politiche che privilegiano altri settori e non di rado per il cattivo uso delle risorse disponibili che vediamo più palesemente in alcune realtà regionali.


Ma gli operatori sanitari vicono anche altri tipi di disagio e di frustrazione. L'aziendalismo ha prodotto forme di neoburocratismo. Il personale sanitario è chiamato a nuovi compiti, sempre meno tecnico professionali e sempre più burocratico amministrativi; questi compiti derivano dalle esigenze e decisioni del management amministrativo che è chiamato a gestire l'azienda sanitaria. I medici e gli infermieri non sono contrari al processo in sè, ma ai metodi spesso adottati e alla ridondanza delle procedure impiegate per obiettivi non sempre palesi.


L'impressione che si riceve è quella di un eccesso di pratiche amministrative che non solo tolgono tempo all'assistenza (con minore aualità delle prestazioni) ma di essere non attori bensì meri esecutori di un processo di cambiamento (l'aziendalizzazione?); questo processo dovrebbe innanzi tutto avere ben chiari gli obiettivi di salute da perseguire e non essere secondario a una pratica, ostentata, di efficientismo amministrativo e finanziario, sterile e pericoloso se mancano i presupposti e se non vi è condivisione reale con gli operatori.


(....) Purtroppo l'aziendalizzazione ha portato ad altre conseguenze che hanno un impatto diretto sugli utenti del servizio sanitario. La valutazione dell'efficienza delle Unità Operative (ex reparti o divisioni) viene condotta esclusivamente sul conteggio delle prestazioni eseguite, e non sulla qualità delle stesse: ne consegue un modo di fare sanità che può essere definita prestazionistica con introduzione di tempari per ogni prestazione come avviene nelle aziende di produzione di automobili o frigoriferi. Se a questo fatto si aggiunge che il progreso della medicina ha condotto da una parte alla parcellizzazione del sapere con lo sviluppo di tante specialità mediche e all'impiego di tecnologie sempre più sofisticate, si comprende come ad essere svilito sia proprio il rapporto umano che si dovrebbe stabilire tra medico e paziente. Se andiamo infatti a verificare come il servizio sanitario valuta economicamente le prestazioni, si può chiaramente vedere che quelle a maggiore impatto sono le prestazioni che richiedono l'impiego di strumenti diagnostici sofisticati (TAC, risonanza ecc), mentre quelle che richiedono semplicemente (? punto interrogativo di Capsicum) il ragionamento clinico, la conoscenza e la preparazione cultrale complessiva del medico o dell'peratore sanitario vengono valutate al minimo.


Un esempio per tutti: l'educazione terapeutica del paziente diabetico, cardine della cura e strumento per evitare le complicanze, non è in pratica mai stata remunerata dal servizio sanitario. Va da sè che le unità operative si sforzino di aumentare le prestazioni a prescindere dalla qualità e che ognuna tenti di approcciarsi a quelle che "rendono" di più. Un ragionamento analogo avviene per i ricoveri: il sistema di valutazione a DRG porta a magnificare il più possibile gli interventi durante il ricovero che tuttavia deve essere sempre breve, appropriato, ecc. Questo sisztema ha grossi difetti e tende a non risolvere e a demandare ad altri le cure nell'ambito delle aptologie croniche che sono prevalenti nella società odierna.


Questa medicina prestazionistica rincorre l'efficienza e l'efficacia delgi interventi, vorrebbe praticare la clinical governance, importata dalla cultura anglosassone, ma ha dimenticato i concetti base del diritto alla salute sancito dalla Costituzione e quelli altrettanto basilari dell'eziopatogenesi delle malattie.


Poiché le malattie croniche sono prevalenti, prendiamo ad esempio il diabete, lo sforzo che bisognerebbe conmpiere andrebbe indirizzato alla prevenzione delle complicanze e alla prevenzione del diabete di tipo 2 là ove è possibile; l'intervento delle istituzioni santiarie in questo ambito è ancora debole. la debolezza deriva dall'impostazione aziendalistica che scinde inesorabilmente gli interventi sanitari in innumerevoli prestazioni ognuna delle quali ha un prezzo, come se un processo degenerativo e cronico non avesse bisogno di essere analizzato, compreso e curato nella sua evolutività e nella sua globalità.


Questa medicina prestazionistica è destionata a generare aumento costante dei costi sanitari complessivi, malessere negli operatori, insoddisfazione nei cittadini, privati di qualsiasi rapporto umano e fiduciario; sul risultato riguardo la salute della popolazione vi sono dubbi e pareri contrastanti.


Chi scrive ha prestato servizio presso..... per 34 anni ininterrotti ed ha assistito ai mutamenti avvenuti durante questo lungo periodo.


Accanto agli enormi progressi nelle teconologie diagnostiche, alle opportunità di nuove ed efficaci terapie, ai progressi nella conoscenza di molte malattie, allo sviluppo della genetica ecc non si è sviluppata una altrettanto valida organizzazione e gestione delle risorse in ambito sanitario. Inoltre il ruolo di chi è in prima linea nell'assistenza al malato è oggi schiacciato a marginale rispetto a chi appartiene al management amministrativo. Si sono introdotte forme di neoburocratismo che oltre a svilire l'attività degli operatori  rappresentano un utilizzo errato delle risorse umane. Questi rilievi critici, in qualità di dipendente, non possono essere resi pubblici: le regole dell'azienda non permettono le critiche dei propri dirigenti; è per questo motivo che chi scrive ha deciso di uscire dall'azienda e da semplice cittadino esprimere pubblicamente le proprie perplessità invitando tutti, in particolare chi ha responsabilità nelle istituzioni elettive e in quelle di direzione delle aziende a riflettere su questi temi e, se possibile, a pensare ad apportare correttivi. ""

1 commento:

  1. ieri, dopo anni, sono andato a farmi " visitare" dal medico di famiglia, per una caviglia gonfia e dolorante.

    non me l'ha neanche guardata, sob.

    due minuti, una prescrizione di aulin e via.

    RispondiElimina