giovedì 1 maggio 2008

LIVIA E IL DOLORE

Livia Turco aveva cominciato un sacco di cose, cose impegnative, cose importanti. Poi è arrivato l'affaire Mastella e tutti i casini che sappiamo, e l'hanno fermata.


E' stato un delitto, un crimine a danno di tutti i malati gravi italiani. Chiaro che questa è una mia opinione. Sono stata al primo congresso italiano delle cure primarie, da lei fortemente voluto, e la sensazione era quella di un festival dei sogni interrotti, una fiera dei lavori abbandonati a metà. Prima di lasciare il suo posto di battaglia, ha scritto una lettera a tutti i candidati, lettera a cui non è stata data alcuna diffusione e che viene riportata integralmente su una rivista che talvolta cito con piacere e di cui apprezzo l'estremo coraggio e l'ardita franchezza: Delta. La trovate e scaricate da  qui. La lettera è a pagina sei.


Io ve ne riporto solo  un pezzetto,  perchè se i post diventano troppo lunghi sono scoraggianti:


"Il dolore che caratterizza le fasi terminali della vita e molte malattie croniche è inutile e ingiusto. La scienza afferma, ormai da tempo, che il dolore fine a se stesso va contrastato perché toglie lucidità, compromette la qualità della vita,accresce la solitudine di fronte alla sofferenza, avvicina il desiderio della morte. Combattere il dolore significa anche questo, allontanare il desiderio della morte di fronte ad una grande sofferenza."


Ma ne consiglio vivamente la lettura integrale.


Giacché ci siete perché non leggere anche il numero 39 di Delta, in particolare gli articoli dedicati alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse?

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