sabato 3 maggio 2008

Dire la verità

La cosa più difficile, mi rendo conto,  è non farsi scappare la verità in momenti inopportuni, o in modi inopportuni. Va detta, si,ma c'è modo e modo.


Con mio figlio, per esempio, bisogna andarci coi piedi di piombo. Basta un nulla e coglie al volo l'occasione per incazzarsi. E a me dispiace, perché è chiaro che la colpa è mia, non sua, come se l'avessi colpito con uno schiaffo; con le parole a volte è pure peggio. E faccio pure fatica a scusarmi. In questo, come in altre cose, il figlio ha preso da me.


Coi pazienti, poi, è ancora peggio del peggio.


L'altro giorno avevo un'ultima visita da fare, pensavo di riuscire a rientrare in studio, finire le ultime cose e andare a casa dalla famiglia, ma invece... Invece c'è voluta un'ora.  Ho dovuto dare una brutta notizia. Una di quelle che alcuni oncologi evitano di dare, e ti scrivono nella lettera di dimissione: attivare assistenza domiciliare, e tu chiedi alla famiglia cosa gli hanno detto e loro ti guardano con due occhi: perché, cosa ci dovevano dire? e allora capisci che tocca a te.


Mi ricordo sempre due ragazze, fra i trenta e i quaranta, il loro padre uscì dal ricovero con solo morfina e senza appuntamento per una visita di controllo, e io chiesi: cosa vi hanno detto? e una delle due rispose: ci hanno detto che i problemi del babbo sono cardiologici, così se lei ci mandasse dal cardiologo.... Invece la comunicazione era: ha un cuore che non sopporterebbe le chemioterapie, per cui non si può neppure provare.


Che tra l'una e l'altra delle due informazioni ci corre parecchio. Anche da un punto di vista pratico.


Avevo una volta un paziente che stava vendendo una casa. La moglie disse: pensiamo di rimandare il rogito a quando mio marito starà bene. Voglio dire: avranno il diritto di sapere che non si può fare, perchè il marito non starà bene? oppure oltre alla perdita del marito ci vogliamo anche aggiungere i danni economici per la vedova?


Eppure non è facile, no. Per questo nessuno lo vuole fare. Se appena può liquidare il paziente e scaricarlo su un altro carro.  Io non può.

5 commenti:

  1. Ciao e buon fine settimana da Maria

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  2. E' la parte più dura sentireconfermare i propri dubbi da una persona della quale hai fiducia

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  3. dovessero chiedermi cos'è il male, risponderei che è questo: il passaggio dalla speranza di vita alla consapevolezza della morte.

    una delle conseguenze del tumore a casa mia è questa: non provo più la stessa pena di prima per le vittime degli incidenti stradali, sono arrivato a pensare: "bene, almeno si sono risparmiati oncologi e adi".

    ciao

    giac

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  4. Non so a cosa serva avvertire che la fine è giunta. Sarebbe una sorta di privilegio rispetto a chi se ne va d'improvviso? Poter salutare tutti e firmare lasciti? Io spero che non mi dicano nulla e che, anzi, mi riempano di pietose bugie e che mi trovino migliorata ogni giorno. Nel caso.

    Avrebbe desiderato così anche buona parte delle persone a me care e che, invece, sono state informate per un distorto senso del diritto alla privacy...

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  5. Scusate se mi intrometto in questa disussione; ho letto per caso ciò che ha scritto capsicum. Io lavoro in un reparto dedicato ai malati terminali (si chiamano hospice, pensa un po'...) e ne ho conosciuto a centinaia di persone disonestamente trattate da oncologi o specialisti che delegano ad altri il momento della "cattiva notizia"!

    "Torni a casa, che la seguono meglio", "Ma sa, oggi come oggi la chemioterapia (o la trasfusione o chissà cos'altro) la fanno dovunque!!!". A noi capita regolarmente di dire chiaramente cosa sta succedendo e cosa - forse - succederà. Personalmente mi è capitato più di una volta di spogliarmi (metaforicamente!) del camice e di dover dire alla persona interessata cosa stava avvenendo. E non lo si fa per il diritto alla privacy, per il diritoo di non so che cosa, per poter avvertire gli avvocati oppure i notai: lo si fa, lo si deve fare, per ridare dignità ad una persona che sta soffrendo, che non sopporta gli sguardi più o meno pietosi che vede intorno a sé, lo si fa perché il NEGARE la verità corrisponde a NEGARE il suo dolore, la sua sofferenza. Certamente non a tutti si dice la verità, ma c'è chi te la chiede in modo esplicito.

    Vi assicuro che è dura, e molto spesso la psicologa è costretta a lavoro più su di noi che sui familiari dei malati.

    Scusate se sono entrata in questa discussione, non volevo disturbare.

    Connie.

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