mercoledì 7 maggio 2008

Alla morte da film....

 


nota: questo doveva essere un commento al post precedente, in risposta alle crude e assolutamente vere parole di giac, poi mi stava diventando troppo lungo e poi era una buona occasione di parlare dei 5 stadi della reazione ad una cattiva notizia della kubler ross, dove per cattiva notizia si intende in particolare l'annuncio della morte imminente, così è diventato un post. Grazie, giac, e grazie claudia e tutti.



....neppure io ci credo, giac, e io lo so, non lo suppongo. Epperò ci dobbiamo passare. qualcuno ha culo, va a letto e non si rialza. ieri parlavo con l'Ortolano, quello che mi rifornisce di verdura in cambio dei miei modesti servigi. Mi ha detto "la mia mamma è morta troppo giovane, aveva 64 anni, mai stata male, rideva con le donne, durante la pausa del pranzo, quelle che erano a lavorare da noi, e rideva tanto e ha detto: mi sento male, e l'abbiamo stesa sul letto ed è morta" Culo, in un certo senso. Il Pescatore aveva solo qualche anno di più, e non s'è perso nulla invece: la diagnosi, l'inefficacia delle cure, la paura del dolore, e poi, quando si è sentito vicino alla fine ha cominciato a chiedermi aiuto. perché era stufo e non voleva sottostare al peggio. un aiuto che gli avrei dato, per amicizia, se la legge in qualche modo me l'avesse consentito. E' entrato improvvisamente in agonia nella prima nottata, dopo alcune ore di mal di stomaco. Credo fosse un infarto massivo, o una embolia polmonare, comunque non l'ho ricoverato, l'abbiamo sedato con della morfina e la figlia gli ha tenuto la mano fino a che non è spirato. Una mezza via, insomma. Mia madre, invece, s'è beccata due anni come i tre della tua, lei aveva patteggiato invece. Dio, dammi due anni per mettere a posto le mie cose, poi me ne vado con Te. Io non lo so, io non ho la sua fede, comunque sono stati due anni, ha messo a posto le sue cose, poi dolore, Fentalin, anoressia, vomito, e alla fine dispnea terminale. L'ho sedata. E' morta due giorni dopo.
Ma che ne sappiamo noi di quale di queste sorti ci aspetta? io ci farei la firma per la prima, ma non c'è possibilità di scelta. Ma il punto non è questo. Il punto è, caro marco, che si può morire ribellandosi alla ineluttabilità della morte, è vero, protestanto maledicendo, ma non si può "non morire". "Manuel Flores morrà, e questa è moneta corrente, perché morire, si sa, è usanza della gente". Neppure si può  scegliere come morire. Neppure si può aspettare di essere pronti per morire, ammesso che si possa essere pronti per morire. No, l'essere pronti che io dico è l'essere pronti a credere alla notizia. e magari anche ad attraversare la morte a testa alta, consapevoli, vivi.
Alla notizia la gente non ci crede, è per questo che è definita comunicazione irricevibile,  tanto non ci crede che in oltre la metà dei casi dopo due settimane l'ha dimenticata. Sai che in america misurano tutto, saltavano fuori delle cause di persone che dicevano: il babbo, o la mamma, non è stato informato della prognosi, così hanno fatto uno studio controllato. Hanno registrato l'informazione, col medico che spiega, il paziente che afferma di avere capito, eccetera, per un grosso numero di pazienti. Poi, dopo due settimane, hanno intervistato gli stessi pazienti chiedendo loro se sapessero cosa avevano e quale fosse la loro prognosi. Più della metà ha affermato non solo di non saperlo, ma che nessuno gliene aveva parlato. Cancellato, capisci? Rimozione. Primo stadio di Kubler Ross. Un altro 25% ha detto, si mi hanno detto che non ce la farò, ma io sono diverso, io lotterò, invece, e io guarirò. Negazione. Ancora il primo stadio della Kubler Ross. Il restante venticinque per cento si divide tra patteggiamento, rabbia, depressione e accettazione, che sono gli altri quattro stadi.


Mia madre ha patteggiato. Due anni voleva. Alla fine dei due anni, quando ha capito che era finita, ha mescolato rabbia, depressione e accettazione in un impasto unico, il giorno prima di entrare in agonia ha fatto non so quante telefonate, ha salutato tutti. Due mesi fa ho rivisto una sua amica, e mi ha raccontato  di quella telefonata, mi ha detto in quella telefonata ho sentito proprio la nostra vecchia amicizia.


In realtà le cose sono an cora più complesse di così. Questo della dottoressa Elisabeth Kubler Ross corrisponde ad una analisi delle reazioni personali dell'individuo. Poi ci sono altre analisi, quella di Francesco Campione, per esempio, che considera l'atteggiamento verso la morte come viene plasmato dalla cultura attuale.


Ma in pratica, per il medico è diverso. Il medico con la verità non ci deve solo morire, ci deve vivere. Tanti anni.Tanto a lungo. Deve raccontarla a tanta gente la verità, e non può nascondersela, a meno di particolari forme di acrobazia mentale. E ogni volta si chiede, come io mi chiedo: quando toccherà a me, sarò pronto a crederci? sarò pronto a prendere commiato dai miei cari'? sarò pronto a conciliarmi con la fine, a tirare le some, a scrivere la chiosa del tema, come nel tema di maturità, ricordi?, quando l'orologio diceva: concludi, concludi, e quando avrò tirato questa somma, il risultato sarà accettabile, se non soddisfacente?


come diceva Paolo di Tarso: ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa.


Ognuno dovrebbe avere una "buona battaglia" da combattere e giungere alla fine dicendo a se stesso: l'ho combattuta, ed ora sono giunto alla fine, ed ho la consapevolezza di un buon lavoro compiuto.


Che poi si possa essere contenti di morire, ho visto anche questo, nei vecchissimi vecchi, quelli di cento anni e più, quelli non desiderano più vivere, solo di addormentarsi e riposare, sazi di lunghi giorni, ma per tutti gli altri non lo credo, no.


Contenti no. In nessun modo. Rassegnati neppure, credo. Ma pronti, pronti credo si possa essere.


Tu credi che quelli che si accingevano ad una battaglia già persa, nel passato, fossero contenti di sapere di morire dopo poche ore? e morire forse dopo atroci sofferenze, feriti, in mezzo al fango, soli? eppure erano pronti.


Perché, secondo Campione, avevano trovato un senso. Un senso.


Io non lo so se sia necesario trovarci un senso. Come ho detto altrove, ma credo che sia stato tagliato prima della pubblicazione, la morte ha una necessità, che è più di un senso, ed una realtà, che non ha bisogno di un senso.


Sono di quelle cose che in un libro stonano, epperò io credo che siano vere, e che la verità, o la sua ricerca, veramente, possa renderci liberi.

2 commenti:

  1. grazie a te per come esprimi i concetti, insomma per come sei, perché li esprimi per come sei.

    rileggo a casa con calma, e risponderò, se avrò parole

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  2. Dura, lucida ...... fa un pò paura !

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