sabato 19 aprile 2008

IERI A REGGIO EMILIA

... sono stata al congresso regionale della società italiana di cure palliative. come sempre in queste occasoni si sentono una montagna di cose che si vorrebbe riferire. Un paio ve le racconto.


Il professor Eusebi, che insegna diritto penale all'Università Cattolica di Piacenza ha fatto una lunga, equilibrata e dotta dissertazione sulla responsabilità del medico nelle cure palliative. Ha detto una cosa interessantissima: allorquando la magistratura, perseguitando i medici per presunte responsabilità professionali, eccede presumendone sempre e comunque la colpa, crea di fatto un incitamento alla medicina difensiva.  Eusebi l'ha definita una legislazione CRIMINOGENA.  Sempre più spesso, di fronte alla situazione difficile in cui l'intervento medico non ha sufficienti garanzie di riuscita, il medico di astiene dall'intervenire, motivando la sua astensione con l'eccessiva rischiosità dell'atto medico.


Mi spiego meglio:


"La sua mamma (papà, nonno, nonna, ecc.) non può essere operata per questo cancro al colon (fegato, mammella, prostata, ecc) perché è cardiopatica (anziana, ha la bronchite cronica, ecc.)  e il rischio operatorio sarenne troppo elevato"


"ma dottore allora farà una chemioterapia?"


"No, non la  possiamo fare, capisce, il rischio è troppo elevato"


"E  una radioterapia?"


"no, guardi, in quelle condizioni lì una dose adeguata di radiazioni per trattare la neoplasia non sarebbe tollerata dalla sua mamma (papà, nonno, nonna) e si correrebbero troppo rischi di effetti collaterali"


"E quindi?"


"Ah, potete attivare una assistenza domiciliare (o ricovero in Hospice, ecc)"


 


In parole povere: se curarla è rischioso non ve la curiamo. Morirà, si, ma per colpa della malattia e non per colpa delle cure del medico. Il quale, astenendosi da un trattamento pericoloso per la paziente, ha comunque operato con prudenza, secondo quanto pare ritenere oggi la legge.


Ma se non la curi muore di sicuro, mentre se la curi ha delle possibilità di vivere più a lungo o forse, addirittura, molto a lungo.  E allora? Se per la magistratura un rischio del 20% non è accettabile e quelle due persone su dieci non è accettabile che muoiano per la terapia, allora il medico segue il ragionamento dellla magistratura e si astiene dal mettere in atto una terapia rischiosa. Doppiamente rischiosa: per il paziente, ma soprattutto per il medico che rischia di finire  sotto processo, costretto a risarcimenti e forse persino privato della possibilità di continuare a lavorare.


Eusebi dice che nella sua esperienza i medici che si trovano accusati di errori di vario genere sono generalmente tra i migliori nella loro professione. Quelli che hanno il coraggio di correre rischi elevati a vantaggio degli altri.


In USA questo è lo standard.  E fra poco anche da noi. Io l'ho scritto anni fa, in Nessuno a cui parlare. E ancora prima sul blog. Io ve l'avevo detto. Ma sino a che lo dicevo io, un medico potenzialmente assassino, era una cosa. Ora che lo dice un professore di diritto penale spero che sia più creduto.


L'altra cosa riguarda le direttive anticipate. Una storia tragica e sanguinosa di un poveretto morto con la pancia che si bucava da sola dappertutto facendo uscire cacca, sangue e pus. Questo povero cristo aveva avuto la mamma morta per cancro del colon. Era morta con una stomia, col saccheto per capirci. Lui si era recato da un notatio ed aveva redatto delle direttive anticipate in cui diceva che MAI, PER NESSUN MOTIVO, ACCETTAVA CHE GLI VENISSE FATTA UNA STOMIA.


Ora, a parte che era più intelligente farsi una bella prevenzione del cancro al colon con esami delle feci, colonscopie regolari e via dicendo, l'amico in questione non la fece sta prevenzione, e siccome il cancro al colon è eredofamiliare, si ritrova con un cancro al colon come la sua mamma. Rifiuta l'intervento chirurgico perché gli farebbero la stomia con relativo sacchetto, ma il cancro è di quelli occludenti, il colon si chiude, sopravviene un blocco intestinale, e bisognerebbe fare almeno una stomia per decomprimere l'intestino. Ma lui non la vuole. I medici prendono atto. Così il disgraziato, in rpeda a dolori lancinanti, viene trasferito in Hospice, dove accetta che gli vengano fatte delle cure mediche.


Ma, capite, la pressione dentro questo intestino occluso sale, la parete intestinale si infiamma, aderisce alla parete dell'addome, si rompono come quando si apre un ascesso, e si creano delle fistole, dei buchi nella pancia, da cui fuoriesce il contenuto intestinale, il sangue e il pus. Quattro. Quattro fistole in poche ore. Orribil. Molto peggio di una sola stomia, pulita, sana, efficace.


Ora, io vi chiedo: hanno fatto bene i chirurghi a rispettare la volontà di questo poveruomo?


E se gli avessero spiegato cosa succedeva? Se gli avessero fatto capire che la sua aspettativa di poter dominare e tenere sotto controllo il suo corpo era irrealistica?


Uno dei miei bimbi, quando era piccolino, era convinto di poter evitare di fare pipì. Ma alla fine gli scappava. E lui ci restava molto male. Aveva un anno, più o meno. Ma l'idea di fondo era esattamente la stessa. Il mio corpo farà esattamente quel che dico io.


Seee, magari.....


 

5 commenti:

  1. leggendoti, si provano sensazioni contrastanti: da una parte si vien voglia di diventare il piu' possibile oggettivi, materialisti, razionalisti rispetto alle malattie.E ringraziare che esitano dei medici illuminati.Poi pensi ai casi di Tromboni pretenziosi che ti prendono 200 euro di visita privata e ti dicono che il tuo mal di stomaco è dovuto a stress(per 7 anni male dovuti a calcoli non diagnosticati)Cioè: tu parli di dottori che osano, io ti chiedo: ma quando ti capita di essere paziente, non è forse vero che cerchi di capire chi sarà a curarti?

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  2. si. ma rassegnati: non sei in grado di capirlo.

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  3. ed ecco perché la scelta del medico è un rischio che devi assumrti; questo significa che dopo non ti puoi lamentare. Sei tu che hai scelto il medico, la responsabilità è condivisa tra voi. discorso molto complesso, che sto sviluppando io stessa e che è prematuro fare, per ora. Ma rifletti solo su questa cosa: che tutti pare debbano essere garantiti su tutto, in italia. invece in USA, per esempio, l'unica cosa che ti è garantita è il rispetto delle obbligazioni di contratto.

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  4. Nel 1973, scelsi una dottoressa che dicevano brava, competente e di sinistra.Poi, per anni, scelte casuali perchè nelle città non sai chi ti capita, come medico di base.Ora di nuovo, con fiducia ,una brava e coscienziosa dott.essa.come medico di base.Ma qui finisce la condivisione di responsabilità.In ospedale mi trovo davanti a percorsi in cui sono considerato un organo malato, una cistifellea, un rene o un analisi da approfondire..dove puo esser il terreno d'icontro tra la professionalità e la delega del paziente?Ammeso che esista, perchè la mia sensazione è che anche tu sappia benissimo quanti pochi siete , di voi, quelli seriamente etici

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  5. Le tue considerazioni, i tuoi dubbi, rivelano la tua umanità. Sono utili perchè fanno meditare. Grazie.

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