giovedì 4 ottobre 2007

RIFLESSIONI FESTIVE


Oggi da queste parti è la festa del Santo Patrono. Ergo, ho dormito sino alle dieci. Poi chiacchiere e caffè col marito. Che si è raccomandato: vedi di finirlo presto sto lavoro e di metterci una pietra sopra, ché non se ne può più.


Ieri ho cominciato la relazione sull'analisi generale della prescrizione. Ho tirato fuori dei dati interessanti. Se non fossi tanto irata per le insinuazioni di comparaggio e di malpractice che traspaiono dalla "loro" analisi, mi starei divertendo anche tanto. E' un'occasione di riesame del lavoro svolto veramente ghiotta.


Dal punto di vista clinico non sono malaccio, ma si può far di meglio. Dal punto di vista "scartoffiaceo" non ho perso il mio tocco anche se non mi occupo di amministrazione scolastica almeno almeno dal 92. però questa Scuola di Alta Formazione in e-health mi sa che mi casca come il cacio sui maccheroni. Dobbiamo, ripeto dobbiamo imperativamente capirci qualcosa di più del governo clinico e soprattutto riuscire ad influirci, a travasarci dentro le nostre competenze ed il nostro livello di professionalità.


Alla prima giornata inaugurale il prof Moruzzi ha detto delle cose illuminanti. Ci ha ricordato l'analisi niciana della rivoluzione industriale. Gli artigiani travasarono nella nascente industria le loro competenze e ne ebbero in cambio la mortificazione del loro orgoglio professionale. Ma la produzione dei beni divenne "di massa" e se la qualità venne abbassata, la quantità fu tale da soddisfare le necessità di strati della popolazione che altrimenti ne sarebbero rimasti esclusi.


L'operazione attuale è, nelle intenzioni, quella di industrializzare l'assistenza medica, di abbassare i costi stabilendo dei Livelli Essenziali di Assistenza, i LEA, se ascoltate bene i telegiornali qualche volta ne sentite parlare, e delle linee guida di lavoro a cui tutti i medici si debbano adeguare. In questo modo si alza il livello degli incompetenti, si solleva la qualità di certe sacche geografiche se mi spiego, ma si crede di doverlo fare schiacciando l'orgoglio professionale dei medici, facendoli gestire da Infermieri e Farmacisti, e stroncando i picchi di qualità, perchè sono più costosi dei LEA.


Fin qui le intenzioni. Ma.


Ma oggi come oggi LA GENTE PARTECIPA A PRODURRE LE COSE DI CUI HA BISOGNO. Vi faccio l'esempio portato da Moruzzi: il sarto. Una volta il sarto ti diceva lui come andava fatto il vestito. Al limite tu gli dicevi se lo volevi estivo o invernale, sportivo o elegante. Lui ti tirava fuori le stoffe, te le metteva vicino alla faccia, e ti diceva: ecco, per lei queste vanno bene, e tu annuivi, e poi ti prendeva le misure e ti diceva. Per la sua figura io vedrei bene un taglio così e cosà, glielo metto in prova per il giorno tale. E tu dicevi si, e uscivi congratulandoti con te stesso, che bravo sarto che ci ho.


Oggi lo sapete che le cose vanno diversamente. Se andate dal sarto, quelli che se lo possono permettere, lui vi offre una vasta gamma di possibilità di scelta, si informa sulle vostre preferenze in fatto di colore, tipo di stoffa, pesantezza, stile, e organizza, in realtà, i vostri desideri in modo che la costruzione del vestito è frutto di una partecipazione di entrambi: lui con le sue capacità di sarto, voi con il vostro indirizzo progettuale.


La stessa cosa se chiamate un imbianchino. Quando arriva siete voi a scegliere i colori, o la carta, e lo stile, e il costo, eccetera eccetera. Partecipate, sempre, alla produzione delle cose di cui avete bisogno.


E nella medicina dovrebbe o potrebbe forse essere diverso? Macché!! Il paziente oggi si informa, va su internet, vuole capire, conoscere le alternative, non vuole un medico paternalista, io ti dico e tu fai, io prescrivo e tu assumi, ma vuole un vero e proprio "navigatore" nella giungla della diagnosi e cura, vuole essere sicuro di avere esperito tutte le strade, possibilità, eventualità, vuole risolvere il suo problema, si, ma lo vuole fare anche a modo suo, secondo i suoi principi. E' la rivoluzione della comunicazione, che sia benedetta, la rivoluzione delle reti.


Ora, questa gente retrograda non capisce un maledetto accidenti di tutto questo. Vuole tagliare la professionalità, stroncare l'orgoglio professionale per poter gestire come più gli aggrada la prescrizione. Sono degli idioti.


La strada che veniamo trascinati a percorrere è altra, è quelladfi una formazione continua che trascini verso l'alto la competenza professionale media, che trascini verso l'alto la capacità di comunicazione media del medico.


E il controllo della spesa, allora?


Signori, si possono fare delle scelte politiche. Si possono fare. Si decide: questo possiamo fornirlo e questo no. Lo si comunica alla cittadinanza e ce ne si assume la responsabilità


Ma no, la cosa che vogliono fare è questa: fare le scelte politiche,e poi premere sul medico perchè menta al cittadino contrabbandandole per scelte cliniche. Ti do questa terapia perchè è la migliore, non perché costa meno. Non ti do questa terapia perchè non ne hai bisogno ed è pure dannosa, non perché costa cara.


E intanto così si imbocca una deviazione pericolosa, che è quella dell'incremento dei costi per fini impropri. Il medico prescrive accertamenti superflui allo scopo di documentare l'aderenza della sua prescrizione alle note AIFA. Che costano. Ma ci vorranno degli anni eprché lorosignori lo capiscano, e poi reagiranno scompostamente, more solito.


Io sono disponibile a seguire le direttive aziendali sulla spesa, come ho sempre seguito tutte le direttive aziendali, in fin dei conti lavoro per loro, sono un medico dell'azienda usl,  ma non a raccontare balle ai pazienti, perché prendo sul serio i miei impegni, e il primo impegno che ho preso è quello di non raccontare balle ai pazienti. Che alla fine sono quelli dalle cui tasche viene il mio stipendio, quindi che l'Azienda non si provi, come ha fatto in passato, ad accusarmi di sputare nel piatto da dove mangio. Semmai sono loro a sputare nel piatto da dove mangiano, il piatto rifornito principescamente dal cittadino contribuente.

2 commenti:

  1. hai letto un libro di un medico, sulla malasanità..si intitola camici e pigiami..il nome ora non mi viene, ha una rubrica anche sull'inserto salute di repubblica..mi sembra che le cose che dici siano molto condivisibili, aggiungeri solo il lato potente delle multinazionali dei farmaci che si infilano dietro le scelte..apparentemente mediche

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  2. si, ci provano ad infiltrarsi, ma non è così facile. molti medici non sono scemi, e distinguono. ma il costo del farmaco quesllo è. loro ce l'hanno e loro ti dicono quanto voglono. con una certa contrattazion enei paese dove esiste un servizio sanitario pubblico, è vero, però contratti fino ad un certo punto. il farmaco è sempre loro. del resto, capisciammè, se i governi e le università e le istituzioni tutte decidono di abdicare agli investimenti sulla ricerca, perché è troppo comodo lasciarli fare ai privati, così, guarda come siamo furbi, godiamo dei frutti della ricerca senza pagarne il costo, è chiaro che poi il costo lo devi pagare al momento del consumo di quei frutti della ricerca apparentemente aggratis. O no? Voglio dire, chi è il cretino che è davvero convinto di poter scroccare un pasto gratis? Sono diventate multinazionali della ricerca perchè la concorrenza s'è ritirata dalla gara, e ora hanno tutte le carte in mano, e fanno il gioco. Colpa del medico? Pure questo?

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