domenica 21 ottobre 2007

proprio triste, sapete, sentirlo dire che non ha mai visto i miei figli, e chiedersi come sia possibile che si sia dimenticato di venti anni, dico venti, durante i quali sono successe tante cose, belle, meno belle, come sia possibile che si sia dimenticato di quando erano piccoli, e di tutte le feste, tutti i natali, le pasque, le estati al mare, e poi di tutti i litigi, gli urli, gli insulti durante i primi anni della sua malattia, coi bambini che si prendevano paura e io che cercavo di portarli via, ma lui tornava alla carica, e non sapevo dove mettere i bimbi durante i suoi accessi d'ira, così alla fine mi sono decisa a vietargli almeno d'entrare in casa mia e ad andare sempre io da lui,ma loro non hanno dimenticato, erano troppo piccoli, ed hanno avuto troppa paura nel vedere il nonno che minacciava la mamma, e il papà, e la mama che non faceva nulla, e il papà che brontolava, ma poi neppure lui faceva nulla, e loro non si spiegavano perchè, e quella paura degli urli e delle scenate cui non erano abituati è rimasta irrazionale, anche adesso che sono grandi, soprattutto il maggiore, che dice mamma io capisco tutto, lo so che è malato, ma non riesco proprio ad andarlo a trovare, quando poi urla io non so se riuscirei a non prenderlo a schiaffi, meglio che ne stia lontano.


Perché adesso si capisce che è demente, ma allora sembrava solo cattivo, e violento, e matto forse, ma demente non sembrava ancora. In quegli anni ha suscitato il rancore di tutti i suoi generi e le sue nuore, dei consuoceri, dei parenti della moglie, di tutti. In quegli anni ha costruito un gran vuoto intorno a sè, e anche adesso, quando dico guardate che era la demenza, è una malattia, non era lui che parlava ma la sua malattia, tutti mi fanno notare come quella malattia somigliasse molto ad un peggioramento del suo vecchio cattivo carattere, e come alla fine non faccia differenza il motivo per cui uno si rende insopportabile: sempre intollerabile è, e meno lo vedono e meglio è per tutti. Vogliono solo stare tranquilli, senza urli che richiamino l'attenzione degli abitanti dei tre isolati accanto, senza piatti rotti, senza insulti sanguinosi, senza porte sbattute e prese a calci. Vogliono solo dimenticarsi di lui, in attesa che muoia e possno ricominciare a ricordarselo senza timore di vederselo davanti.


Però è triste sopravvivere a se stessi. E sopravvivendo rovinare anche il proprio ricordo.


Ed io che non ho più rabbia, solo tristezza, e insieme il rimorso di non aver saputo proteggere i bambini da quelle brutte esperienze e anche di non aver saputo, o potuto, salvare in loro il ricordo del nonno, quello vero, quello che da tanti anni è sparito, disgregato, sepolto in frammenti sotto il delirio violento senile. Quello che forse ricordo io sola. Tanto da dubitare persino se si tratti d'un ricordo vero, o d'una pietosa illusione.

2 commenti:

  1. ti ammiro molto

    e' importante quello che dici, per molti e' difficile dirlo ed e' difficile anche "commentarlo"...


    squa

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  2. Ti sono vicina, e lo sai.


    E' tutto un dèja vù, per me, quello che descrivi. Comprese le parole di tuo figlio, che sposo in toto.


    ti abbraccio, Loredana

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