giovedì 13 settembre 2007

NELL'AULA DEL TRIBUNALE , E FUORI...


 


Mei cari amici, eccomi di ritorno dalla seduta con il Gruppo Controllo Prescrizioni. Ho scritto una relazioncina per il sindacato, ma non sto ad annoiarvi con tutti i particolari. Vi basti sapere che ci sono due aspetti: quello della sostanza e quello della forma, ed infine uno che è sia formale che sostanziale.


Nella sostanza sono in grado di rispondere in modo assai soddisfacente a tutte le loro domande. Sia quelle di chiarimenti amministrativi che quelle di chiarimenti clinici


Per quanto riguarda i chiarimenti amministrativi, formali, mi chiedo che cavolo c'entro io con la determinazione esatta o meno del codice fiscale del paziente che è poi riportato nel tesserino sanitario: sta a vedere che mi debbo mettere anche a controllare che la ASL non si sia sbagliata, o che debbo pretendere che ogni volta la vecchietta mi porti l'originale del certificato di attribuzione del codice fiscale.


Poi c'è il terzo aspetto, su cui loro mi vorrebbero rassicurare, ma qui chiedo il vostro parere.


Vorrebbero che documentassi con le copie dei referti specialistici di ognuno dei pazienti da loro elencati la patologia in base alla quale ho fatto le prescrizioni. Ho detto: siete sicuri che non debbo chiedere prima il permesso al paziente? e se il paziente non me le volesse dare le copie dei suoi referti? E se mi dicesse: dottoressa, insomma, come si permette di discutere con gli amministratori e i farmacisti dalla USl delle mie malattie senza il mio consenso?


La capa della commissione ha detto testualmente: "ma questi sono dati già di proprietà dell'azienda USL" e io ho risposto: quelli che ha lei, si, certo, quelli che io dovrei ottenere dai pazienti però non sono mica dell'azienda: sono del paziente.


"Ma, interloquisce  una della direzione sanitaria, voi avete già il consenso del paziente a trattare e conservare questi dati!". Si, rispondo, però abbiamo un consenso limitato, per fini clinici. Certo non un consenso valido per portare in giro i loro referti, consegnarli a terze persone a loro insaputa,  discuterne, argomentarne, eccetera.


No, dice quella della direzione sanitaria, lei può stare tranquilla, non ha bisogno di alcun consenso informato.


Secondo voi lo debbo fare un quesito al garante della privacy o no? E se fossero i vostri dati, le vostre diagnosi, non vi chiedo se mi dareste il consenso: sono sicura che quasi tutti i pazienti mi darebbero, o daranno, il consenso senza problemi. Vi chiedo come vi sentireste se io usassi le notizie che vi riguardano senza prima informarvi e chiedervene il permesso.


Quando dico che sta gente mi mette in imbarazzo, intendo proprio questo, intendo.


Mah, intanto abbiatevi un abbraccio da Capsicum.

6 commenti:

  1. Mah, io ho la tendenza a impuntarmi se mi si impone qualcosa, tipo dover giustificare una situazione che mi sembra già chiarita solo perchè chi mi fa la richiesta non si prende la briga di verificare entro le sue competenze e si mette al sicuro ribaltando su di me il problema... Non so se questo è il caso, se vale la pena di essere puntigliosamente osservanti dei limiti legali, ma, appunto, i burocrati li superano sempre a loro vantaggio e io mi intestardisco. Ma non mi sento di consigliare questo come comportamento più adeguato, forse essere accomodanti è più produttivo

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  2. ma scusa se uno avesse perduto i referti?

    intendo. io prendo delle medicine da ventanni e se non avessi più l'esame o il referto specialistico che mi aveva portato a prendere la medicina? o se il sintomo fosse così ovvio da non necessitare visite e referti?

    tanto guarda io prendo molte medicine ogni giorno

    e quasi tutte me le pago di mia iniziativa

    perchè andare ad aspettare un'ora e mezza tra gli scatarramenti mutuabili per avere la ricetta e risparmiare due euro...boh.....

    la soluzione migliore resta il ps così esami e medicine gratis

    basta stare male davvero.....

    ufff

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  3. Via! Non dimenticare mai che siamo in Italia... E' tutta una farsa... la commissione, i controlli... sono pagati per stare lì e fingere di essere veri... Non preoccuparti: non ti accadrà nulla... In Italia non c'è quasi nulla di vero: è un grande teatro dove si recitano delle parti. Tu fingi di avere preoccupazione, ma non averla davvero. E' tempo sprecato. (Commento di un cinico avvocato che ne ha viste tante).

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  4. Quando dico che sta gente mi mette in imbarazzo..... sei una vera signora... io userei altre parole.


    sono gli yuppies al potere, una generazione di parassiti, incapaci, codardi, forti coi deboli e deboli coi forti, capaci solo di controllare che ogni loro azione porti pecunia nelle loro tasche nel breve termine..... ecc ecc ecc


    solidarietà

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  5. Beh tutto sommato per pertinenza alla domanda io ti risponderei: certo!

    Mi girerebbero le balle che il mio medico portasse in giro referti senza preventiva autorizzazione.

    Già mi girano quando devo comunicare dati e codici fiscali e quante malattie ho avuto e quanti aborti ho fatto e se ho fornicato se si quanto e a quanto tempo prima della menopausa...

    Figurati con referti trotterellanti per tutta la città!

    Dico, io.

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