lunedì 27 agosto 2007

RICORDI

Sono stata a casa sua, fare una specie di revisione, prima che ritorni dal mare.
Non si può dire che sia veramente sporca, solo polverosa, ma comunque non pulita secondo i nostri criteri, che erano poi i criteri della mamma. Sai, tutte le superfici bianche non proprio bianche, come appannate, velate. I pavimenti opachi, l'odore di stantio che aleggia e non sai bene da dove esali.
Ti ho detto dei tappeti? Li hanno lavati due volte, e poi trattati contro le tarme, perchè c'erano i vermi sotto, i vermini delle tarme. Quattrocentottanta euro, perchè sono una vecchia cliente, e sono ancora sigillati in deposito, il tappetaio dice che li riapriremo in settembre per verificare che la disinfestazione sia andata a buon fine. Non possono più usare i veleni di una volta, quelli erano efficaci al cento per cento, dice; li mettevano in una soluzione, ce li tenevano a bagno, e quando li toglievano le tarme erano morte, e le uova erano morte, tutte e per sempre. Adesso, dice, i trattamenti sono efficaci forse per il novantacinque per cento, per questo li ha ripetuti due volte, ma anche così non ci garantisce nulla. Vale la pena?, gli ho chiesto, e lui ha risposto che si, che sono due tabriz, e poi tanto grandi, un vero peccato buttarli via. Ma desso come faremo? Il geriatra sconsiglia vivamente di tenere i tappeti in casa. Mi ha detto che sono un pericolo, costituiscono un grave rischio di cadute e di fratture, del femore soprattutto. Tappeti e ciabatte. Lui ci tiene ai suoi tappeti, se non glieli rimettiamo penserà che ce li siamo venduti.
Però così, senza tappeti, mi sono data una bella lavata ai pavimenti, con l'ammoniaca, in tutti gli angoli, e già che c'ero anche ai mobili di cucina, al comò laccato, agli armadi della camerina, alle porte e agli infissi delle finestre.
Il bagno era pulito.
Le lenzuola no. Così ho pensato le cambio, ho aperto l'armadio biscotto e mi sono cadute le braccia. Tutta la biancheria da tavola e da letto era mescolata insieme, mal piegata e niente affatto stirata. Ho mandato la macchina con le lenzuola sporche e nel frattempo ho vuotato l'armadio. Ho messo sul letto da un lato la biancheria da tavola e dall'altro quella da letto. Ma prima di metà era troppo un casino. Quindi ho portato le lenzuola, le federe e compagnia cantante in camerina, e ho proseguito. Tutta quella roba affastellata, spiegazzata, caduta sul fondo degli armadi, e sai cosa? in ogni buco, praticamente, in ogni cassetto, scomparto, ripiano, c'era qualcosa di nostra sorella. Verosimilmente rimasto lì dall'epoca dell'ultimo litigio con suo marito, quando? tre anni fa? o quattro? Un abito da sera di paillettes argento in mezzo alle giacche di papà, e una magliettina rosa a una sola spalla, mai indossata a giiudicare dall'aspetto e dal fatto che stava ancora nella sua busta del negozio, cacciata tra l'aspirapolvere ed il ferro da stiro. Uno di quei cassetti di plastica che la mamma teneva negli armadi era pieno di mutandine e reggiseni vecchi con gli elastici smollati, credo che li abbia lasciati lì come scarto, e una giarrettiera rossa tra le siringhe e il cotone idrofilo. In mezzo alle scarpacce di papà ( a proposito, ne ho gettate via la metà) c'era un paio di sandali altissimi di Trussardi e delle babucce rosa trasparenti col tacco. Tipo la Pupa e il Secchione, se ti ricordi. Creme, trucchi e simili li ho spediti tra i rifiuti, scadutissimi. Ho trovato una matassa di cravatte macchiate nascosta in fondo al cassetto più in fondo dell'armadio. Ero in preda alla disperazione. Ho finito i sacchetti per i rifiuti, così sono andata a vuotarli al cassonetto, vuotarli, non gettarli, e li ho riempiti ancora.
Ho mandato una seconda lavatrice, quindi non ho potuto accendere il ferro da stiro, così ho aggredito i pensili di cucina. Solo i pensili, Erano già le sette di sera. Ti dico solo, c'era un grazioso vasetto di marmellata, di fragole se non sbaglio, col coperchio sormontato da un centrino all'uncinetto, e sotto il centrino c'era la data di scadenza: febbraio novantotto.
Poi ho steso la seconda macchina, e non ho finito. C'è lavoro per un'altra domenica intera.
Si, quel badante andrebbe cambiato, è vero, ma ci va tanto d'accordo, lo sai.
Mi sono portata a casa la mia vecchia cintura di velluto nero, quella col pavone ricamato, te la ricordi? La deve avere conservata mamma, le piaceva tanto come mi stava, e vicino c'era la sua sciarpa da pelliccia, quella nera e argento. E i tuoi guanti bianchì della Comunione. E uno dei diari di nostra sorella, pure quello dimenticato lì qualche anno fa, incorreggibilmente sbadata, neppure ci scrive sopra di che si tratta, pensavo fosse un quaderno di ricette e l'ho aperto, ogni pagina cominciava con Cara mamma e finiva con la sua firma, così mi sono seduta, ero tanto stanca, ed ho pianto.

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