mercoledì 18 luglio 2007

Vediamo se stavolta riesco a farmi capire sul tema della  tanto decantata (a torto, IMHO) gentilezza medica.


 


Quando stai male ti senti dipendente da quelli che ti curano e non hai il coraggio di opporti a nulla, Ti viene sempre il dubbio che abbiano ragione loro, che tu forse ti stai sbagliando, e questo succede perché in realtà non sai cosa sta succedendo e perché, quindi, non distingui le cose preoccupanti da quelle che non lo sono. Però non hai neppure voglia di fidarti, ti prende l’idea che quelle medicine possano essere loro le responsabili del tuo malessere, e così fai casini, togli, riduci, cambi. Poi fai finta di nulla e attribuisci al medico ogni responsabilità anche quella dei casini che hai fatto da te.


Se il medico è gentile, poi, è pure peggio. Se ti dice faccia pure come crede, non sai più cosa pensare. Ti chiedi allora perché mi ha prescritto questo se poi mi dice faccia come crede?


Alla base c’è sempre un problema di comunicazione sbagliata. E spesso di paura di un conflitto col paziente.


Ieri mi ha chiamato la figlia della paziente di un mio collega (lui è in ferie e lo sostituiamo noialtri del gruppo). In ospedale le hanno dato la morfina per il dolore e insieme uno sciroppo lassativo. E' la prassi perché la morfina rende molto stitici, tanto che si può avere persino una occlusione dell'intestino. La signora ha preso la morfina volentieri perché le ha fatto passare il dolore, ma lo  sciroppo è disgustoso, ha assaggiato il primo cucchiaio, poi  non l'ha più preso. Adesso è occlusa. Non va di corpo da due settimane, ha male e vomita tutto.


Dice la figlia: adesso cosa facciamo? Adesso, signora, la disoccludiamo, ma poi dovrà prendere il lassativo. No, risponde lei, assolutamente, la mamma non lo vuole e non lo prenderà. Allora, dico io, le leviamo la morfina. Ma se gliela togliamo ha male, mi risponde la figliola. Ma se gliela diamo senza purgante le blocchiamo l'intestino, rispondo io.


 
Insomma, è sempre così. La gente prende decisioni sbagliate perché nessuno li mette davanti alle informazioni. Dargliele soltanto non basta. La gente quando sta male fa fatica a capire le cose. A volte bisogna essere poco gentili, dirgli duramente: va bene, niente lassativo niente morfina. Dirgli: scegli pure, ma paga le conseguenze. Fai pure a modo tuo, ma sappi cosa stai facendo. A volte bisogna quasi litigare. A volte bisogna proprio litigare..


Vogliono evitare le discussioni questi miei colleghi tanto bravi: da un lato vedono se stessi come dei fulgidi esempi di bontà e non gradiscono essere messi in discussione, dall'altro, essendo fulgidi esempi di bontà, non se la sentono di fare la figura degli sgarbati. Ma a volte è necessario. A volte la buona educazione ti impedisce di spiattellare le cose come stanno. A volte il desiderio inconsapevole di salvare la tua immagine "buona" ti impedisce di essere un buon medico. Che non  sempre è un medico buono.



Mia sorella aveva appena imparato a scrivere le lettere dell'alfabeto, a cinque anni, e si servì di questa fresca abilità per vergare sul muro: la mama e cativa.


Spesso le mame sono cative proprio quando si comportano da buone madri. Lascia pure che il paziente ti percepisca come stronzo, l'importante non è fare bella figura, ma fare un buon lavoro. Mica lavoriamo per la riconoscenza dei pazienti. Lavoriamo per uno stipendio e per la consapevolezza di un lavoro ben fatto. Che poi il paziente ti trovi gentile o no, che ti trovi simpatico o no, non ha rilevanza. Conta solo che ti trovi sincero, onesto, chiaro, preciso, attento. Lascia pure che ti ritenga stronzo.  Che ti ritenga duro, freddo. La vita è dura, la malattia è dura, la morte, poi, è freddissima.


Tanto vale.

6 commenti:

  1. io son stata venti giorni pur senza morfina....


    e un grazioso clisterino da due litri?

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  2. infatti. graziosissimo.

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  3. quando ero piccola, ormai mezzo secolo fa, le medicine erano tutte cattive, ma mio padre mi ripeteva sempre che più la medicina era cattiva e meglio faceva, prima guarivo....

    questa frase è rimasta impressa e scolpita, a tutt'ora quando debbo sottopormi a terapie debilitanti, mi ripeto che più è cattiva e meglio starò dopo.

    Cris

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  4. questa volta ho capito cosa intendi dire riguardo alla gentilezza e sono d'accordo. ma quella io non la chiamo gentilezza! è solo lasciar fare... la gentilezza vera è ben altro. baci

    zoe

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  5. gent. dott.ssa Deni mi intrufolo nel tuo blog per dirti che ho letto il tuo libro "nessuno a cui parlare" che mi era stato dato dalla dot.ssa Elisabetta Simoncini. Volevo complimentarmi sia per il bel modo di scrivere che per i contenuti che ho trovato appassionanti.

    Da dirigente dell'ASL sono contento di sapere che professionisti che credono nel loro lavoro, pur con tutti gli umani dubbi del caso, sono all'opera quotidianamente per far guadagnare quel pò di salute che si può ai nostri cittadini. Grazie. Gabriele Cavazza (direzione sanitari asl di bo)

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  6. grazie mille, dott. Cavazza, non sai quanto sono lieta di questo commento. Non siamo in pochi, e questo deve incoraggiarci e spronarci. Ma non comunichiamo abbastanza bene con la gente, e "ciò è male, signor Anderson". Baci

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