lunedì 28 maggio 2007

VITA NELL'HOSPICE

E così, dottoressa, non ci sono belle novità. Va sempre più male. Ogni giorno va un po' più male. Dimagrisce, non mangia. Oggi gli davo del gelato, la glicemia era quattrocento, così mi sono molto agitata, ma la dottoressa mi ha detto "lei alla glicemia proprio non ci deve pensare, deve pensare solo a quello che gli può fare piacere, e se gli va il gelato lei gli dia il gelato". E' stato molto difficile per me da accettare, da anni questa della glicemia era una attenzione importante, quante cose si è negato per via della glicemia, ora non mi riesce Di restare indifferente, ma comunque piuttosto che niente, almeno il gelato lo mangia, l'ha mangiato, stamattina, e c'è questo di buono in quel posto lì, che tutto quel che vuoi te lo danno. Il mangiare, qualunque cosa a qualsiasi ora, poi mi hanno lasciato a dormire lì per le prime due settimane, poi mi hanno detto ora che ha visto che sta bene, che è accudito bene, forse è ora di lasciarlo a noi per la notte e di tornare a casa a dormire, perchè lei qui non dorme proprio, ed è vero, dottoressa, lui ha un letto col materasso antidecubito, di quelli con l'acqua, e ogni piccolo movimento fa un fruscio, swusc, ed io mi sveglio di botto, così le notti che ho passato lì non ho dormito un gran che, poi trenta euro per notte, si, compresa la cena e la colazione, ma ti fanno pagare trenta euro per notte per dormire lì, così ho pensato ora va bene, per una notte provo a lasciarlo solo, sono andata via alle undici di sera, e il mattino dopo alle otto l'ho trovato bello, pulito, lavato, riposato, sereno, forse neppure s'era accorto che mancavo, da allora dormo a casa.
Si, è incredibile come siano tutti gentili, tutti gentili nello stesso modo, così ho pensato questi hanno una scuola, insomma una scuola in comune, per comportarsi tutti così uguali, la Scuola della Gentilezza per Medici e Infermieri, tanto che alla fine ti sembrano pure finti, e oltre alla gentilezza c'è tutta quella luce, le vetrate, il giardino coi leprotti, vivi, sa?, che corrono qua e là, prendono da mangiare le insalate, e tutto così pulito. Però. Però, dottoressa, però le camere si vuotano così in fretta. Siamo già i più vecchi lì dentro e molte camere si sono vuotate più di una volta, si riempiono e si vuotano, e al mattino ti alzi e la camera accanto, ecco, è morto. Anche stamattina c'era un morto. Ecco, questo, è tremendo, tutta questa bellezza, ma il posto è questo. E tra qualche giorno toccherà anche a noi, di andarcene, di vuotare la camera, forse la prossima volta che le telefono sarà questo che le dirò.

7 commenti:

  1. peró, peró, prima o poi si muore.

    ed é impressionante che persino chi é appoggiato e supportato, anche istituzionalmente, e pure bene, faccia tanta resistenza ad accettarlo.

    "casualmente" il tuo post arriva nell'imminenza del mio trasferimento ad un centro di cure palliative, come medico ("pentito" e *gentile*). grazie per l'ennesimo spunto per la riflessione.

    sara

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  2. sara, carissima, che piacere sentirti. ecco, vedi, la cosa che mi sconvolge sempre è la cecità, non solo della signora col marito in hospice, ma di tutti. Taglia queste due frasi, solo queste ultime "Ecco, questo,è tremendo, tutta questa bellezza, ma il posto è questo. E tra qualche giorno toccherà anche a noi di andarcene". E' la descrizione del nostro mondo, della nostra vita.

    Verrai a Perugia in novembre? Mi piacerebbe conoscerti di persona. Baci

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  3. Eh, sara, una cosa colpisce sempre tra le impressioni dei pazienti: sono contenti della gentilezza, ma la sentono, che stona, tutta equesta gedntilezza. La Scuola Della Gentilezza per medici e Infermieri, l'ha definita la signora. Ha sentito, in qualche modo, che la Gentilezza andava a coprire l'impotenza. Sembrava quasi che stesse per dirmi: ma sto cazzo di gentilezza, è vera o imparata? viene dall'essere della persona o da un addestramento lavorativo? ci debbo credere, o debbo capire che è solo una tattica per aiutarci a morire senza agitarci troppo?

    La gentilezza, l'oppio dei pazienti.

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  4. e lo sai, che io non sono mica sgarbata. Sono cortese, corretta. La differenza? la gente la sente, la differenza, quindi c'è. La gentilezza invade, la gentilezza appiccica. Il garbo, invece, non appiccica, ma rispetta, Lascia intatto lo spazio intorno a loro, non baratta approvazione contro similaffetto. Una cortesia distaccata consente alla gente di tenersi la sua intimità, la sua privacy, non pretende amicizia, non pretende sentimento di risposta. e se uno non è tenutp ad avere sentimenti per te ha la libertà di dispiegare nello spazio tra voi una comunicazione che si rifletta e gli ritorni non contaminata. Insomma, bisogna dargli un setting psicoterapico, non la "gentilezza". E io PRETENDO che un medico capisca la DIFFERENZA.

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  5. Dott. vieni a Perugia a novembre?

    Io praticamente ci abito e mi farebbe piacere conoscerti.

    Linda

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  6. E io, che sono MEDICO, insomma io PRETENDO che un medico capisca la differenza tra l'idea che il "sano" della morte e l'idea di chi sta per morire. Io l'ho vissuta da molto vicino la sensazione di stare sul punto di morire, più vicina che quella che vedo negli occhi dei pazienti. Così vicino alla morte non ce e ne frega niente della cortesia. Vogliamo qualcuno che stia PIU' vicino, perché abbiamo paura. Tutti abbiamo molta paura. La paura non ragiona così razionalmente. Forse la cortesia e il distacco servono a proteggere te da loro, cara collega. Dalla loro paura. Dalla tua impotenza. Se non hai più armi allora devi dare al morente solo quello di cui ha bisogno, non quello che ritieni sia meglio. Non spetta più a te decidere, solo capire. Se vuole menzogne rosee, o affetto finto, o silenzio distaccato, sarà quello che gli dovrai dare. Hai giurato.

    Francesca, da Udine

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  7. francè, che ti debbo dire? l'amore lo debbono dare i parenti e gli amici, loro si, il medico deve fare il medico, a parte i bambini, quelli è un altro discorso. Non è proprio possibile fare la mamma di ogni paziente, o la figlia, o la sorella. La cortesia, è molto. La correttezza, pure. E' un arghomento su cui ritorno spesso, anche qualche settimana fa. Poi ognuno ci legge quello che vuole, quello di cui ha bisogno, questo te lo concedo. Poi il paziente non lo lasci mai solo, anche questo è vero, ma da medico, non da persona cara. I ruoli sono diversi, non c'è pezza.

    Baci

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