venerdì 2 marzo 2007

IL  PARERE DI UMBERTO



Sul blog di Sambigliong  si parla di editor. Grazie del link, Sambigliong, a proposito, ne sono lusingata, ma la cosa che mi piace trovare da te è l'abbondanza di spunti che innescano nella mia mente una cascata di ricordi, idee ed epifanie. Così sentite questa, signori. Quando  Untitled mi ha chiesto di scrivere un libro, e io gliel'ho scritto,  lei mi ha rivelato  l'esistenza di un signore con le forbicette che ha proposto tutta una serie di tagli che hanno fatto diventare le mie centosessantamila batturte un pochino più di centomila. La cosa non mi è dispiaciuta, ma neanche piaciuta, nel senso che mi ha colto impreparata, l'ho vissuta come una esperienza nuova, ora ve lo dico, io sono modesta in realtà, nonostante la mia aria  altezzosa, ho pensato questi ne sanno più di me, va bene così, e, siccome sono lentona, e anche ho delle strane idee sulla importanza dell'elaborazione inconscia, ho lasciato che la mia testa ci lavorasse da sola, la notte, o mentre crivello un campo minato. Ho lasciato lì.


Poi Umberto ha letto il libro e mi ha scritto. La lettera è nel pc di casa, quindi non posso virgolettarla, ma se vi fidate della mia memoria, diceva così. Cara Cecilia, ho letto il libro, è bello, ma non mi è piaciuto. Cosa hai fatto? sei stata tu o l'editor? non è il tuo modo di scrivere, non è quello dei racconti che leggiamo ogni mese su Memento (nota: è la rivista del Mensa Italia). Guarda, mi sembrava strano avere questa impressione, così li sono andati a rileggere tutti, ed ho trovato "Il piccolo Andrea", forse mi era sfuggito, non so, ma ho pianto leggendolo, e sai che mi commuovo spesso leggendo quel che scrivi, il che non è poco per uno come me. Il tuo editor non avrà tagliato qualcosa di importante, qualcosa di tuo, oltre alle ripetizioni, come dici, e alla retorica? Non avrà tagliato la tenerezza?


Umberto non è un letterato, è un pilota in pensione, e un lettore, uno di quelli che sostengono l'editoria italiana. Ma soprattutto mi conosce. Abbiamo condiviso delle felici sbornie, con la sua magnifica Sandra, e quando si beve un po' troppo insieme, non ci si nasconde molto gli uni agli altri. Bisogna quindi credergli, anche senza spiegarsi il perchè delle sue impressioni.


Poi arrivano le pagine  di Remo e gli spunti sull'editor si e no, e i link, e io leggo, e ripenso a Umberto e mi chiedo. Mi chiedo.


Non c'è la mia tenerezza nel libro. Forse non c'è perchè io non ce l'ho messa, o forse era dentro le sessantamila battute che sono finite da qualche parte, limate, sforbiciate, via.


La tenerezza non piace? Non vende? O non è conforme all'idea di donna moderna che ci viene offerta, propinata, e infine imposta?


La tenerezza piace a Umberto. Forse piace anche a me. Ma so che mi è piaciuto anche il libro asciutto, secco, un po' rigido che infine è stato stampato.


Io non sono mica una vera scrittrice, sono solo un medico di famiglia che aveva bisogno di raccontare delle cose, che ha ancora bisogno di raccontare delle cose. Raccontare significa qualcosa di diverso dallo scrivere un libro. Significa intanto essere almeno in due. Io racconto a qualcuno, per qualcuno, da sola che mi racconto a fare? Per questo raccontare la metà di quel che vorrei, ma con qualcuno che ascolta, ha senso, mentre dire tutto quanto senza avere difronte nessuno non ne ha del senso, non per me. Questo, io credo, mi rende diversa da uno scrittore di quelli veri, che dopo aver confezionato un'opera d'arte (questo è quel che loro fanno, diversamente da me) hanno espletato la loro missione pure se quell'opera restasse nel cassetto per decenni, per sempre. La creatività non necessariamente abbisogna d'uno sguardo altrui per essere completa.


E per questo la questione dell'editor per me non si pone o si pone in maniera diversa.


Però da adesso, grazie a Sambigliong,  continuerò a pensarci. Là sotto, nelle acque paludose e formicolanti di batteri della mia mente inconscia, dove i miei giudizi si formano, le mie decisioni si prendono, lontano dalla luminosa luce della parola in cui verranno riversati solo alla nascita, nel sollievo esplusivo del parto.

14 commenti:

  1. i libri untitled hanno tutti un numero di pagine che non supera le 120 più o meno. Da questo, credo, è dipeso il taglio. A me Anna ha modificato poco, ma prima di spedirle i racconti avevo corretto e ricorretto decine di volte. Lei mi ha proposto qualche modifica (di parole non di frasi). Alcune le ho accettate perché mi sono sembrate migliori di quelle che avevo scelto io, altre le ho rifiutate spiegandole la ragione. E quelle sono rimaste.

    (misteri di splinder: ora ha ripreso a funzionare).

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  2. Arrivo qui proveniente dal blog di remo, conosco le Untitled e non mi piace come lavorano.

    Quando ci fu la presentazione del libro di Demetrio Paolin ( che è un amico) faccemmo notare che la scrittura risultante sul testo, che in qualche modo, doveva essere fedele a quella svelta ed immediata per il web, era stata ampiamente snervata e mutata per ammisione dello stesso Demetrio.

    Invece a quanto pare SiciliaL ha avuto poche manomissioni.


    MarioB.

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  3. Ciao a tutti.

    Non capisco perché tralasciate un fatto importantissimo, e cioè che i libri di cui parlate non esistevano, prima - neppure il tuo, capsicum, esisteva, e sai benissimo che non c'è stato nessun "signore" a operare tagli: c'è stato solo nicola, all'inizio, al quale ho fatto leggere i tuoi primi racconti, e al quale ho chiesto qualche impressione da lettore - sui quei racconti e soprattutto sul tuo blog. Poi credo che ogni piccolissima variazione da noi proposta al testo del libro (del libro "nessuno a cui parlare", dico, non della raccolta di racconti a cui si pensava in precedenza...) sia stata concordata con te (come con ogni autore) fino all'ultima virgola.

    Piuttosto mi viene da pensare, capsicum, che ti abbia colpito la perplessità del tuo amico, ovvero di una persona che già ti aveva letta in occasione di altre pubblicazioni. Il tuo libro non rispondeva alla sua "abitudine",- e forse neanche alla tua. Ma ripeto, è stato un libro nuovo, che hai scritto a partire da un certo punto in poi, per la nostra collana e dietro nostro invito e nostra sollecitazione. L'unica cosa che mi sento di dire è che sì, la nascita di un libro fatto in quel modo (cioè meno conciliante, meno "dolce" del tuo solito) è stata da noi indotta, al limite forzata. Tu sai bene che questo era il gioco (un po' violento, certo, ma dichiarato) che hai accettato di giocare - nondimeno, mi interessa molto questo tuo senso di estraneità "indotto" a posteriori da un tuo lettore abituale. Ci rifletterò, ci rifletteremo.

    Anna (Untitl.Ed)

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  4. ah: a mario vorrei dire che non sta scritto da nessuna parte, che la scrittura del libro di un blogger debba essere "svelta e immediata come quella per il web" - se così fosse non avvertiremmo nessuna necessità (parlo per noi editori) anzi meglio nessun desiderio, di "commissionare" un libro nuovo a una precisa persona. Perché avremmo dovuto farlo?

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  5. si, Anna, quello che dici è vero, assolutamente e tutto, e anche quello che ho detto io è vero. E confermo che il libro mi piace, e che potevo rifiutare i tagli, ma non l'ho fatto. Mi sono fidata. Mi sono fidata fidata fidata. E mi fido anche adesso, tanto per sgomberare il campo da incomprensioni e permali futuri. Però. Ti ricordi quando ti dissi che mi bruciava scoprire che dietro le quinte dell'editing c'erano discussioni a cui io, come gli altri autori, non ero ammessa? ti ricordi che ti dissi che mi sentivo tagliata fuori, offesa quasi? Quando alla presentazione di Trieste vi ascoltai vantarvi del lavoro collettivo della redazione, della discussione tra voi, discussione SOLO tra voi, quando lessi sul sito la trascrizione della telefonata che preparò la telefonata fatta a me? Anna, tu allora non lo sapevi, ma a me basta chiederle le cose, non è necessario manovrarmi come un burattinaio i suoi pupi. Basta chiedere. Dicendo apertamente dove vuoi arrivare e perchè. Se non lo fai apertamente, io debbo pensare che hai un motivo per agire in modo, diciamo così, sotterraneo. Motivo? Hai paura di discutere con me? No, non è questo, sono sicura, sono solo abitudini. Che io rispetto, Anna, sia chiaro, perchè senza di te non l'avrei scritto Nessuno a cui parlare. Solo prendo atto che il mio rispetto per te e il tuo per me non sono simmetrici. Tu mi rispetti ma non mi rendi partecipe di tutto, io invece si. Anche adesso, sfacciatamente ti dico tutto, ti REGALO TUTTO, e ti lascio a digerire i dubbi, gli stessi dubbi che mi vengono, gli interrogativi che mi pongo, senza nessun secondo fine, ma solo con l'intento di capire, di capire il meccanismo ed il risultato, perchè capire serve per il futuro, per la prossima volta che faremo le stesse cose. Quando forse potremo farle meglio, se ci avremo riflettuto sopra. Hai detto ci rifletterò e ci rifletteremo, ma in quel noi, sono sicura, non intendevi metterci anche me. E' questo che mi fa sentire a disagio, solo questo.

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  6. Ah, a proposito, Mario, però il Pasto Grigio, quant'è bello, non è vero? letto indipendentemente da tutto, letto da solo, non è uno straordinario piccolo bellissimo libro? allora siamo grati per questa cosa. Baci Capsicum

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  7. Oh, Anna, mi spiace molto sapere che Nicola non è un signore. Avrei detto il contrario. Ne aveva tutta l'aria. ;) Baci

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  8. Ho detto:

    "doveva essere fedele a quella svelta ed immediata per il web"

    cioè come spesso si improvvisa sul web dove la scrittura è, il più delle volte, improvvisata, svelta pure scorretta e va bene così;

    quindi per me è inutile aggirarsi per il web a cercare scrittori a cui mutare le scritture o fare i correttori o gli sforbiciatori

    Per di più può darsi che il Pasto nudo di Demetrio fosse meglio prima delle correzioni:

    può darsi dico.


    MarioB.

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  9. si, mario, questa è la domanda, ma è mal posta. Meglio o peggio non è questa la questione. Diverso, questa è la questione. e mi piacerebbe leggerlo, il pasto nudo, e decidere da me. Ma sono una curiosa patologica, lo sanno tutti.

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  10. ma non è meglio parlare con l'autore, piuttosto che mettere delle foglie di fico su delle parti nude?

    io sono contento di sapere che puoi scrivere in modo diverso da come ti leggo. ciao! andr

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  11. chiamato in causa rispondo.


    il pasto grigio non avrebbe visto la *luce* senza la stretta affettuosa di erica. Io, il pasto grigio, non volevo scriverlo. Quindi non è questione di editing, devo dire che nel mio caso è stato veramente minimo, ma è questione - per me - di dire: demetrio tu hai sta storia dentro, ne parli continuamente, e scrivila... e erica ha fatto con me così.

    Per mutuare una bella definizione di Miller io ero incinto del pasto, ma erica si è seduta sulla mia pancia perché io mettessi fuori quelle pagine.


    ecco.


    ciao


    d.

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  12. si, demi, è come dici tu. ed è questo che intende anna quando dice quei libri non c'erano. anche per me è stato così. la mia curiosità, che è una curiosità patologica, lo confermo, sarebbe quella di analizzare il come, di capire una cosa che so che esiste ma non ti riesco a piegare. ha a che fare con l'uno nessuno e centomila. insomma voglio ritrovare il confine tra l'onda e la sabbia e decidere dove c'è solo onda e dove solo sabbia. Io sono l'onda, batterei diversamente su una spiaggia di sabbia, di sassi, uno scoglio. Batterei diversamente se oggi fosse diverso il vento. Questa è una cosa che ha a che vedere con come sono io, ma non è tutto. Poi per te l'editing è stato minimo, per alice pure, per llu nullo. Sono solo io che rimpiango certe frasi come "sei mesi. era in pensione da sei mesi" o un discorso sulle stagioni scandite dai doni vegetali, o "ma d'amore?" e altre piccole cose che sul momento mi sembrò indifferente che ci fossero o no, e ora rileggo il libro e dico: qui c'è un buco. Bada bene, c'è per colpa mia, perché evidentemente non ero riuscita a rendere significanti quelle frasi, a metterci dentro quel significato che io sentivo,tanto da comunicarlo a chi leggeva, da rendergli evidente la brilllante realtà ch'era per me. La prossima volta, se ce ne sarà una, farò meglio, prometto. Capsicum dall'account del giovane Aton

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  13. è interesante, questo confronto.

    Credo che per le editrici Untitl.Ed sia importante continuarlo, senza averne paura (e non credo proprio che ne abbiano)

    E' la prima volta che leggo della loro esperienza descritta così, da "questa" parte.

    Mi pare importante

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  14. forse non si nota molto, ma si è continuato, in effetti

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